Idee, suggestioni e urgenze su come si costruisce un Festival letterario
"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario (…)" Primo Levi.
Lasciata da tempo la banchina della progettazione, 38°parallelo prende forma. Si inizia con largo anticipo (mesi) e annusi l’aria provi a capire il quotidiano leggendo, ascoltando, e poi con l’aiuto fondamentale di una persona a te cara, su carta arrivano pensieri. Questi prendono forma dopo tante letture di una cartella scritta, non di più e interroghi editori, editor (il bello di questo lavoro, è sapere con mesi di anticipo cosa arriverà nelle librerie, lo considero un privilegio col patto della riservatezza), poi la cronaca ti inchioda sul quotidiano e quella cartella diventa documento e pietra angolare per la costruzione di un palinsesto di conversazioni.
Sommersi Salvati, voliamo alti andando con discrezione a disturbare l’ultima opera di Primo Levi (leggetelo questo saggio, forse la punta più alta della sua produzione letteraria) e qui un melting pot di idee, suggestioni, urgenze e la barra la devi tenere dritta su proposte coerenti con la linea editoriale della rassegna di questi anni: leggi, prendi appunti (il calepino scoppia di post-it riferimenti e segni che il giorno dopo non capisco neppure io) ti confronti, vai a convegni a presentazioni di libri, ascolti musica (quella sempre) la radio per alcuni programmi e poi tanti caffè, tea con persone care, e scarti e torni a leggere, e poi con Giovanni Ferrara direttore editoriale di Coconino press/Fandango, parte un confronto fitto su chi sarà a disegnare il manifesto della VII edizione.
Quando curavo mostre di fotografia e libri, molto di quel lavoro si giocava alla fine sulla scelta dell’immagine del manifesto della mostra o per la copertina libro: sono attimi e quando passeggi o si è in libreria devi poter catturare l’attenzione e se riesce tutto questo, è scattato il click.
Giovanni mi dice, che per il tema che andremo a trattare abbiamo la necessità di una matita che con cura tratteggi il tutto: mi disse così, abbiamo la necessità… Quel noi fa capire come un Festival sia qualcosa di corale, fatto a più mani e da tante sensibilità che entrano in gioco e devono tutte interagire con coerenza, credetemi è quanto di più bello ci possa essere nell’essere parte del tutto in un gruppo di lavoro anarchico e coeso.
Cade la scelta su Mara Cerri in una selezione di nomi, pochi, ma tutti di indubbia qualità, e tra leggere i suoi libri e guardare i manifesti che ha curato ti convinci che non possa che essere lei. Telefonate di rito, un tempo giustamente preso da lei per sapere chi siamo e approfondire (Mara ha pur sempre firmato il manifesto del SalTo 2020 Salone del Libro di Torino) e poi accetta.
Sospensione, trattieni il fiato fino alla scadenza concordata, pochissime bozze forse una ne ricordo, e poi il manifesto: qualche dritta sulle date e 38° VII edizione ha la sua identità forte e delicata, sguardi che vanno oltre il segno e che non ti lasciano indifferente.
Ho disegnato due ragazzini. Uno guarda l’altro, che però si sfila dal riflesso e chiama in causa lo spettatore. Nell’inserire il titolo, ho lasciato che una lettera scivolasse e diventasse una linea tratteggiata: una soglia, ma anche il 38° parallelo - Mara Cerri
Quasi mai conosco gli autori che poi arriveranno nel programma, leggo i loro libri, li cerco in rete per interventi, partecipazioni a dibattiti tavole rotonde, e solo dopo parte il contatto e il racconto su chi siamo cosa abbiamo fatto in questo tempo che inizia ad avere un peso e qualche pdf, link ai nostri canali e il manifesto nuovo. Così è andata e anche con una velocità non comune con Alessandra Ballerini, avvocata specializzata in diritti umani e immigrazione: una mattina leggo di volo una scheda editoriale di Zolfo (il libro è pubblicato da loro, ed è il numero 38 …è un caso? della collana Le storie, lo leggo non appena arriva e sono tutti pezzi di vita in soggettiva, vissuti a distanza zero da lei e ti prende male subito: storie di diritti negati, spesso con consapevolezza e protervia lei lì anche a fare l’avvocata. La voce non mente e al telefono capisco tanto oltre quelle righe, capisco come una donna, un uomo disperati e soli possano aver trovato conforto e umanità nel suo studio. La vita ti sia lieve, il titolo, molti salvati da lei alcuni sommersi per via di una burocrazia folle e dove le parole non valgono nulla se non annichilire psicologicamente e umanamente persone fragili. La prima storia, che è quella per cui lei ha dedicato la sua vita professionale alla tutela degli abusi e degli indifesi è sulla Diaz: una pagina nera della nostra Repubblica ai tempi del G8 a Genova era il 2001, e nella quarta di copertina un pensiero della prefazione di Erri De Luca.
…“lei passa oltre i fili spinati scrivendo li rompe, perché le reclusioni, tutte quante, sono sigillate dal silenzio e dalla parola. Le succede di scippare qualche volta dalla stiva dei forzati qualche vita sgomenta, in tempo qualche volta prima che si arrenda e si butti via da se stessa. Alessandra inventa l’eccezione”.
Al 38° siamo così, costruiamo un programma con delle conversazioni dove spesso ci si alza da lì con più domande che risposte, perché conoscere è necessario sempre.
Giuseppe Prode
Alessandra Ballerini sarà al 38° il 26 maggio alle Cantine Florio
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