Festival e rassegne, così Marsala può rinascere
Festival che chiudono, rassegne che aprono, segnali da più parti che la Città ha la necessità e il bisogno di riaversi e quindi un fossato punico ritrovato (è sempre stato lì, ma nell’indifferenza dei più) e prossima piazza di saperi o anche per abitare quei luoghi nel silenzio della storia.
A dispetto di tanti e lo scrivo da anni, questa Città risorgerà se punterà sulla cultura in modo serio e costruttivo, e con una visione autentica e mi permetto di dire originale .
Racconto una cosa successa nelle dinamiche di costruzioni di un festival; settimane addietro comunico al gruppo di lavoro l’intenzione di convocare una conferenza stampa per raccontare il programma e non solo - fuoco di fila dei miei, che giustamente mi mettono sul chi vive ovvero all’appuntamento con la stampa non verrà nessuno -, non è andata proprio così poi.
Ma il pensiero diventa tarlo poi, confermato dai lanci stampa seguenti e durante lo scorrere delle giornate: resto convinto che nuovi mezzi di informazione a parte, quel momento sia dovuto alla stampa locale prima di tutto, all’amministrazione dove operi e altri enti et similari che magari coinvolti nel programma perché è lì che ci si ritrova. Altrove questa è la normalità.
Resta un momento di confronto primo, o almeno così dovrebbe essere. Ma la realtà è diversa e in queste settimane abbiamo avuto due festival e un comics, l’inizio di una rassegna e molto altro arriverà, ma secondo i giornalisti in città cosa lì farà andare oltre un copia e incolla di un comunicato che stancamente arriva sulle loro mail? Avrebbero loro la possibilità il territorio tramite noi che creiamo un movimento dal basso con narratori illustri e invece il nulla spesso.
Quello che sto raccontando avviene da anni per inciso, tranne pochi che vanno oltre.
La Comunità - quindi noi tutti - cresce e si evolve nel racconto che potreste fare e che dispiace dire non c’è, e fatico a comprenderne il motivo. Tralascio che per alcune testate (regionali e locali) tutto ciò non accada, lo trovo grave ma al tempo stesso in linea con il modo di raccontare.
Si è persa la curiosità? O più facile forse dalla tastiera continuare la narrazione di un qualcosa di ineluttabile ovvero il cul de sac della depressione che piace ad alcuni.
Do una notizia, questi festival/rassegne sono di iniziativa privata a volte, in alcuni casi compartecipati con enti pubblici nella costruzione, ma di fondo progettati da persone che con abnegazione credono fermamente nel lavoro culturale e nella programmazione che dura mesi.
Cresciamo tutti come Comunità e a chiudere questo cerchio è o dovrebbe essere la narrazione di un fatto. Forse mi farò altri amici ma non riesco a tacere questo stato di cose. In tempi di fare rete, di costruire percorsi virtuosi allargati, non è già una notizia questa? Siamo un territorio depresso culturalmente, è un fatto, e quando accade qualcosa l’aspettativa naturale dovrebbe essere il racconto ovvero prendere in ostaggio un regista un editorialista un disegnatore e far sapere tramite le proprie testate ciò che accade a finis terrae.
Noi che ci lavoriamo dentro questi contenitori a vario titolo, dal runner allo studente ne usciamo più ricchi. Voi, donne e uomini dell’informazione, potreste rendere diversa una comunità con le vostre testimonianze - frequentando questi momenti - e siamo sempre e lo ricordo la Città di Tullio De Mauro e per lui le parole valevano.
“La letteratura non permette di camminare ma di respirare”_ roland barthes: aiutateci ogni tanto a riprendere fiato, aiuterebbe tutti.
con profondo rispetto,
Giuseppe Prode
(Foto Anna Fici)
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