"Ecco come non vengono assistiti i malati Covid a Mazara"
Gentile direttore di Tp24,
mi aggiungo a quanto già scritto da un vostro lettore riguardo la situazione assistenza ai malati di Covid a Mazara del Vallo… o per meglio dire l’assenza di assistenza.
Le racconto la nostra esperienza, con preghiera di pubblicazione qualora lo ritenga opportuno ed utile affinché si risolvono i disservizi riscontrati.
Il 20 luglio scopriamo attraverso tampone la positività al Covid di mia suocera 76 anni e mio suocero 78 già malato in casa con gravi patologie ed allettato (preciso subito che entrambi erano vaccinati).
Comunichiamo la situazione al medico di base che prontamente apre la procedura ed attendiamo la visita dell’USCA che però stenta ad arrivare. Quindi andiamo noi parenti negli uffici del “palazzo di vetro”, ci mandano al settore igiene, spieghiamo la situazione e sollecitiamo la visita, ci dicono che sono in emergenza e non hanno personale. Il dottore con cui abbiamo parlato consiglia a me che sono vaccinato di entrare in casa dei suoceri a dare assistenza… mi spiega pure come fare e mi consegna una tuta bianca di quelle che mettono gli operatori quando entrano nelle case di un malato covid.
Ovviamente non lo faccio anche perché a mia volta ho genitori molto anziani in casa ed è meglio evitare di contagiare anche loro, ma il dottore che me lo ha consigliato sarebbe da denunciare (forse dovrei anche riconsegnargli la tuta che non ho usato).
Dopo circa sette giorni arriva la prima visita USCA consistente in misurazione pressione e saturazione (cosa che mia suocera già faceva da sola quotidianamente). Chiediamo nuovamente assistenza (un infermiere/oss) per mio suocero che era seguito giornalmente dal badante che ovviamente e giustamente non è più entrato in casa.
Risposta: non esiste questo servizio a domicilio per i malati covid, l’alternativa è il ricovero in ospedale.
Evitiamo il ricovero grazie all’encomiabile abnegazione di mia suocera che nonostante fosse positiva con febbre e depressa per il totale isolamento si prende amorevole cura del marito imboccandolo lavandolo (con enorme fatica anche fisica), monitorando temperatura saturazione e pressione il tutto per un mese intero.
Durante questo mese mio suocero continua ad avere febbre persistente.
Il medico di base (devo dire sempre molto disponibile telefonicamente) prescrive degli esami del sangue per capire l’origine dell’infezione che continua a causare la febbre ed incarica l’USCA di eseguirli.
Tempi di reazione dell’USCA:
7 giorni per eseguire prelievo a domicilio e N.P. (ossia non pervenuto) il tempo di consegna degli esami.
Ancora attendiamo la consegna, a questo punto, dopo 15 giorni in mancanza di risposte, è ragionevole supporre che gli esami siano andati persi.
Nel frattempo i suoceri si sono negativizzati entrambi ed abbiamo provveduto oggi a fare gli esami del sangue privatamente.
La cosa è di per se vergognosa, con questi tempi di reazione si può morire in attesa di avere il risultato di un esame oppure guarire da soli senza l’ausilio di cure ed assistenza. Per noi è andata bene è stata la seconda.
Spero che la nostra sia solo una brutta esperienza isolata come sono anche sicuro che ci sono tanti operatori che si prodigano ad aiutare i malati in modo encomiabile (come ad es. il medico di base cui va il nostro ringraziamento) ma qualcosa nell’organizzazione complessiva va sicuramente rivista…
Ovviamente avviseremo dell’accaduto le autorità competenti.
Andrea
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