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03/03/2022 06:00:00

Sicilia 2022. Musumeci incontra Cuffaro. Ma a destra avanza il leghista Minardo

C’è un grande da fare per la campagna elettorale delle prossime regionali in Sicilia.


Il presidente uscente Nello Musumeci tesse la tela delle relazioni politiche con la speranza che possano diventare parte integrante di una coalizione che lo possa appoggiare, oltre Fratelli d’Italia e il suo movimento Diventerà Bellissima.


La questione è sul tavolo romano, Giorgia Meloni si gioca la sua partita, chiede campo libero sul Lazio a tutta la coalizione di centrodestra, così in Sicilia però la partita dovrebbe essere un’altra, si fa spazio la candidatura di un leghista alla presidenza della Regione, il nome è quello di Nino Minardo, che è un moderato, proviene dagli ambienti di Forza Italia e non sarebbe così indigesto agli azzurri.

Una partita ancora tutta da giocare, c’è chi non ha calato tutte le sue carte, Gianfranco Micicchè è e resta in campo anche se ha più volte sottolineato come in realtà voglia ritornare a fare il presidente dell’ARS.

A Catania, intanto, domani Musumeci incontrerà Totò Cuffaro, in giro per le varie provincie per far crescere la DC: “Riconosciamo e apprezziamo la sensibilità del presidente della Regione nel volere incontrare la Dc Nuova, partito che sta crescendo anche se in atto non è componente della coalizione di governo, con Musumeci vorremmo ragionare su ciò che è utile per la Sicilia e per gli interessi dei siciliani e discutere del futuro di una coalizione che credo sia importante che rimanga unita e coesa”.

L’operato del governatore uscente, che chiuderà la legislatura senza avere approvato la legge sulla preferenza di genere, fa discutere gli ambienti del Pd, ad intervenire il deputato nazionale e Responsabile Regioni e Enti locali della Segreteria nazionale, Francesco Boccia: "Nessun grido d’allarme arriva dal presidente Musumeci, né dal presidente dell’assemblea regionale Micciché. In questo momento in Sicilia non sono garantite condizioni di eguaglianza". Boccia ha chiesto al governo di diffidare la Regione autonoma siciliana: “La quale deve rimuovere questa disparità, altrimenti lo Stato deve intervenire con poteri sostitutivi, così come fece in Puglia per la prima volta nella storia, dove fu lo stesso Presidente Emiliano a chiedere l’intervento dello Stato di fronte all’immobilismo del Consiglio regionale. Le donne siciliane hanno gli stessi diritti delle donne delle altre Regioni e questi diritti devono loro essere garantiti. In Sicilia oggi è violato l’art. 51 della Costituzione sull’uguaglianza alle cariche elettive e non viene tutelata l’unità giuridica della Repubblica”.