Marsala, lite tra vicini finisce a coltellate e sprangate
Lo scorso 28 ottobre, in un “chiano” di contrada Cuore di Gesù, c’è stata un violenta lite tra vicini di casa che ha visto uno dei protagonisti sferrare una coltellata al volto dell’avversario, per poi essere preso a sprangate da quest’ultimo, a quanto pare spalleggiato da un altro vicino di casa.
La storia, però, non era mai venuta alla ribalta delle cronache. E’ venuta fuori solo adesso perché in tribunale (giudice monocratico Bruno Vivona) si è tenuta la prima udienza pre-dibattimentale che vede imputati i tre protagonisti della vicenda: Carlo Alfredo Lamia, di 58 anni, Antonino Castiglione, anche lui 58enne (i due sono addirittura nati lo stesso giorno), e Pietro Pantaleo, di 55. Tutti sono accusati di lesioni personali aggravate. Pantaleo e Castiglione in concorso tra loro. Secondo l’accusa, impugnando un coltello lungo ben 19 centimetri, con 9 di lama acuminata, il Lamia avrebbe sferrato un fendente al viso di Castiglione, con conseguente “ferita lacero contusa da taglio” che al Pronto soccorso dell’ospedale venne giudicata guaribile in 6 giorni salvo complicazioni.
A questo punto, Castiglione e Pantaleo avrebbero punito l’accoltellatore colpendolo al fianco sinistro e alla testa con una barra di ferro. Il Pantaleo, in particolare, avrebbe tenuto bloccato con le braccia il Lamia mentre Castiglione, ancora sanguinante, sferrava i colpi di spranga, che provocavano “trauma cranico con ferite lacero contuse alla regione parietale sinistra e trauma al fianco sx” giudicate guaribili in dieci di giorni”. In pratica, dice uno dei legali impegnati nel processo, “gli hanno aperto la testa…”. E’ mancato poco, quindi, che la lite sfociasse in ben più gravi conseguenze. Lamia, assistito dall’avvocato Sebastiano Daniele Gabriele, si è costituito parte civile contro gli altri due. Ieri, ad inizio dibattimento davanti al giudice monocratico del Tribunale di Marsala Bruno Vivona, Carlo Alfredo Lamia ha chiesto, tramite il suo difensore, di poter patteggiare la pena, che è stata concordata in sei mesi di reclusione con sospensione condizionale (il giudice deciderà il 4 luglio), mentre Castiglione, sempre per voce del suo legale, l’avvocato Fabio Pace, ha chiesto di poter godere dell’istituto della “messa alla prova” (per lui rinvio al 3 ottobre). Soltanto il Pantaleo, difeso dall’avvocato Francesco Vinci, affronterà, quindi, il processo. Probabilmente, infatti, il difensore punta a dimostrare la marginalità del suo cliente nella violenta lite.
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