Marsala, una centrale dello spaccio della droga in piazza Carmine. Chiuse le indagini
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La Procura di Marsala ha chiesto di processare i presunti componenti di un’organizzazione criminale accusata di avere gestito lo spaccio della cocaina nella città lilybetana.
L’indagine è della polizia ed è quella che lo scorso 10 aprile è approdata in quattro arresti (due in carcere e altrettanti ai domiciliari) e dieci denunce a piede libero.
Un’inchiesta avviata ai primi del 2017 dal Commissariato di Marsala e dalla Squadra Mobile di Trapani. In aprile, sono stati rinchiusi in carcere i fratelli Alessio e Vincenzo Sparla, rispettivamente di 33 e 36 anni, mentre agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico sono stati posti Nicolò Titone, di 49 anni, e Ignazio Mannone, di 29, nato a Marsala, ma residente a Favignana. Titone e Mannone sono, poi, tornati in libertà, ma con obbligo di dimora entro i confini dei rispettivi comuni di residenza.
Di recente, inoltre, i fratelli Sparla, prima Vincenzo e poi Alessio, su istanza dell’avvocato difensore Luigi Pipitone, hanno lasciato il carcere di Trapani per gli arresti domiciliari. La polizia ha scoperto che a Marsala gli Sparla avevano preso in affitto un’abitazione in piazza Carmine per adibirla a “centrale di spaccio”. Si è, poi, scoperto che erano “tra i principali approvvigionatori di cocaina sulla piazza di Marsala”. Inoltre, attraverso una rete di fiancheggiatori e di pusher, gli Sparla avrebbero rifornito di droga anche l’isola di Favignana, contando sulla collaborazione di Ignazio Mannone, che in aliscafo avrebbe trasportato eroina sull’isola. Tra gli altri fornitori del Mannone vi sarebbe stato anche il pluripregiudicato Nicolò Titone, che ha precedenti specifici, ma anche per reati contro il patrimonio e in materia di armi. Nicolò Titone è fratello minore di Antonino Titone, detto “Bacareddra”, superkiller di Cosa Nostra marsalese ucciso il 14 marzo 1992 nella zona di “Porticella” da un gruppo di fuoco della “Stidda”. Nell’abitazione di Vincenzo Sparla, in contrada Colombaio Lasagna, la polizia ha trovato una pistola Beretta calibro 7.65 completa di munizioni. L’arma, detenuta illegalmente, era nascosta in camera da letto. Gli altri nove per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio sono Giacomo Orto, 33 anni, residente in contrada Giardinello, Enzo Massimiliano De Vita, di 39, Salvatore Ruben Rizzo, di 25, originario di Pantelleria, Fabrizio Stabile, di 27, Vincenzo Cudia, di 28, Damiano Francesco Romeo, di 32, Gaetano Zizzo, di 44, Jessica De Vita, di 24, e Daniele Crimi, di 38. Quest’ultimo è accusato di favoreggiamento, per avere detto, secondo l’accusa, a Giacomo Orto di “tenere gli occhi aperti” perché aveva visto alcuni poliziotti “armeggiare” vicino la sua auto. Jessica De Vita è accusata di “concorso morale” nell’attività di spaccio di Orto. A difendere gli imputati, oltre a Luigi Pipitone, sono gli avvocati Chiara Bonafede, Daniele Angileri, Gianpaolo Agate, Giovanni Gaudino, Alessandro Carollo, Francesca Frusteri, Stefano Pellegrino e Gaspare Sammartano. Davanti al gup Francesco Parrinello, l’udienza per discutere sulle tredici richieste di rinvio a giudizio si terrà il prossimo 7 novembre.
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