Disabilità in Sicilia: Rete Civica Salute sui fondi della Regione per i "caregiver" familiari
Disabilità, servizi alla persona e risorse economiche. Sono già certi i sussidi del “Fondo per la disabilità e per la non autosufficienza” dell’annualità 2021 che l’assessorato della Famiglia e delle Politiche sociali della Regione Siciliana sta destinando ai caregiver: saranno liquidati 1.870.000 euro ai distretti sociosanitari siciliani da redistribuire con i “Bonus caregiver”. Il 65% andrà alle persone che assistono disabili gravi e il 35% a coloro che supportano i disabili gravissimi.
«Ben venga il sostegno economico ai caregiver – spiega Pieremilio Vasta coordinatore regionale di Rete Civica della Salute – ma in Sicilia saranno altrettanto certi i servizi alle persone promessi dal PNRR?». Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede la realizzazione delle Case di Comunità, la cui efficienza si misurerà sulla qualità dei servizi sanitari e sociali effettivamente complementari da assicurare. Ecco perché la Rete Civica della Salute vede nella dotazione e formazione delle risorse umane competenti la migliore forma di tutela sanitaria e sociale a garanzia dei soggetti svantaggiati. «Nei contesti domestici quanto in quelli sanitari, l’aiuto economico alle famiglie è fondamentale, ma ciò che incide sulla qualità di vita e di salute dei soggetti ultimi beneficiari sono soprattutto i servizi da devolvere e assicurare. I caregiver famigliari vanno formati per rispondere al meglio ai bisogni della persona fragile assistita. Essi devono poter conoscere a fondo i metodi più adeguati per affrontare le criticità».
E sulla pianificazione strategica della medicina di prossimità Vasta precisa «si punti con lungimiranza a investire sulla preparazione delle risorse umane multidisciplinari a supporto delle Case di Comunità, che non siano concepite solo come luogo fisico di coabitazione del sanitario col sociale, che già sarebbe un primo passo. Bensì siano esse stesse la convergenza ed integrazione di tutte le risorse che la comunità può esprimere: quelle delle istituzioni locali, dell’ASP e dei Comuni, oltre che delle istituzioni sociali, del Terzo Settore e del volontariato civico. Le Case di Comunità devono reggersi su tutti questi pilastri e devono essere orientate alla costruzione della "salute” e del “benessere" nella vita quotidiana delle persone. È questo il senso reale della co-progettazione e co-programmazione con gli utenti».
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