06/11/2019 07:00:00

Finisce in Procura il caso del trasloco della sede dell'Esa a Marsala

 Finisce in Procura il trasloco della sede marsalese dell’Esa (Ente di Sviluppo Agricolo), da anni al secondo piano del palazzo all’angolo tra le vie Stefano Bilardello e Roma.

Una denuncia è stata, infatti, presentata alla sezione di pg della polizia municipale. E a presentarla è stato un dipendente tecnico dell’Esa, Diego Renda, che si è recato in Procura nella qualità di rappresentante sindacale della Fsi-Usae.

Renda ha spiegato che dopo una mail con cui il 7 ottobre il dirigente del servizio meccanizzazione dell’Ente di sviluppo agricolo, Franco Greco, preannunciava interventi finalizzati al trasloco, la mattina del 9 ottobre si sono presentati due uomini che affermavano di essere operai tecnici incaricati delle operazioni preliminari al distacco dei nove climatizzatori dell’ufficio.

Questi, dichiara Renda nella denuncia, “hanno proceduto a tranciare dei tubi che collegavano i climatizzatori alla parete, generando conseguentemente la dispersione di gas all’interno degli ambienti di lavoro nei quali noi dipendenti ci trovavamo, costringendoci di fatto ad allontanarci al fine di non inalare le esalazioni provenienti dai climatizzatori, le quali, pur non essendo eccessivamente maleodoranti, si avvertivano comunque all’olfatto. Per quanto a mia conoscenza, nessuno dei presenti ha avvertito malesseri, ma solamente qualche fastidio a carattere olfattivo”. Il lavoro degli operai, si prosegue nella denuncia, si è protratto per circa un’ora e mezza. Anche se i climatizzatori sono rimasti ancorati alle pareti. A staccarli è stata, qualche giorno dopo,  una diversa squadra di operai. A metà ottobre, si sarebbero presentati alcuni “O.d.t.” (operai a tempo determinato) dell’Esa per lo “smontaggio completo” dei nove condizionatori, che con alcuni suppellettili sarebbero stati “caricati a bordo di un furgone cabinato di proprietà di uno degli operai”. Una settimana dopo, un’altra squadra di “odt” si è “presentata e ha prelevato alcuni mobili e carpette, caricando tutto su un furgone in sosta sulla pubblica via”. Il sindacalista chiede, quindi, alla magistratura di “valutare se sussistono eventuali profili di illiceità” correlati ai fatti esposti. Adesso, quindi, la palla passa agli inquirenti.