Mafia, Visir: diventano definitive le prime condanne
E’ ormai è definitiva, con uno “sconto” di pena di tre anni (da 23 a 20 anni di carcere) per il 62enne Vito Vincenzo Rallo, ritenuto il “reggente” della famiglia mafiosa di Marsala, la sentenza per i dieci presunti mafiosi marsalesi coinvolti nell’operazione dei carabinieri “Visir” (14 arresti il 10 maggio 2017) che in primo grado hanno scelto il rito abbreviato.
Il sigillo è stato posto dalla quinta sezione della Cassazione (presidente Carlo Zaza, relatrice Irene Scordamaglia). In secondo grado, la pena più severa venne inflitta proprio al boss Rallo, che aveva già subito in precedenza tre condanne definitive per mafia per una quindicina d’anni di reclusione.
La Corte d’appello, partendo dai 16 anni inflitti in primo grado dal gup Aiello, rideterminò la pena in complessivi 23 anni di carcere, in continuazione con un’altra condanna divenuta definitiva nel 2013. Sempre in continuazione con un’altra condanna (definitiva nel 2006), in appello fu rideterminata in 16 anni la pena per Ignazio Lombardo, detto “il capitano”, di 51 anni, nipote del defunto “uomo d’onore” Antonino Bonafede, padre dell’ergastolano ed ex reggente della “famiglia” di Marsala, Natale Bonafede. A Lombardo il gup aveva inflitto 12 anni. Per il 29enne Aleandro Rallo, nipote di Vito Vincenzo, in appello la pena fu ridotta a 8 anni 1 mese e 10 giorni, mentre per Michele Lombardo, di 60 anni, imprenditore edile, riduzione da 12 a 8 anni e 20 giorni. Limata di 8 mesi (12 anni e 8 mesi in primo grado) anche la pena per Vincenzo D’Aguanno, di 62 anni, ritenuto uno dei due “colonnelli” della cosca. Per il 56enne Nicolò Sfraga, considerato il “braccio destro” di Vito Vincenzo Rallo, 11 anni 6 mesi e 20 giorni (14 anni in primo grado). Dieci anni e 13 giorni, invece, per Giuseppe Giovanni Gentile, detto “testa liscia”, di 48 anni, mentre al 40 enne Calogero D’Antoni la pena fu aumentata da 9 anni a 13 anni e 4 mesi. Per altri due imputati la Corte d’appello confermò le pene del primo grado: 12 anni Simone Licari, di 63 anni, con precedenti per fatti di droga, e 5 anni e 4 mesi per Massimo Salvatore Giglio, di 46. Quest’ultimo processato per concorso in associazione mafiosa e favoreggiamento. La Cassazione ha, inoltre, condannato gli imputati alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel giudizio dalle parti civili Associazione Antiracket e Antiusura di Trapani e Sicindustria, che ha liquidato in 5.000 euro per ciascuna, e dalla parte civile Associazione Antimafia e Antiracket La Verità Vive onlus, ammessa al patrocinio a spese dello stato, nella misura che sarà liquidata dalla Corte di appello di Palermo con separato decreto di pagamento, disponendo il pagamento in favore dello Stato. Ha, infine, condannato D'Aguanno, D'Antoni, Gentile, Giglio, Lombardo Michele, Rallo Vito Vincenzo, Rallo Aleandro e Sfraga alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel giudizio dalla parte civile associazione Antiracket e Antiusura Alcamese, che ha liquida in 5.000 euro, oltre accessori di legge. I reati contestati, a vario titolo, ai 14 arrestati del maggio 2017 sono stati associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi e altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Le indagini di carabinieri e Dda hanno delineato i nuovi assetti e le gerarchie della cosca di Marsala. E alla luce sono venute anche alcune tensioni interne sull’asse Strasatti-Petrosino (che stavano per sfociare in gravi fatti di sangue) per la spartizione delle risorse finanziarie derivanti dalle attività illecite. Tensioni che all’inizio del 2015 hanno visto l’intervento di Matteo Messina Denaro, che ha imposto la pace facendo intendere che altrimenti sarebbe sceso lui in campo con il suo “esercito”.
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