La preside della "legalità" arrestata e la comodità degli eroi
L'arresto della preside "della legalità" di Palermo è l'ennesimo colpo al cuore nel dolorificio che è ormai diventato, appunto, quella che chiamiamo antimafia.
E mi spinge a ripetere le stesse cose, che dico da anni: non dobbiamo creare eroi e personaggi, ma concentrarci sulle cose, studiare, approfondire.
La preside Lo Verde era diventata preside "della legalità" perchè così l'avevano esaltata la stampa e i tanti sempre alla ricerca di nuovi "testimonial" dell'antimafia. Una scuola di frontiera, lo Zen a Palermo, intitolata a Falcone, una dichiarazione azzeccata, qualche minaccia o presunta tale, il fortino assediato, ed il personaggio è fatto.
No, non funziona così. La prima ingiustizia che una narrazione di questo tipo si porta dietro è quella verso i tantissimi presidi, professori, ausiliari che per me sono "antimafia", perchè fanno bene il loro mestiere, con responsabilità. Senza titoli nei giornali, perchè il loro è un fare bene che non fa notizia.
Creare eroi è una scorciatoia, che fa stare bene tutti: innanzitutto chi racconta le cose, perchè ha personaggi da copertina e da facile narrazione del bene contro male, che non richiede molto sforzo di comprensione. Poi, le istituzioni, che hanno nel politico o insegnante o sindaco o quello che è "antimafia" qualcuno da esporre all'occorrenza come la madonna pellegrina. E infine tutti noi, che avendo gli "eroi", da Falcone & Borsellino ai giorni nostri, siamo ormai de - responsabilizzati. Ci pensano loro. Bravi.
E' tutto un paradosso. Quando dico che la lotta alla mafia non ha bisogno di eroi, ma ha bisogno di noi mi riferisco proprio a questo. Se lottare la mafia significa difendere il bene comune, e se il bene comune si chiama così perchè è di tutti noi, perchè continuiamo a delegare, a cercare o creare santini e immaginette? Perchè continuiamo a cercare e ad esaltare simboli?
Il giorno dopo l'arresto di Messina Denaro ho deciso di ricominciare a girare per le scuole. Avrò visitato centinaia di scuole, negli anni, per parlare di mafia e non solo, poi mi sono stancato, ho visto troppe cose che non andavano. Mi sono fermato. E adesso ho ricominciato. Perchè ai ragazzi bisogna spiegare che non è la "legalità" che ci salva. Quella si pratica a prescindere. Nè la "cultura della legalità", che non significa nulla. Ma è la cultura, è la responsabiltà. Ci vuole, rispetto a quello degl ultimi trenta anni, adesso, un vocabolario nuovo. Se no, si continua la messinscena dei riti, e delle celebrazioni...
Giacomo Di Girolamo
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