L'acqua che manca a Marsala e in provincia. Il ruolo dei Consorzi e i tanti dubbi
La rete idrica italiana è in gran parte antiquata e gli organismi preposti alla sua gestione trascurano la manutenzione necessaria. Secondo un'analisi le reti dovrebbero essere completamente rinnovate ogni circa 40 anni, ma in Italia il tasso di sostituzione effettivo è solo dello 0,5% all'anno anziché il 2,5% necessario. A questo ritmo, ci vorrebbero 200 anni o forse più per modernizzare l'intera rete idrica, una situazione che mette a rischio l'approvvigionamento idrico per l'irrigazione, con conseguenti sfide per gli agricoltori, specialmente in Sicilia.
Il dato significativo che emerge è che la mancanza di programmazione adeguata inevitabilmente porta a gestire i problemi in modo emergenziale, con tutti i rischi e le conseguenze negative che ne derivano. La mancanza di una pianificazione accurata impedisce di anticipare e prevenire i problemi, facendo sì che le risorse, tra cui l'acqua, siano gestite solo quando si verificano crisi o emergenze. A chi giova tutto ciò?
Tuttavia i comunicati stampa si susseguono sino a raccontare e mostrare il ridicolo sciorinando numeri al fine di influenzare l'opinione pubblica. Mostrare cifre sui milioni di metri cubi di acqua disponibile senza menzionare la mancanza di infrastrutture adeguate a convogliare queste risorse è ingannevole e può creare un falso senso di sicurezza tra il pubblico. L'uso dell'acqua senza una valutazione accurata delle esigenze idriche delle colture a cui è destinata, il riferimento è a quelle provenienti dai depuratori (come nel caseo dell'ultimo comunicato stampa del sindaco di Marsala, Massimo Grillo) può portare a un consumo inefficace e conseguentemente può rimanere inutilizzata.
Le infrastrutture idriche, comprese le dighe che dovrebbero garantire l'acqua per l'irrigazione, sono obsolete e inefficienti. Di conseguenza, gli agricoltori siciliani si trovano ad affrontare una stagione estiva difficile, con terreni aridi e coltivazioni a rischio.
A complicare ulteriormente la situazione, C'è un sistema politico-burocratico che non risponde efficacemente alle esigenze. I Consorzi di bonifica, originariamente concepiti per essere governati dagli agricoltori, sono invece gestiti dalla Regione Siciliana attraverso un Commissario. Questo solleva interrogativi sulla capacità di opporsi al potere costituito e di far fronte alle criticità. A meno di essere afflitti da una sindrome bipolare.
È fondamentale comprendere che non esiste una soluzione universale che si adatti a tutti i contesti. Invece, è necessario coinvolgere attivamente gli agricoltori, gli esperti locali e le comunità nella progettazione, considerando attentamente le specifiche esigenze e le condizioni ambientali del territorio. Solo così si possono sviluppare progetti efficaci e sostenibili che rispondano alle sfide e alle realtà agricole locali.
È ora di agire e di superare le inefficienze.
È indispensabile adottare un nuovo modo di pensare e agire per assicurare una gestione efficiente e sostenibile delle risorse idriche, dalla raccolta fino all'utilizzo responsabile, affrontando lo spreco, non solo legato alle perdite nelle reti, ma anche agli eccessivi consumi da parte degli agricoltori. I Consorzi devono assumersi la responsabilità di promuovere un uso razionale dell'acqua e di far sentire la propria voce contro la classe politica e burocratica della Regione Sicilia.
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