01/12/2019 06:00:00

Sintomi britannici di bipolarismo perfetto

Può esserci un luogo comune più vecchio e barboso di quello che classifica gli inglesi come un popolo di matti? Credo di no. Potenza dei pregiudizi, che nessun esame di realtà riesce a sradicare. Anzi, anzi... Prendiamo il caso veramente estremo verificatosi a Londra due giorni fa. Un terrorista dell'Isis, un vero energumeno con tanto di barba nera, nel bel mezzo del London Bridge estrae dalla giubba un coltellaccio e si scatena contro i passanti, mandandone due all'altro mondo e ferendone gravemente un'altra decina. In qualsiasi altra parte del mondo chi avrebbe osato, da solo e a mani nude, contrastare quel fanatico furioso? Ma qui siamo in Inghilterra. E perciò si fa avanti un uomo, tale James Ford (che nome esemplare: il perfetto analogo di un Mario Rossi italiano), e senza tante storie aggredisce l'aggressore, lo immobilizza, lo disarma, lo consegna ai poliziotti... che poco dopo lo uccideranno – non si sa bene perché – con una pistolettata.

Ebbene, voi pensate che la stranezza del fatto sia tutta qui? Ma quando mai. Qui siamo in Inghilterra, appunto. Naturalmente, l'impavido James Ford diventa subito l'eroe nazionale, e se lo merita davvero. Il premier Johnson lo addita a esempio delle più alte virtù, i notiziari lo esaltano, il suo nome è già quello di una leggenda vivente. Poi, all'improvviso si diffonde una notizia. Si stenta a crederlo: l'eroe nazionale è in realtà un criminale. Venerdì mattina si trovava sul London Bridge perché gli avevano accordato un permesso per uscire dalla galera. Nel 2004 James Ford aveva ucciso a sangue freddo una ragazza disabile, tagliandole la gola. Un atto di efferata crudeltà, di cui non era mai riuscito a dare una spiegazione.

Fermiamoci qui, per ora. Ma questa storia non vi ricorda qualcosa? Qualcosa che accadde proprio a Londra più di un secolo fa? Accadde, si fa per dire, perché in realtà non proprio di cronaca si trattò, ma di letteratura: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, il celeberrimo romanzo di Robert Louis Stevenson, edito nel 1886, che narra la storia di un uomo che al tempo stesso era il più perfetto esempio di virtù e il più efferato criminale. Insomma, il bisnonno di James Ford. E adesso ditemi se Londra e la Gran Bretagna non hanno davvero qualcosa di speciale. Ma ne volete altre prove? Non siete ancora del tutto convinti?

Lasciamo perdere le solite stupidaggini, come il fatto che gli inglesi guidano sulla sinistra, che fanno tutto all'incontrario, che non sanno fare il pane e nemmeno il formaggio, e altre amenità di questo stampo. E consideriamo la vicenda ben più seria della Brexit. È qui che purtroppo il bipolarismo perfetto dei britannici ha raggiunto il livello più alto della sua drammaticità storica. Ormai lo sanno benissimo: si sono infilati in un tunnel tremendo, e non sanno più come fare ad uscirne. Vorrebbero gridare al mondo che hanno commesso una gran corbelleria – e infatti i sondaggi danno ora per maggioritaria la volontà del remain – ma il meccanismo infernale che hanno avviato col referendum del 2017, e che ora il premier Boris Johnson cavalca con la stessa euforia suicida del dottor Stranamore a cavalcioni della bomba atomica, sembra condurli fatalmente verso un esito autodistruttivo.

Perfino il leader laburista Corbin, che in fatto di bipolarismo mattoide non è secondo a nessuno, deve essersi accorto ormai con evidenza della catastrofe incombente. Pochi giorni fa ha lanciato un grido di allarme: quando la Brexit sarà un fatto compiuto, ha ammonito, la Gran Bretagna rischierà di diventare una colonia degli Stati Uniti. È questa la vera mira del presidente Trump, ed è questo il fine delle multinazionali statunitensi che, a quanto pare, non vedono l'ora di papparsi perfino il glorioso sistema sanitario nazionale britannico, privatizzandolo e cancellando per sempre uno dei simboli storici del welfare europeo.

Tanti auguri, cari amici inglesi, gallesi e scozzesi. Siete un popolo magnifico, ma stavolta avete esagerato un po' troppo con le vostre mattane bipolari. Personalmente, mi piange il cuore al pensiero che la vostra isola si possa distaccare dalla nostra Europa, per andare alla deriva verso l'America. La Gran Bretagna fa parte dell'Europa, che lo vogliate o no. Per la sua storia, per la cultura, per tutto. Shakespeare scriveva i suoi drammi ambientandoli in Danimarca e a Verona. Perfino il nostro vino Marsala l'avete inventato voi. Non dovevate tirarci questo stupido scherzo. E chi se ne frega se da voi si guida dalla parte sbagliata della strada.

 Selinos