C’è un’ipotesi alternativa alla trattativa Stato-mafia, come causa delle stragi del 1992.
E’ meno conosciuta al grande pubblico, meno famosa, meno raccontata in teatri e film. Certo, anche meno supportata da sentenze, ma c’è da un bel po’.
Si chiama “mafia e appalti”.
È la mappa del sistema tangentista siciliano, ancor prima che scoppiasse Tangentopoli a Milano.
Un’inchiesta in cui c’erano 44 indiziati.
L’ex generale Mario Mori, attualmente imputato in appello nel cosiddetto “processo Trattativa” si è sempre lamentato del fatto che la procura di Palermo non gli avesse dato le deleghe per proseguire quelle indagini, ma avesse emesso solo cinque ordini di arresto, consegnando però agli arrestati l’intero rapporto di 890 pagine con i nomi di tutti gli altri indiziati.
Inchiesta bruciata, quindi. E archiviata alla vigilia di ferragosto del 1992, a meno di un mese dalla strage di via D’Amelio.
Dopodiché, aveva aggiunto Mori già una decina d’anni fa, “invece di processare i mafiosi e i politici degli appalti truccati, è iniziato il processo contro i carabinieri”.
Ecco, se fossero due automobili, la “trattativa” sarebbe targata Palermo e “mafia e appalti” Caltanissetta.
Le procure di Palermo e quella nissena, nel corso degli anni, sembra si siano fatte la guerra in più di un’occasione.
E come abbiamo scritto in passato, l’impressione è che qualcosa del genere possa essere accaduta anche per l’arresto di Vaccarino quando, accusato di favoreggiamento alla mafia nell’aprile 2019, finì in manette insieme a due carabinieri, il colonnello Marco Alfio Zappalà della Dia di Caltanissetta e l’appuntato scelto Giuseppe Barcellona in servizio a Castelvetrano.
Secondo l’accusa, Barcellona avrebbe inviato a Zappalà un whatsapp con gli screenshot di un’intercettazione, il colonnello li avrebbe inviati a sua volta a Vaccarino e quest’ultimo, dopo averli stampati, li avrebbe consegnati a Vincenzo Santangelo (in passato condannato per mafia).
A prescindere dall’inconsistenza dell’intercettazione che arriva al Santangelo (il dialogo di due tizi convinti che lui, titolare di un’agenzia funebre, avesse fatto gratuitamente il funerale del pentito Lorenzo Cimarosa), Vaccarino e i due carabinieri sono stati trasformati da subito in “talpe di Messina Denaro”.
Ma, come emerge dalle intercettazioni dell’operazione, l’ex sindaco e Zappalà non lavoravano per fornire informazioni al boss. E nemmeno stavano cercando di farlo catturare.
Insomma, sembra che questa vicenda non abbia avuto a che fare con la latitanza del padrino di Castelvetrano, ma con qualcosa di più ampio: le stragi.
Il 16 aprile scorso, nel processo all’ex sindaco di Castelvetrano, oltre l’ex generale Mario Mori e Giuseppe Cimarosa, a Marsala è stato sentito anche il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci.
Che ha affermato che l’attività di Zappalà a Castelvetrano “non aveva nulla a che fare con la latitanza di Matteo Messina Denaro”. L’allora maggiore, proprio su sua delega, stava invece cercando “alcuni riscontri ad alcune dichiarazioni che aveva reso Vaccarino”.
Il dottor Paci si occupa del processo di Caltanissetta a carico del latitante per le stragi del ’92. Un processo che è una rilettura critica di ciò che è stato fatto in passato. Proprio come il “Borsellino Quater”, che ha acclarato il colossale depistaggio sulla strage di via D’Amelio, il ruolo di falso pentito di Scarantino e che ha “sostanzialmente affondato – afferma Paci a Marsala - la tesi del Borsellino uno e del Borsellino bis”.
“Scarantino non era l’unico falso collaboratore di cui ci si era avvalsi in passato – ha aggiunto -Quindi sotto questo profilo le... il teorema del professore Vaccarino è un teorema che va analizzato criticamente come tutto”.
