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26/06/2022 06:00:00

  La palazzina Ingham a Marsala. Un gioiello nascosto e dimenticato

Un piccolo gioiello, che appartiene alla storia di Marsala e del Marsala. Una perla nascosta, in stato di abbandono e decadimento.

Un palazzo storico, che fu dimora di uno dei personaggi più illustri che abbia mai conosciuto la città e che ne ha portato il nome in giro per il mondo. E’ la palazzina Ingham. Nascosta nel lungomare di Marsala, fu la residenza di uno dei pionieri del vino Marsala, Benjamin Ingham.
E’ una delle testimonianza più particolari, ma anche più nascoste e abbandonate, dell’epoca d’oro del vino Marsala. In quella striscia di lungomare in cui i Florio, Woodhouse, e Ingham stesso realizzarono i primi stabilimenti del vino Marsala.
Eppure, Ingham, con il vino c’entrava poco quando arrivò in Sicilia, a Palermo, nel 1806. Era un commerciante di panni e lana. Poco dopo, però, si dedica alla produzione del vino Marsala, proprio a pochi metri dal suo concorrente e conterraneo John Woodhouse che aveva già sperimentato. Ingham però punta in alto, e avvia l’esportazione in America, grazie al fratello Joshua. L’obiettivo è contrastare l’impero creato da Woodhouse.

 

Una perla nascosta a Marsala. La palazzina Ingham from Tp24 on Vimeo.

 

Ingham realizza lo stabilimento con al centro una palazzina. Il complesso ha la fisionomia di un baglio, con la palazzina circondata da una serie di capanni e strutture per la lavorazione del Marsala. Si trova poco in rete sulla storia della palazzina. Qualche anno fa un laureando in Architettura all’Università di Palermo, oggi architetto, Salvatore Sorrentino, scrisse una interessante e molto documentata tesi sulla palazzina Ingham.
Eccone un estratto.

“Nel 1826, quando i lavori di ampliamento dello stabilimento erano giunti al termine, si contavano circa venti magazzini, adibiti a diverse funzioni, tra i quali: un vasti laboratorio di bottaio che impiegò in certi momenti sessanta tra uomini e ragazzi, una fucina, una falegnameria, una mensa per i dipendenti e due distillerie per la preparazione dell’acquavite. Si contavano inoltre venti depositi di vino, lunghi anche centotrenta metri, realizzati con altezze importanti, tramite archi a sesto acuto, per consentire una migliore disposizione delle botti in altezza utilizzando il metodo del soleras”.

La palazzina in sè, invece:

“Si tratta di un palazzo di notevoli dimensioni, articolato secondo uno schema tipico molto diffuso anche in contesti distanti da quello siciliano, questo è stato realizzato probabilmente in un periodo successivo a quello del complesso vinicolo che è stato ampliato fino al 1826, e seppure vi è la certezza che vi fosse un nucleo originario articolato su tre livelli, la traccia di questo è andata perduta a causa delle modifiche e aggiunte successive. La facciata principale mantiene quindi l’originario sviluppo su tre livelli: il piano terra presenta un portico a sette fornici arcati in ordine bugnato che inquadrano, sette porte finestre; al primo piano abbiamo la presenza di altrettante aperture che conducono ad una loggia con colonne tuscaniche binate, realizzate in blocchi monolitici di marmo africano bigio, sorretto da piedistalli in muratura sobriamente decorati e con parapetto a balustrini, il tutto richiamante lo stile neopalladiano, sovrastante la loggia troviamo una terrazza belvedere con parapetto e transenne di metallo, mentre la facciata si presenta con altrettante porte finestre dei piani inferiori, le altre facciate sono sobrie e con poche aperture”.

Una villa che però ad un certo punto stancò alla moglie di Ingham, Alessandra Spadafora, l’unica in grado di tener testa al carattere particolare dell’inglese. Tant’è che nel 1840, come racconta Giovanni Alagna, nella sua preziosa “Storia di Marsala”, “Benjamin Ingham per accontentare la moglie che non tollerava più gli odori e i rumori del baglio acquistò e ampliò una villa a Racalia, sul fianco di una collina che domina lo Stagnone”. Anche in questo Ingham seguì Woodhouse, che iniziò qualche anno prima a costruire il suo baglio in quella che oggi è contrada Baronazzo Mafi. Era la moda degli industriali, decentrare verso la periferia.


Adesso, lì, sul lungomare, la palazzina Ingham è il rudere di un’antica storia. Puntellata per evitare crolli. A ricordarci di un passato glorioso, e di un presente smemorato.
 



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