A Castelvetrano il potere sta fuori
Attilio Bolzoni dice spesso che essere filogovernativo è l’accusa peggiore che può ricevere un giornalista. Perché un giornalista deve raccontare davvero le cose, senza essere il megafono del potere.
E’ vero.
Così come è vero che le informazioni nelle mani del potere non sono mai sicure. Ecco perché in questi anni ho cercato di raccontarle, nel piccolo della mia città. Spesso inseguito dalle querele e dal discredito dei potenti.
Oggi però, a Castelvetrano, ci sono momenti in cui ho la netta impressione che il potere non sia al governo politico della città, ma da un’altra parte.
E’ come se i personaggi legati a quella politica messa alla porta da un commissariamento per mafia e da un procedimento giudiziario, si impegnassero tutti insieme nella monopolizzazione dell’indignazione e del malcontento.
Come se stessero cercando in ogni modo di mostrare ai castelvetranesi la pochezza dei 5 Stelle al governo e la certezza che se lì ci fossero loro, si risolverebbero tutti i problemi.
Ecco, oggi il potere, quello vero, quello sfuggente, che ancora oggi influenza la vita dei cittadini, non sta nella stanza del sindaco o della giunta.
Il potere sta fuori.
E forse stava fuori anche prima che il comune venisse sciolto per mafia. E spesso faceva qualche capatina dentro, per poi dileguarsi in fretta.
Un potere mafioso?
Davvero, non lo so. Ma so che è un potere corteggiato dai tanti che, dopo il commissariamento, non vedono l’ora di tornare.
E allora oggi, in città come queste, se l’accusa peggiore per un giornalista è quella di essere filogovernativo, scopriremo un sacco di schiene dritte.
Tanto, dietro ci sono quelli di prima. Che torneranno. Lo sanno tutti che torneranno.
In questo momento, farmi passare per un lecchino del potere è la cosa più facile di questo mondo.
Poi c’è, come dicevo prima, il discredito. Più o meno sotterraneo. Fatto di fantomatici ed indicibili accordi che avrei stretto con chissà chi, di interessi personali, di tresche con donne che mi impedirebbero di scrivere di questo o quello scandalo.
Sui social c’è una minoranza rumorosa che non smette mai di impegnarsi al tiro al piccione, per inquinare i pozzi.
E allora, se qualche colpo di fionda non lo tiro anch’io, vorrà dire che sono un venduto?
Ecco, vorrà dire che ce l’avevo personalmente con quelli di prima?
Non credo di essere filogovernativo. Non nei termini descritti da Bolzoni, per i quali ogni giornalista dovrebbe interrogarsi.
Ma è una cosa che non mi offende.
Non adesso.
Non a Castelvetrano.
Egidio Morici
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