Angelo Siino, vita e morte di un "mafioso di mondo"
E' morto lo scorso 31 luglio, ma la famiglia ha divulgato la notizia soltanto adesso. E' morto Angelo Siino, mafioso e collaboratore di giustizia, considerato il massimo esperto in “lavori pubblici” in seno a Cosa Nostra.
Aveva 77 anni, e la notizia è stata tenuta segreta per quattro mesi per volere della famiglia. Le sue condizioni di salute si erano deteriorate dopo il suicidio di un figlio, avvenuto nel 2019.
Nato a San Giuseppe Jato (PA) nel 1944, faceva quindi parte della famiglia mafiosa dei Brusca.
“Bronson”, per l'evidente somiglianza con l'attore americano, era la mente economica di Totò Riina e dell'intera cupola di Cosa Nostra.
Il pentimento di Siino, avvenuto nel 1997, fu un duro colpo per la mafia: è stata sempre considerata infatti dai magistrati una collaborazione di alto profilo, vista soprattutto la sterminata conoscenza del Siino di progetti, fatti, investimenti e interessi, soprattutto riguardo all'infiltrazione di Cosa Nostra nel Nord Italia, e ai forti legami creatisi tra i mafiosi e alcuni imprenditori settentrionali.
Personaggio molto particolare, Bronson, che qualche anno fa aveva dato alla luce la propria autobiografia chiamandola “Vita di un Uomo di Mondo”.
Nel libro aveva raccontato il suo punto di vista su diverse figure chiave della “zona grigia” fra mafia, politica e società civile: Salvo Lima, Michele Sindona, Marcello Dell'Utri, Giulio Andreotti e altri.
Fra le pagine, racconti e personali sensazioni sugli omicidi di tre giornalisti, Mario Francese (“Stefano Bontate mi disse che non si faceva i fatti suoi”), Peppino Impastato (“Badalamenti ha deciso di farlo smettere”), e soprattutto Mauro Rostagno, omicidio ancora non completamente risolto (“i parenti di Messina Denaro continuavano a dire che se non la smetteva, gli sfasciavano le corna”).
Molto proficua la collaborazione coi magistrati. A loro, aveva raccontato di Pino Licari, identificandolo come il nuovo consigliere economico di Cosa Nostra, nelle mani di Bernardo Provenzano. Rivelò anche che la mafia aveva in progetto di uccidere l'allora Presidente della Regione Sicilia, Rino Nicolosi.
Era stato anche testimone nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, gettando ombre su Claudio Martelli, che a suo dire nel 1987 lo avvicinò a Palermo chiedendogli un pacchetto di voti in cambio di favori politici.
Bronson, che da Totò Riina aveva ricevuto la “delega all'economia” e il compito di gestire e dividere tangenti, era un appassionato di motori e rally.
Curiosamente, nel 1982, mentre era “ministro dell'economia” di Cosa Nostra, condusse la “Papa-mobile” di Giovanni Paolo II in visita a Palermo.
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