02/02/2020 06:00:00

Il sovranismo beffato da un umile virus

Negli ultimi giorni se ne sono viste di cotte e di crude sul fronte sovranista. Sarà stata la sonora legnata presa in Emilia-Romagna a mandarli fuori di testa, chissà. Oppure, al contrario, l'eccitazione smodata per il distacco definitivo della Gran Bretagna dall'Unione Europea, evento che li ha fatti andare in orgasmo fino a proiettare in estatici rapimenti i loro cervelli già infiammati da favolose visioni di confini sbarrati da muraglie di cemento, fili spinati e porti difesi da mine subacquee e batterie di cannoni.

L'ordine cronologico dei deliri non è ben chiaro. Ma se non erro, la prima a dar foera de mat è stata l'immarcescibile, la rapida ed invisibile Alessandra Mussolini, che da tempo s'era come squagliata nel nulla, e all'improvviso s'è risvegliata dal letargo, e ha sentito l'imperioso dovere di dire la sua sulla persona di Liliana Segre. Col finissimo senso dell'ironia che la contraddistingue, la fiera nipote del Duce ha insinuato il timore che la sopravvissuta di Auschwitz possa trasformarsi da “brava nonnina in strega di Biancaneve”. Capperi! Complimenti vivissimi madame Mussolini! La sua arguzia ci lascia a bocca spalancata, imbambolati come idioti col filo di bava che cola. E rende altissimo onore alla figura del suo povero nonno, l'illustre statista che con le sue leggi razziali del 1938 rese possibile la deportazione ad Auschwitz della temibile “strega Liliana”, e lo sterminio di tutta la sua famiglia, colpevole solo di appartenere alla comunità ebraica di Milano. Mi permetterei però di darle anche un suggerimento, signora nipote del Dux: se vedesse passare Liliana per strada, si munisca di una buona scopa – di quelle vecchie di saggina, ovviamente, come quelle delle streghe – e vada a spolverare il suolo davanti ai suoi passi. Compia questo buon servizio, per l'onore della Patria.

Sul crinale periglioso della pazzia, ecco poi esibirsi con sovranista disinvoltura il notissimo, acutissimo, arditissimo pseudofilosofo Diego Fusaro, fresco fresco della sua ultima sconvolgente scoperta: il corona-virus che sta terrorizzando il mondo “potrebbe essere”, secondo lui, un prodotto di laboratorio creato dagli Stati Uniti per bloccare l'impetuosa crescita economica e politica della Cina. Ma perdindirindina! Complimenti infiniti anche a lei, signor filosofo-untore, indefesso fabbricante di bufale, seminatore accanito di madornali cazzate della più bassa lega fantageopolitica immaginabile. I suoi mentori ideali, da Hegel a Marx a Costanzo Preve, si staranno rivoltando nelle loro tombe, all'udire gli echi delle sue strabilianti corbellerie.

E a proposito di bassa lega, eccoci poi all'ultima smargiassata propagandistica dell'immancabile Matteo Salvini. Anche lui ha voluto dire la sua sul dramma del corona-virus. E ovviamente non per abbozzarci sopra un qualsiasi straccio di pensierino sensato, ma solo per approfittare del clima di paura coi suoi soliti sistemi brutali. Se anche in Italia è arrivato il contagio, la colpa sarebbe, secondo lui, del “governo di incapaci” che non sa e non vuole difendere i nostri sacri confini. Punto e basta. Che dire? Applausi al formidabile ingegno. Che dire, se di fronte alla spudorata falsità di simili grossolane affermazioni possono solo cadere le mascelle a noi poveracci che sappiamo soltanto seguire le cronache, ed estrarre da quelle le deduzioni logiche più elementari?

E giunse infine la fatale mezzanotte del 31 gennaio. E in una piazza di Londra si vide il fantasma di Nigel Farage agitarsi forsennato nell'orchestrare su un palco una grottesca festa davanti a una folla in delirio che sventolava le bandierine del Regno Unito. Felici per la Brexit. Cioè per aver vinto la coppa del mondo della stupidità assoluta. Per avere realizzato il sogno, cioè l'illusione, di rinchiudersi nel loro piccolo castello di sabbia e cartapesta, che già minaccia di franare e disgregarsi per la rivolta degli scozzesi e per i problemi d'Irlanda, per le inevitabili ripercussioni dell'isolamento commerciale, e per le mire fameliche degli Stati Uniti, ansiosi di papparsi gli eredi dell'odiato re Giorgio e protesi nella logica trumpiana del divide et impera.

Tutti insieme, appassionatamente e sovranisticamente pazzi, in questo Capodanno lunare che vede come unico vincitore e assoluto campione globale lo stramaledetto virus di Wuhan. Lui solo ha capito, infatti, che al giorno d'oggi può dirsi sovrano soltanto colui che non conosce confini.

Selinos