30/06/2020 06:00:00

Marsala, Giuseppe Spada: "Il 1° luglio riprende l'attività giudiziaria, attendiamo ancora le direttive" 

 Giuseppe Spada avvocato e presidente dell’ordine degli avvocati di Marsala. Vivete un momento di grave difficoltà. Siete tra le vittime principali del Covid e delle misure che ci ha imposto. E’ così?

Assolutamente sì, l’avvocatura nazionale sta accusando non solo l’emergenza Covid attuale, ma è preoccupata per le prospettive di ripresa che dovrebbero dare più certezze, visto che dal 1° di luglio si parla di una piena ripresa dell’attività giudiziaria, ma in realtà ancora attendiamo di ricevere le direttive, per poter riprendere un’attività nel pieno delle funzioni e soprattutto con delle modalità chiare che ancora non ci sono state comunicate.

Sono tanti i disagi. Le cancellerie sono un po’ aperte e un po’ no. Le udienze a volte vengono rinviate e a volte no e, soprattutto, c'è la diversità di regole da tribunale a tribunale.

Con il primo decreto che dava le indicazioni ai capi degli uffici giudiziari dell’organizzazione dei relativi uffici di appartenenza, si è creata una situazione, diciamo così, a macchia di leopardo, con un capo ufficio ha tenuto conto nel disporre le proprie direttive della situazione che da Regione o da distretto a distretto si è venuta creare. Questo ha comportato una serie di differenze dal punto di vista tecnico operativo che sarebbe stato meglio evitare con un provvedimento unico nazionale e uniforme. Faccio un esempio pratico. E’ antipatico per un avvocato di Velletri debba avere delle regole completamente diverse rispetto agli avvocati di Sciacca, e la questione è diventata paradossale, quando all’interno di uno stesso distretto c’erano dei tribunali con regole diverse. Purtroppo si è declinata la responsabilità degli accessi negli uffici ai capi degli uffici. Sarebbe stato molto diverso se i capi degli uffici non fossero stati investiti da questa responsabilità.

E’ un po’ la stessa cosa che avviene nella scuola, dopo mesi di commissioni, riunioni e annunci e poi il ministro ha detto, ogni preside si organizzi come vuole, chiaramente esponendosi e avendo poi la responsabilità di quello che accade.

Ritengo che tutto ciò non sia corretto. Questo comporta un ulteriore stress al capo dell’ufficio che non solo deve occuparsi degli aspetti organizzativi che già sono impegnativi, ma anche delle responsabilità che non sono cose da poco.

Avvocato Spada, il ministro Bonafede ha parlato della sospensione feriale, dicendo, sospendiamola così gli avvocati possono recuperare. Glielo spieghi al ministro che il lockdown non è stata una vacanza.

Lei sfonda una porta aperta. Sono stato sin dall’inizio un avversario del concetto, sin da quando è stata posta l’attenzione sulla sospensione feriale. Intanto perché non può essere concepita come un periodo di ferie, la sospensione feriale è un periodo, chiamiamolo così, di riorganizzazione degli uffici, ma anche degli stessi uffici legali. Tra l’altro non è vero che nel periodo feriale non vengono trattate cause, ma vengono trattate tutta una serie di cause con carattere urgente che assolutamente non bloccano l’attività giudiziaria. La sospensione feriale concepita come funzionale al buon funzionamento degli uffici, in questo momento potrebbe rappresentare una iattura, considerato che il periodo di Covid non è stato un periodo di ferie. Molte attività si sono svolte ma in maniera disagevole. Il problema dovrebbe essere affrontato in maniera più organica e più strutturale. Quello che oggi è il problema e che viene affrontato se non da lontano, sicuramente non in maniera centrale, è quello delle risorse. Si è creata una sorta di guerra interna negli uffici tra avvocati, uffici, magistrati, che in realtà sono in difficoltà tutti. Perché lavorare al di fuori dei locali dei locali dei tribunali, anche per ragioni tecniche è difficile. I parametri di protezione di tutela del sistema di gestione digitale della giustizia non può essere accessibile all’esterno. Quando nel giro di poche ore si decide di far accedere dall’esterno al sistema della giustizia italiana è naturale che ci siano delle difficoltà. I dipendenti hanno fatto un lavoro eccellente, facendo più degli orari consentiti, ma è anche vero che capitava che chiamando al centralino, questi non era in grado di assolvere a tutte le richieste.