Mafia. Operazione Hesperia, in tanti chiedono il rito abbreviato
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Numerose richieste di rito abbreviato, condizionato e non, e di costituzione di parte civile hanno caratterizzato, ieri, a Palermo, davanti al Gup Ermelinda Marfia, la prima udienza preliminare per decidere sulle 35 richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia a seguito dell’operazione dei carabinieri “Hesperia”.
Un’indagine sfociata, lo scorso 6 settembre, nell’arresto di 33 persone: 21 in carcere e 12 ai domiciliari. Tra loro, molti nomi noti della criminalità organizzata di Marsala, Mazara, Campobello di Mazara e Castelvetrano, ma anche diversi volti nuovi. Tra i primi, nome di spicco è quello del campobellese Francesco Luppino, 67 anni, uscito dal carcere poco più di tre anni fa dopo aver scontato una lunga condanna per mafia, secondo l’accusa si sarebbe rimesso all’opera per ricostituire la rete di relazioni di Cosa nostra tra Campobello di Mazara, Mazara, Castelvetrano e Marsala. Le accuse a vario titolo contestate agli indagati sono associazione di tipo mafioso, estorsione, turbata libertà degli incanti (nelle aste al Tribunale di Marsala), reati in materia di stupefacenti, porto abusivo di armi, gioco d’azzardo e altro, tutti aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose.
L’indagine, è stato spiegato, nasce dagli sforzi investigativi diretti alla cattura del boss castelvetranese Matteo Messina Denaro, che è stato latitante per quasi trent’anni. A lui riferirebbero gli elementi di primo piano di Cosa nostra trapanese coinvolti nell'indagine. Le indagini testimoniano, tra l’altro, anche l'attività di infiltrazione di cosa nostra trapanese nel tessuto economico, con riferimento a condizionamenti di aste giudiziarie e gare d'appalto e, alla gestione, in forma pressoché monopolistica, del settore della sicurezza nei locali notturni e del recupero crediti. Accertata pure l'estorsione ad una cantina vinicola e ad alcune strutture ricettive. In carcere, oltre a Luppino, sono finiti anche i marsalesi Antonino Ernesto Raia, Francesco Giuseppe Raia, Francesco Pulizzi, Vito Vincenzo Rallo, Leonardo Casano e Vito De Vita, i campobellesi Vincenzo Spezia, Piero Di Natale e Marco Manzo, il castelvetranese Rosario Stallone, i mazaresi Antonino Cuttone, Vito Gaiazzo, Antonino Pace, Marco Buffa, Vincenzo Pisciotta, i trapanesi Carmelo e Giuseppe Salerno, i palermitani Jonathan Lucchese e Antonino Nastasi e il partinicese Michele Vitale.
Ai domiciliari, invece, Tiziana Rallo, Vincenzo Romano, Paolo Bonanno, Lorenzo Catarinicchia, l’imprenditore Girolamo Li Causi, Antonino Lombardo, Nicolò Macaddino, Bartolomeo Macaddino, Giuseppa Prinzivalli, Stefano Putaggio, poi tornato in libertà ma comunque sempre indagato, M. S. e Francesco Stallone. Di M. S. non c’è traccia nella richiesta di rinvio a giudizio, in compenso tra i 35 per i quali si chiede il processo ce ne sono alcuni per i quali non era scattato l’arresto. Sono i marsalesi Riccardo Di Girolamo, di 44 anni, e Filippo Aiello, di 76, e il 40enne partinicese Giuseppe Speciale. Ieri, la maggior parte degli indagati hanno chiesto di essere processati in abbreviato. Sulle richieste il gup si dovrebbe pronunciare il 20 febbraio. A chiedere di costituirsi parte civile sono stati, tra gli altri, i Comuni di Castelvetrano e Campobello di Mazara, Codici, Possente, Michele Buffa, la Cantina Europa, Possente, l’associazione la Verità Vive di Marsala e l’Antiracket Alcamese.
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