Insegnanti italiani, cresce la retribuzione in Europa ma la categoria è sfiduciata
Insegnanti. Un indagine Ocse Talis, strumento per fare conoscere il parere e narrare l'esperienza dei docenti e sostenere le nazioni nello sviluppo delle loro politiche sull’insegnamento e sull’apprendimento, ha esaminato le retribuzioni. Avviene ogni lustro e in Italia è curata dall’Area Indagini Internazionali di Invalsi.
Nel Belpaese i docenti godono di un ottimo potere d’acquisto rispetto ai loro colleghi europei grazie agli aumenti decisi dall’ultimo contratto siglato con l’attuale governo. Le prospettive, però, peggiorano con l’avanzare della carriera, visto che negli altri Stati comunitari gli insegnanti possono disporre di cifre maggiori. Sfatato il mito che la categoria guadagni di meno di quelle dei colleghi europei, gli insegnanti godono, soprattutto a inizio carriera, di un deciso aumento del potere d'acquisto. L'Italia, con 28mila euro lordi-quasi 1700 euro netti per tredici mensilità - di stipendio annuo è quarta, innanzi a Francia e Portogallo.
Dopo i primi quindici anni di carriera, lo stipendio sale in media a 37mila euro annui posizionando l'Italia al terzo posto dopo Austria e Spagna. La situazione però peggiora a fine carriera, in prossimità del pensionamento, con 43mila euro. Ai giovani la professione non è gradita per lo scarso apprezzamento della società, lo stress, gli impegni burocratici e dalla lenta crescita di carriera. Dal rapporto emerge che la categoria sia formata prevalentemente da donne in età avanzata e che lo squilibrio di genere sia dovuto al permanere dello stereotipo che lega le donne ai lavori di cura.
Per dare più appeal alla professione, non si blocchino i contratti per quasi 15 anni e l'ultimo rinnovato si riferisce al triennio 2019-21, una progressione di carriera più veloce e relativi aumenti contrattuali. È indubbio che il settore pubblico sia più tutelato e che la classe dei docenti può organizzarsi il lavoro in modo tale da godere di maggior tempo libero a disposizione. Sia ben chiaro si ha cognizione che la categoria non usufruisca di tre mesi di ferie estive. D'altronde il ministro Valditara con la sua balzana idea: "A che serve studiare i dinosauri?", vuole sminuire ulteriormente il ruolo degli insegnanti. E una nazione se non investe nell'istruzione e nella ricerca-in tutti i settori-, è un paese senza futuro.
Vittorio Alfieri
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