Alle Orestiadi di Gibellina un omaggio a Leonardo Sciascia
Prosegue il racconto di sogni, di Sicilia e di cinema alla 39^ edizione delle Orestiadi di Gibellina: venerdì 24 luglio (ore 21,15 - Baglio di Stefano) va in scena l’omaggio delle Orestiadi a Leonardo Sciascia e al felice rapporto che la sua scrittura ha avuto con il cinema. Si parte con l’atto unico “Gioco di Società” (spettacolo in anteprima, ideato per il Festival Orestiadi 2020), con Silvia Ajelli e Luigi Maria Rausa e si prosegue con il racconto “Un caso di coscienza” letto da Paolo Briguglia. Le musiche dal vivo saranno eseguite da Gianni Gebbia.
Questo particolare omaggio a Leonardo Sciascia e al cinema che è stato ispirato dalla sua scrittura, è concepito a partire da due opere narrative dello scrittore, che come tante altre furono alla base di opere cinematografiche. “Gioco di società” e “Un caso di coscienza”, due racconti tratti da “Il mare colore del vino”, la raccolta pubblicata da Leonardo Sciascia nel 1973, proprio dopo il successo dei due film omonimi (“Gioco di società”, 1971; “Un caso di coscienza”, 1970), i cui racconti originali alla base dei film vennero “molto richiesti in libreria” da quei lettori che avevano visto i film e per questo ripubblicati, come scrive lo stesso Sciascia nella nota conclusiva del libro.
“Gioco di società”, atto unico, già messo in scena al Festival di Spoleto nel 1985, è un dialogo a due: un sicario entra in casa della sua vittima designata, una donna che inspiegabilmente lo sta aspettando, e invece di ucciderla, secondo il piano, resta incastrato in una conversazione che la donna astutamente conduce come in un gioco da salotto, pur essendoci di mezzo un delitto. È un “giallo” di grande intensità, in cui si viene catturati come in un gioco di società, appunto, ma che alla fine si rivela essere un gioco di sopraffazione coniugale, un gioco di morte e di potere. Anche in “Un caso di coscienza” la vicenda si svolge tra le pieghe di un matrimonio, ma non si tratta di un vero e proprio “giallo”, mancando il delitto criminale, quanto piuttosto di un’indagine intorno a un misterioso tradimento. Di “Un caso di coscienza” non esiste un adattamento teatrale autorizzato e per questo verrà fatta una lettura scenica del racconto. Tra l’atto unico e il racconto, una performance musicale di Gianni Gebbia accompagnerà le immagini di un inedito omaggio ai film tratti dai libri di Leonardo Sciascia.
Ancora la Sicilia al centro dello spettacolo di Fabrizio Ferracane, “Orapronibis” di Rino Marino, previsto per sabato 25 luglio (ore 21,15 - Baglio di Stefano).
Un pover’uomo, un residuo d’umanità “malata”, in una dimensione onirico-allucinatoria, al cospetto di un alto prelato (incarnato dalla muta immobilità di un fantoccio), scioglie un lamento disperato, che si alza come una preghiera profana, in un siciliano arcaico, attraverso le poste di un rosario dolente e sarcastico, che si fa violenta invettiva, spietato atto d’accusa alla corruzione e al “sacrilegio” del potere ecclesiastico, fino a culminare nella tragica rievocazione di un’esistenza misera e marginale, in una struggente antitesi tra sogno e realtà.
Allo spettacolo collaborano Gianluca Giambalvo (assistente di scena), Liborio Maggio (assistente scenografo), Rudy Pusateri e Antonio Bonanno (effetti sonori), Annamaria la Barbera, Cristina Perrone e Ermelinda Palmeri (voci off).
“Orapronibis” è stato finalista Premio Rete Critica 2014, il testo è compreso in Tetralogia del dissenno (Editoria&Spettacolo 2020) ed è prodotto dalla Compagnia Sukakaifa, costituita da Rino Marino e Fabrizio Ferracane. Rino Marino, direttore artistico della compagnia, si è occupato di drammaterapia con pazienti affetti da disagio mentale, coniugando il suo lavoro di psichiatra alla vocazione teatrale. A questa deve la sua formazione e collaborazione lavorativa con artisti che eseguono il metodo Stanislavskij e quello di Grotowski come Carlos Riboty; con il Living Theatre per Gary Brackett; con la recitazione autoriale di Carlo Cecchi, Dario Fo, Paolo Graziosi, Mario Martone. Fabrizio Ferracane, ha da poco ricevuto il Nastro D’Argento per la sua straordinaria interpretazione di Pippo Calò ne Il Traditore di Marco Bellocchio.
Oreste Giuseppe Ottoveggio
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