29/01/2021 06:00:00

Il Covid e la crisi. Mafie all’attacco: così la criminalità si infiltra nell’economia legale

Un anno nero per l’economia a causa del Coronavirus. I tragici mesi del primo lockdown, e quelli a seguire di restrizioni comunque pesanti, hanno generato una crisi che ha messo a tappeto imprese, piccole e grandi.

In questo contesto, chi ha enormi disponibilità finanziarie sono i clan, pronti ad entrare nell’economia pulita sfruttando le enormi difficoltà economiche di imprese riciclando, così, denaro proveniente da attività illecite. E’ sempre stato questo lo scopo della mafia, fare soldi sporchi e ripulirli nell’economia legale. E il momento giusto per farlo è sempre quello in cui l’economia è in crisi. Quella che potremmo chiamare la tempesta perfetta. Dopo aver raccontato il “welfare mafioso”, ieri, con le cosche che tra pacchi di pasta e usura cercano il consenso territoriale, continuiamo l’indagine su come le organizzazioni criminali si infiltrano nell’economia legale. Dal riciclaggio agli affari nella sanità.

COSì LE MAFIE SI INFILTRANO NELL’ECONOMIA

Ci sono alcuni dati che potrebbero portare ad un certo interesse investigativo. Quello delle compravendite di quote e aziende nell’ultimo anno, e in particolare nei mesi più critici per il tessuto economico del Paese.
Qualcosa di anomalo è successo, come dimostrano i dati elaborati dal dossier dello Scico, il Servizio centrale di investigazione della criminalità organizzata della Guardia di Finanza. Tra maggio e luglio si sono registrati 13 mila atti di compravendita di aziende e quote societarie per un totale di 22 miliardi di euro. Un dato enorme, in un momento di scarsa liquidità. Ma è tutto il primo periodo del Covid in Italia a registrare un andamento anomalo delle compravendite, che certamente ha fatto scattare il campanello d’allarme agli investigatori.
A Marzo i soggetti che hanno venduto e comprato azioni, quote, intere imprese, sono stati 2312, ad aprile in calo (1633), ma poi ecco il picco. Da maggio a luglio in crescita fino a 5665 i soggetti che hanno acquistato e venduto partecipazioni societarie e imprese.

 

I BENI SEQUESTRATI
Il livello di guardia si è alzato in questi mesi. E lo dimostrano anche i tanti sequestri effettuati dalla Finanza. Tra marzo e settembre sono stati fatti accertamenti patrimoniali nei confronti di oltre 4300 persone. Il risultato è stato il sequestro di beni mobili, immobili, aziende, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore di circa 1 miliardo di euro. In soli sei mesi nelle casse dello stato sono arrivati materialmente 840 milioni di euro.

IL RICICLAGGIO
Sul fronte riciclaggio sono utili i dati della UIF, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Una sorta di centrale antiriciclaggio che monitora le transazioni sospette. E nel suo dossier la Banca d’Italia riporta numeri preoccupanti sul fronte del riciclaggio di denaro illegale delle organizzazioni criminali. Nell’anno della pandemia si sono registrate più segnalazioni di operazioni sospette.

Le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) ricevute dalla UIF nel 2020 sono state 113.187, con un aumento del 7,0% nel confronto con l’anno precedente; nello stesso periodo ne sono state analizzate 113.643.

 

Il secondo semestre del 2020 ha fortemente contribuito all’andamento complessivo dell’anno: le 60.220 SOS ricevute da luglio a dicembre costituiscono in assoluto il maggior numero di segnalazioni pervenute in un semestre. L’incremento rispetto al corrispondente periodo del precedente anno è stato del 10,3%.

Nel confronto con il secondo semestre del 2019 le segnalazioni di riciclaggio sono aumentate dell’11,1% (ragguagliandosi a 59.760 unità) e hanno più che compensato le minori segnalazioni relative al finanziamento del terrorismo (da 375 a 267) e alla voluntary disclosure (da 445 a 178).Nel complesso gli importi delle operazioni segnalate hanno sfiorato i 49 miliardi di euro, in linea con i risultati del secondo semestre del 2019; sono invece aumentati gli importi delle SOS contenenti operazioni solo prospettate (da 3 a 9 miliardi), riferibili principalmente a sospetti tentativi di truffe nell’ambito della emergenza sanitaria.