E ha spiegato che “il professore Vaccarino avesse avuto a suo tempo diciamo dei contatti con dei Giudici della Cassazione, con dei Giudici in servizio presso la Suprema Corte. Che avesse avuto un scambio di lettere con il dottore Carnevale. Tutto questo insomma richiedeva un approfondimento e devo dire che Zappalà andò a Castelvetrano e credo che proprio non trovando questo... perché era materiale che non si trovava, e credo che proprio Vaccarino gli offrì questo materiale, questo lo ricordo”.
A conferma di quanto dichiarato da Paci, c’è un’informativa dell’aprile 2018 dei carabinieri del Ros che si sono occupati delle ultime indagini su Vaccarino, relative a questo processo di Marsala, in cui scrivono che l’ex sindaco “aveva contatti diretti con la magistratura, con cui proponeva di collaborare, adducendo di essere in grado di fornire delle informazioni per le indagini condotte dalla procura distrettuale della Repubblica di Caltanissetta sulle stragi di mafia che, secondo l’indagato, sarebbero state decise a Castelvetrano”.
Nella stessa informativa, c’è dell’altro.
L’8 giugno del 2017, Vaccarino chiama Zappalà via Whatsapp.
La Cassazione aveva appena appena respinto il ricorso della procura di Palermo, assolvendo definitivamente l’ex generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu dall’accusa di favoreggiamento aggravato alla mafia, per il mancato blitz di Mezzojuso. Nessuna volontà di favorire la latitanza di Bernardo Provenzano.
Zappalà: E’ andata?
Vaccarino: Sì, come no…
Zappalà: Sentenza?
Vaccarino: Come? Si… ma, non hai, non hai idea come…
Zappalà: Dimmi…
Vaccarino: Eh… smontando totalmente… come dire: ma che state facendo a fare ancora sto processo sulla trattativa a Palermo… che è una cosa assurda…
Zappalà gli risponde che “finirà tutto in una bolla di sapone”, che è “scandaloso… hanno fatto 20 anni di carriera, hanno fatto, cani e porci! Fossero questioni che anche se ci ascoltano non me ne fotte un cazzo…”, “in sette anni hanno mangiato cani e porci… carriera e molti sono andati pure in pensione da ultra premiati”.
Poi Vaccarino si lamenta con Zappalà del fatto che ancora nessuno avesse preso l’iniziativa di sentire un testimone che avrebbe potuto dare delle informazioni su quella riunione del 1991 a Castelvetrano. Riunione organizzata da Matteo Messina Denaro, alla presenza di Totò Riina, in cui si sarebbero decise le stragi.
E quando Vaccarino ipotizza di metterli “davanti al fatto compiuto”, Zappalà dice di no, che bisogna fare in un altro modo, che bisogna cambiare strategia, che è una mossa molto rischiosa, che e che oltre un certo livello “ci andiamo solo a perdere”.
“Ci ho pensato bene… per tutelarmi e tutelarti… e tutelarci quindi, lo devo fare in un altro modo perché… Antonio – dice Zappalà intercettato – siamo soli… siamo soli contro tutti e tu ne sai qualcosa… che io…”
La strategia di cui parla il colonnello è stata cambiata? Oppure è stata fatta quella mossa molto rischiosa? Il loro arresto è indirettamente legato a quel rischio?
Infine Paci parla anche del “controverso” pentito Vincenzo Calcara e dell’infondatezza delle sue dichiarazioni, in base al fatto che “non fosse un pentito autogestito”, ma che “potesse essere stato etero diretto” e che qualcuno avesse strumentalizzato le sue dichiarazioni, “che poi avevano portato anche all’arresto di Vaccarino (operazione Palma del 1992, ndr).
“Calcara – dice inoltre Paci - oggi rivendica il diritto di andare a processo per testimoniare contro Matteo Messina Denaro, che lui non toccò mai con le sue dichiarazioni”.
Un’inversione che il magistrato nisseno ha giudicato “assai strana”.
Egidio Morici