Si chiude con oltre 16 mila presenze la quindicesima edizione di “Una marina di libri”, il festival dell’editoria indipendente che dal 6 al 9 giugno ha animato il Parco Villa Filippina di Palermo.
Diretta per il quarto anno dal giornalista e scrittore Gaetano Savatteri, la manifestazione ha avuto come tema “Oltre i confini”. Un titolo che non è rimasto soltanto cornice, ma ha attraversato l’intero programma: letteratura, incontri, dibattiti, questioni di genere, religione, giustizia, ambiente, solidarietà, disabilità, musica, cinema, teatro e reading.
Il risultato è quello di un festival che conferma il suo ruolo nel panorama culturale siciliano e nazionale. Una marina di libri non è più soltanto una fiera dell’editoria indipendente. È diventata un luogo di confronto, una piattaforma cittadina in cui editori, autori, lettori, scuole, associazioni e istituzioni culturali si incontrano.
L’edizione 2024 è stata organizzata dall’Associazione Una marina di libri E.T.S. in collaborazione con il Centro Commerciale Naturale Piazza Marina & Dintorni, Navarra Editore, Sellerio Editore e Libreria Dudi.
I numeri raccontano la dimensione raggiunta dalla rassegna: 80 editori indipendenti, 400 appuntamenti, 8 palchi, oltre 2 mila accreditati tra editori, ospiti, giornalisti e artisti. A questi si aggiunge il pubblico, numeroso e trasversale, che ha attraversato Villa Filippina nelle quattro giornate.
“Una Marina di Libri – ha detto Gaetano Savatteri – ha confermato alla sua quindicesima edizione di essere un appuntamento fondamentale e significativo nella vita della città e della Sicilia. La risposta partecipata e affettuosa del pubblico è la migliore ricompensa per gli editori e gli organizzatori che credono nei libri e nella forza della parola”.
Il festival ha ospitato autori e ospiti nazionali e internazionali. Tra gli incontri più seguiti quelli con Petros Markaris, Daria Bignardi, Filippo Ceccarelli, Adriano Sofri, Vinicio Marchioni, Davide Ferrario, Anna Bonaiuto, Giorgio Fontana, Maurizio Carta, Ester Pantano, Salvo Piparo, Costanza DiQuattro, Calogero Ferrara e Francesco Petruzzella.
Particolarmente sentiti anche due appuntamenti legati alla memoria letteraria. Giosuè Calaciura ha presentato “Ventunotrentuno”, pubblicato da Navarra Editore, il libro del fratello Alessio, scomparso a febbraio. Salvatore Silvano Nigro ha invece guidato una conversazione intorno a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, presentando il volume di Gioacchino Lanza Tomasi “Lampedusa e la Spagna”, edito da Sellerio.
Molto seguita anche la sezione “I Segni di Venere”, che quest’anno, in omaggio a Santa Rosalia nel quattrocentesimo anniversario del Festino, è stata ribattezzata “I Segni di Rosalia”. Il programma, curato da Maria Giambruno, ideatrice di Una marina di libri, ha portato dentro il festival uno sguardo femminile e critico sui linguaggi, sui corpi, sulla città e sulle forme della narrazione contemporanea.
Un altro spazio importante è stato dedicato al giornalismo e alla memoria civile con la sezione “Il dovere di informare: raccontare l’antimafia”, realizzata in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Magistrati e giornalisti si sono confrontati sul racconto dell’antimafia, sul rapporto tra cronaca, responsabilità pubblica e linguaggi dell’informazione.
Anche i bambini hanno avuto un ruolo centrale, con un programma ludo-didattico curato dalla Libreria Dudi. Laboratori, letture e attività pensate per i più piccoli hanno confermato l’attenzione del festival alla formazione dei lettori fin dall’infanzia.
Questo è uno degli elementi più importanti della manifestazione. Una marina di libri non parla soltanto a un pubblico già formato. Prova ad allargare la comunità dei lettori, coinvolgendo famiglie, scuole, bambini, giovani e persone che magari si avvicinano ai libri passando da un incontro, da una lettura pubblica, da un laboratorio.
Il tema “Oltre i confini” ha permesso di tenere insieme molte direzioni. Confini geografici, culturali, sociali, linguistici, religiosi. Confini tra generi letterari e linguaggi artistici. Confini tra centro e margine, tra chi ha voce e chi fatica a essere ascoltato.
In un tempo in cui il dibattito pubblico tende spesso a chiudersi dentro identità rigide e contrapposizioni, un festival del libro può diventare uno spazio di attraversamento. Non perché i libri risolvano i conflitti, ma perché permettono di nominarli, discuterli, guardarli da più punti di vista.
La presenza di 80 editori indipendenti conferma anche il valore economico e culturale della filiera editoriale. L’editoria indipendente continua a essere uno dei luoghi più vivaci della produzione culturale italiana: sperimenta, rischia, intercetta autori, traduzioni, saggi e narrazioni che spesso non trovano spazio nei circuiti più grandi.
Palermo, per quattro giorni, è diventata una vetrina e insieme un laboratorio per questo mondo. Il Parco Villa Filippina ha ospitato presentazioni, dibattiti, reading, spettacoli e momenti musicali, trasformandosi in una piccola città dei libri.
Il festival ha il patrocinio di Comune di Palermo, Città metropolitana, Regione Siciliana, Università degli Studi di Palermo e AIE – Associazione Italiana Editori. Numerose anche le collaborazioni con associazioni, aziende e istituti culturali, dall’Institut Français all’Instituto Cervantes, da Medici senza frontiere a Palermo Pride, dal Conservatorio “Alessandro Scarlatti” all’Accademia di Belle Arti, fino al Sole Luna Doc Film Festival.
I reading sono stati finanziati dal Centro per il libro e la lettura, nell’ambito del percorso che ha visto Una marina di libri partner del Festival delle Letterature Migranti durante l’anno, con laboratori e letture ad alta voce.
La chiusura con oltre 16 mila presenze restituisce l’immagine di un festival cresciuto senza perdere la sua identità. Un evento che appartiene alla città, ma guarda oltre Palermo. Che tiene insieme editori e lettori, mercato e impegno civile, letteratura e attualità.
In Sicilia, dove i dati sulla lettura restano spesso fragili, una manifestazione capace di richiamare migliaia di persone attorno ai libri assume un valore che va oltre il successo organizzativo.
Una marina di libri dimostra che il pubblico c’è, se viene cercato con intelligenza. Che i libri possono ancora costruire comunità. E che la parola, quando trova spazio, continua a essere una forza pubblica.
Ines D’Orazio