Nel secondo semestre l’Unità ha analizzato e trasmesso agli Organi investigativi 60.457 segnalazioni e ha adottato 15 provvedimenti di sospensione di operazioni sospette per un valore di 10,4 milioni di euro (21 provvedimenti e 8,2 milioni nel secondo semestre del 2019). Gli incrementi più rilevanti in termini assoluti si rilevano per le SOS riferite a operazioni effettuate nel Lazio, in Campania, in Puglia e in Sicilia; in riduzione quelle relative alla Lombardia e al Veneto.

 

 LA MAFIA E L’EMERGENZA SANITARIA

“La pandemia da Coronavirus è una tempesta perfetta” dice il generale di brigata dello Scico Alessandro Barbera a Il Sole 24 Ore. La crisi economica da Covid ha colpito impetuosamente il tessuto imprenditoriale italiano, e rischia di essere volano per gli interessi illeciti delle mafie. A partire dai settori più interessati da questa emergenza. L’obiettivo della criminalità organizzata in questo periodo si concentra su due direzioni: quella dei servizi pienamente coinvolti nell'emergenza covid, e quelle attività che invece sono state fortemente penalizzate dalle chiusure. Su quest’ultima infatti le mafie possono dimostrare molto interesse, per esempio, per le attività turistiche, di ristorazione e di commercio. Attività diventate molto vulnerabili davanti all’aggressività dei capitali sporchi delle mafie. La criminalità organizzata trova così terreno fertile per poter riciclare le ingenti liquidità che ha a disposizione e frutto di attività illecite.
Le imprese mafiose, invece, puntano ad infiltrarsi in quei “settori produttivi avvantaggiati dalla contingenza pandemica e dalle conseguenti misure restrittive”. Ad esempio “la vendita al dettaglio di prodotti alimentari, i giochi e le scommesse, i servizi di pulizia e sanificazione, le onoranze funebri”. Lo Scico mette quindi in guardia sul rischio di “dirottamento” di fondi sporchi delle mafie.

LA MAFIA NELLA SANITA’
La mafia entra direttamente nel giro d’affari che ruota attorno all’emergenza sanitaria. Come riporta il dossier di Libera, in questi mesi un gruppo di lavoro ad hoc è stato costituito per l’emergenza della pandemia Covid-19. In collaborazione con la UIF, attraverso l’esame delle segnalazioni per operazioni sospette, ha permesso alla Dna di individuare casi di società costituite appositamente dalla criminalità organizzata per la importazione di mascherine o di dispositivi sanitari, la gestione di Rsa ad opera di gruppi criminali, più diversi casi di imprenditori legati alla mafia che hanno richiesto contributi o finanziamento a seguito dei decreti emanati dal governo.

 

Soprattutto la ‘ndrangheta è pronta a guadagnare dall’emergenza coronavirus. Non solo dal business delle mascherine. Pure dal traffico illecito dei rifiuti sanitari. Qualche tempo fa con l’operazione “Farmabusiness” la Procura di Catanzaro ha scoperchiato gli affari della ‘ndrangheta che voleva mettere le mani sulle farmacie in difficoltà, oltre a quelle già a disposizione per far circolare i prodotti commercializzati dall’organizzazione. «Farmacie indebitate», suggerisce il commercialista del clan, così da convincere più facilmente i titolari a cederle.

Un’economia in difficoltà, quella al tempo del Covid. Con persone sempre più povere, bersaglio della sete di consenso territoriale delle cosche. Con imprese in difficoltà, vittime dell’usura. E uno stato emergenziale che permette a chi ha liquidità di immettersi negli affari della pandemia, riciclando denaro sporco. Così la mafia cresce al tempo del covid. Così è tornata all’attacco.



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