Reddito di cittadinanza, aumenta la spesa ma non i posti di lavoro
Il reddito di cittadinanza costa sempre di più e non crea lavoro. La misura dei Cinquestelle durante l'emergenza sanitaria ha visto crescere la platea dei percettori (raggiunte 1.089.760 famiglie per un totale di 2,7 milioni di persone coinvolte) mentre nessuno chi ha sottoscritto un contratto di lavoro in questi ultimi tre mesi è rimasto al palo.
65 mila hanno firmato un contratto e appena il 18 per cento di questi oggi ha un lavoro a tempo indeterminato. Il Covid non ha aiutato visto che da gennaio a oggi, sempre stando agli ultimi dati disponibili, appena 25 mila percettori hanno iniziato a lavorare. Pure la quota dei cosiddetti patti di servizio sottoscritti dai percettori, senza i quali non è possibile iniziare la ricerca di un impiego, è decisamente al di sotto delle attese: se ne contano poco più di 300 mila, il che significa che due terzi dei percettori ritenuti idonei a lavorare (in tutto sono 1.068.617) finora è riuscito a dribblare i famosi navigator.
Il numero dei nuclei percettori, progressivamente aumentato fino a raggiungere a giugno quota 1,1 milioni, risulta in crescita del 7% rispetto a gennaio. Le famiglie in possesso della card si concentrano nelle regioni del Sud e nelle isole, dove raggiungono il 62% del totale, seguono le regioni del Nord con il 23% e infine quelle del Centro con il 15%. È incrementata di conseguenza pure la spesa per il cavallo di battaglia dei pentastellati: a giugno la misura è costata 600 milioni di euro, 200 milioni in più rispetto a un anno fa. Di questo passo nel 2020 l'aiuto eroderà circa 7 miliardi di euro, una cifra in linea con le previsioni iniziali. Quanto all'importo medio versato agli aventi diritto è pari al momento a 559 euro, ma ci sono ancora oggi 400 mila famiglie che ricevono meno di 400 euro al mese.
Però il reddito di cittadinanza cammina ormai su una gamba sola, perché combattere la povertà è un discorso mentre trovare lavoro ai disoccupati è tutto un altro paio di maniche. E i navigator? In smart working dall'inizio dell'emergenza innescata dal coronavirus, privi dell'app promessa dal presidente dell'Anpal Domenico Parisi che doveva incrociare domanda e offerta di lavoro e di cui si sono perse le tracce, calcolatrice alla mano i tremila assistenti hanno trovato un'occupazione finora a una ventina di beneficiari a testa. Da una nota statistica interna dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro emerge tuttavia che i tutor hanno supportato gli operatori dei centri per l'impiego nell'attività di presa in carico di 326.461 beneficiari del reddito di cittadinanza per la stipula del patto di servizio, di cui 25.862 nel mese di maggio.
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