Il sottufficiale morto per salvare due ragazzini e gli insulti sul web dei due salvati
A Milazzo un sottufficiale di 40 anni è morto per salvare un ragazzino che aveva deciso di fare il bagno nonostante l’allerta meteo. Lo sciagurato e il suo amichetto hanno poi insultato sul web chi raccontava il sacrificio del militare.
Aurelio Visalli, quarant’anni, sottufficiale della Guardia Costiera, sposato con Tindara, due figli di 11 e 6 anni, poco dopo le 12.30 di sabato a Milazzo si è gettato in mutande nel mare in burrasca e con un piccolo salvagente ha tentato di soccorrere due ragazzini di 13 e 15 anni che avevano deciso di fare il bagno nonostante il cattivo tempo.
Il più piccolo era riuscito a raggiungere la riva da solo, mentre quello di 15 anni, rimasto per oltre un’ora aggrappato a una boa, è stato trascinato in salvo dal Vissalli, il quale è rimasto travolto dalla corrente ed è scomparso tra i flutti. Il corpo è stato recuperato ieri mattina davanti alla spiaggia della Puntitta.
Luigi Di Maio, che ieri aveva in programma una visita a Milazzo, ha annullato l’appuntamento.
Scrive Repubblica:
«La prima cosa che ha fatto il ragazzino quando i medici l’hanno dimesso dal pronto soccorso è stato un post su Facebook e Instagram. Ma non per ringraziare chi aveva sacrificato la propria vita per salvarlo, piuttosto per prenderne le distanze. Ecco cosa ha scritto il quindicenne: “Ragazzi apposto, sono sano e salvo. Mentre facevo le capriole in spiaggia, a me e al mio amico ci prende in pieno un’onda e mi trascina al largo, nessuno si è buttato, quindi prima di dire che qualcuno è morto per salvare me, cazzate”. La famiglia di Visalli è indignata. “È un messaggio ignobile, che non ha rispetto della morte di un eroe”, dice il cognato del sottufficiale, Antonio Crea, comandante della polizia municipale di Venetico, il paesino dove Aurelio viveva con la famiglia, lo stesso paese dove abitavano Viviana e Gioele, la mamma e il bimbo morti questa estate a Caronia, non è ancora chiaro come. “Li denunceremo quei ragazzini, per omicidio colposo”, ripete il cognato davanti all’ingresso del Comune di Milazzo, dove è stata allestita la camera ardente. “Non si possono scrivere quelle parole”. Sui social, si è scatenato un tam tam di polemiche contro quel post, subito cancellato. Ma, intanto, anche un amico del ragazzo, che di anni ne ha 13, pure lui rimasto fra le onde sabato mattina, rilanciava su Instagram: “Sono vivo, merde”. E un altro messaggio ancora per difendere il compagno: “Ve la racconto io la verità, facevamo le capriole sul bagnasciuga e un’onda ci ha trascinato al largo. Io sono riuscito ad uscire e a chiamare il 118, il mio amico si è aggrappato ad una boa”. Altri insulti del popolo del web, fino a quando ieri pomeriggio è apparso un messaggio che ha tutto il sapore di essere stato suggerito: “Nessuno è più dispiaciuto di me per quello che è successo, ho pregato fino adesso per quel soccorritore”»
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