Labbate, Bonagiuso, Basile: il siciliano che si reinventa nelle storie, a teatro, nelle canzoni
E' la lingua siciliana, il suo uso vivo e immaginifico, la protagonista di questa puntata di Seguirà rinfresco, la rubrica culturale di Tp24. Gli ospiti sono Orazio Labbate e Giacomo Bonagiuso, che, nella narrativa e nel teatro, hanno a loro modo rinnovato l'utilizzo della lingua, dandole una forza espressiva prima sconosciuta.
Orazio Labbate ha appena ridato alle stampe il suo libro più noto, "Lo Scuru", pubblicato da Bompiani.
Milton, West Virginia: l’avvocato Razziddu Buscemi, giunto alla fine dei suoi giorni, ricorda la propria infanzia vissuta nel profondo sud della Sicilia, a Butera. Nel disfacimento dei ricordi, mischiati a suggestioni metafisiche, la sua voce evoca un’infanzia visionaria, segnata da esorcismi e magie, e narra un’evoluzione violenta e dolorosa verso la maturità.
Orazio Labbate racconta di aver concepito l’intuizione originaria di questo romanzo nel cuore della notte, al centro di una strada provinciale che taglia l’isola come la Route 66 per “sovvertire l’immagine radiosa di una Sicilia zuccherina, meramente folclorica o vulcanica” attraverso la potente “qualità onomatopeica” di una lingua che attinge al dialetto. Un’opera di potente vitalità immaginifica, destinata ad arrivare presto anche nei cinema e a declinarsi nella narrazione interattiva di un videogioco.
Giacomo Bonagiuso, regista, ha, in questi anni, dato vita ad un nuovo tipo di teatro, che rilegge i grandi classici con la forza della lingua siciliana, reinventando la storia e le storie. Tutte queste reintepretazioni adesso sono raccolte nel volume "Mobbidicchi e altre storie. Riscritture e tradimenti di teatro in lingua madre 2018-2024" pubblicato da Libridine. La curiosa novità di traduzioni e tradimenti da originali famosi come Moby Dick, Medea, Pinocchio, Antologia di Spoon River e Don Chisciotte, si sposa con trame originali, sfumature eccentriche.
Ecco la puntata.
Ma il siciliano si reinventa anche nella musica. E qui dobbiamo dare spazio ad uno degli album più belli pubblicati in questa prima parte del 2024. L'autore è Cesare Basile ed il nuovo album si chiama "Saracena" per Viceversa Records, ed ha come riferimenti il poeta palestinese Mahmoud Darwish ed il dialetto siciliano tradizionale, costruendo immagini potenti: “Non vi basta tempo per capire/ Di quanto cielo è capace un ulivo”. Un album bello e necessario.
Saracena è stato composto e inciso nel corso di appena due settimane, innescato da grande urgenza espressiva. Un microcosmo di epica politica in un mondo dove è ormai sconsigliato prendere posizione. Quasi un instant concept album, dove il filo conduttore, quello del tema dell’esodo, è stato dipanato assecondando l’istinto e abbracciando il divertimento del suonare, finanche dell’improvvisare. Continuando a privilegiare il punto di vista dei perdenti e degli esclusi.
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