Lo scandalo See Sicily costa ai siciliani 21 milioni di euro
“Benvenuti nella terra dove la vacanza non finisce mai”.Il sito è ancora online con questo claim.
Perchè, tecnicamente, il programma “See Sicily” non è mai andato in vacanza.
Però il grande bluff costa alla Regione Siciliana, e quindi ai siciliani, ben 21 milioni di euro.
Il piano di ripresa turistica "See Sicily", ideato dall'ex assessore Manlio Messina e proseguito dalla sua successora Elvira Amata, si è rivelato un fallimento molto costoso per la Regione Siciliana. La Commissione Europea, attraverso una comunicazione ufficiale, ha confermato un buco finanziario di 21 milioni di euro, aggravato da un ulteriore ammanco di 247 mila euro rispetto ai 10,7 milioni già non certificati e parzialmente restituiti a Bruxelles.
Il progetto, nato con l'intento di rilanciare il turismo post-Covid con un investimento di 75 milioni di euro, prevedeva l'acquisto di voucher per strutture alberghiere. Tuttavia, molti di questi voucher sono rimasti invenduti. Il tutto con fondi europei.
Il meccanismo utilizzato si è rivelato inefficace. La Regione ha pagato albergatori e tour operator per mettere i servizi a disposizione dei turisti e ha tentato di recuperare le somme per le stanze e i tour prenotati ma non utilizzati. Gli albergatori hanno sostenuto che le stanze e i servizi prenotati erano comunque a disposizione dell’amministrazione, ma Bruxelles non ha accettato questa spiegazione e ha rifiutato di rimborsare i servizi non fruiti.
La parte più consistente dell'ammanco deriva da 4 milioni di euro per pernottamenti, quasi il 60% del totale dei voucher erogati, e una rettifica del 10% del valore di quelli utilizzati. Anche per le escursioni e i servizi accessori si è registrata una spesa inammissibile di 3 milioni di euro, corrispondente ai voucher non utilizzati, più una rettifica di altri 200 mila euro su quelli usati.
Non solo i voucher invenduti hanno contribuito al fallimento del piano, ma anche 9,5 milioni di euro destinati a comunicazione e promozione turistica non sono stati certificati da Bruxelles. La Regione dovrà ora trovare una soluzione per coprire questo deficit. Tra le opzioni sul tavolo c'è l'inclusione della somma nella prossima manovra finanziaria regionale o l'utilizzo di fondi previsti dall'accordo di coesione tra Schifani e Meloni.
Intanto, la Guardia di Finanza, su mandato della Procura Regionale della Corte dei Conti, ha sequestrato nuovi atti riguardanti "See Sicily". I magistrati contabili, diretti da Pino Zingale, hanno avviato un'inchiesta per verificare eventuali irregolarità. Anche la Procura di Palermo sta indagando per rilevare possibili reati penali oltre che erariali.
Nel complesso, solo 5 milioni dei 75 previsti sono stati effettivamente utilizzati dai turisti per agevolazioni e servizi. Questo dato sottolinea il fallimento di un progetto che doveva essere un pilastro per la ripresa turistica della Sicilia, ma che si è trasformato in un oneroso fardello finanziario per la Regione.
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