26/02/2021 09:01:00

Variante inglese del Coronavirus: impennata di nuovi contagi in Italia, crescita rapida

Impennata del coronavirus in Italia.  Per trovare un incremento di contagi giornalieri come quello di ieri, a livello nazionale, bisognerebbe tornare al 9 gennaio. Dopo le prime avvisaglie dello scorso weekend, questa settimana si conferma in netto rialzo, con il record di ieri — destinato ad essere battuto nei prossimi giorni —: 19.886 nuovi positivi al coronavirus in Italia di cui 4.243 in Lombardia. 
I nuovi positivi registrati tra lunedì e ieri salgono a 59.254, più dei 43.573 dello stesso intervallo temporale della settimana
passata.
I decessi (+308 nelle ultime 24 ore) restano in linea con gli ultimi giorni, ma ci si avvicina sempre più ai 100 mila totali (ieri erano 96.974), mentre si assiste a un record di tamponi processati (molecolari e rapidi): 353.704.

Nell’ultimo bollettino del ministero della Salute si legge che dall’inizio dell’emergenza sanitaria le persone testate sono 19,3 milioni, un terzo della popolazione.

Il tasso di occupazione dei posti letto di terapia intensiva con pazienti Covid-19 ieri a livello nazionale era del 24% (la soglia d’allarme parte dal 30% e risulta superata in sette regioni), mentre la quota dei letti occupati in area non critica è del 29%.

In attesa di capire il ruolo effettivo delle varianti di Sars- CoV-2 qualcosa emerge dall’impatto di quella «inglese»: secondo la stima dell’Istituto superiore di sanità, del ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler, «ha una trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica (tra 18 e 60%)». 

Si conferma che il virus passa dai giovani. La variante inglese è circolata nelle scuole e ora contagia genitori e nonni. Da quattro settimane eravamo su un altopiano ingannevole e nell’ultima i contagiati hanno cominciato a salire con una media nazionale del 10 per cento e punte del 90 in alcune province.

 La crescita è più rapida di un anno fa e se non si interviene si rischia un’evoluzione peggiore.

Alla vertice dei capi di Stato e di governo europei, in videoconferenza, i 27 hanno discusso di comeaccelerare le vaccinazioni. La presidente della commissione Ursula von der Leyen ha presentato le diapositive sulle consegne delle dosi del secondo e del terzo trimestre, che per il premier Mario Draghi non sono «assolutamente rassicuranti perché non danno certezze». Draghi è stato durissimo anche con le aziende produttrici che sono in evidente ritardo: «Non rispettano gli impegni non dovrebbero essere scusate».«Richiamando gli esempi del Regno Unito e degli Stati Uniti, che tengono per loro i vaccini, il premier italiano ha chiesto perché l’Europa non possa fare altrettanto, invitando anche a guardare ad altre produzioni fuori dell’Ue. Ha poi sollecitato un approccio comune sui test e un coordinamento per l’autorizzazione all’export. Il presidente del parlamento europeo David Sassoli s’è detto contrario alla nazionalizzazione dei vaccini: «Sono fortemente contrario a qualsiasi accordo bilaterale. Un approccio comune consente anche di monitorare, indagare e sanzionare ogni tentativo di frode ai danni degli stati membri. La nostra è una corsa contro il tempo».

Intanto ieri il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha incontrato i presidenti di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, dell’Aifa Giorgio Palù e il commissario straordinario Domenico Arcuri per discutere della creazione di un polo nazionale pubblico-privato che produca vaccini in Italia. Un nuovo incontro è in agenda per il 3 marzo.



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