Sicilia. Ancora ritardi per le nuove terapie intensive. E le imprese battono cassa
I progetti per la realizzazione e il rinnovamento dei reparti di terapia intensiva in Sicilia, inizialmente previsti per essere completati entro il 2022, hanno subito significativi ritardi. Attualmente, la nuova scadenza per il completamento è stata spostata alla fine del 2025 o all'inizio del 2026. La Corte dei Conti sta indagando sugli incrementi dei costi e sui numerosi intoppi che hanno contraddistinto il percorso di aggiornamento delle strutture sanitarie.
Il Piano in alto mare
Solo il 60% dei lavori previsti dal piano regionale è stato realizzato. Si tratta di interventi decisi nel pieno della pandemia da Covid19, quando la Sicilia ha ottenuto finanziamenti enormi per portare a termine, in breve tempo, numerosi lavori che avrebbero avuto un’importanza cruciale non solo per fronteggiare il virus ma anche nel post-covid. Gli ospedali siciliani, infatti, hanno affrontato l’emergenza covid con strutture spesso fatiscenti. Il piano regionale di ristrutturazione e potenziamento sarebbe stata l’occasione per rendere la sanità pubblica siciliana, soprattutto nei reparti intensivi, più al passo con gli standard nazionali.
Costi in aumento e decreti ingiuntivi - Un recente rapporto della Corte dei Conti ha messo in luce problematiche gestionali e inefficienze che hanno portato a costi aggiuntivi stimati in circa 157 milioni di euro. La situazione più critica si registra nell'Agrigentino, con un aumento delle spese del 58% rispetto alle previsioni iniziali. Questo scenario ha innescato una serie di decreti ingiuntivi milionari nei confronti degli enti responsabili. Infatti le imprese che hanno lavorato agli appalti, soprattutto per le forniture, nelle ultime settimane hanno fatto notificare agli enti decreti ingiuntivi per decine di milioni di euro non vedendo arrivare i pafamenti.
La responsabilità della Regione
Il governo regionale siciliano, guidato dal presidente Renato Schifani, ha espresso preoccupazione per i ritardi e ha sollecitato un impegno maggiore da parte di tutti i dipartimenti coinvolti. "È essenziale accelerare i lavori e rispettare i nuovi termini di scadenza per garantire che i cittadini siciliani abbiano accesso a cure intensive adeguate", ha affermato Schifani.
Per far ripartire i lavori, intanto, la Regione è costretta a sborsare altri milioni. Nelle scorse settimane, infatti, l’assessore alla Salute Giovanna Volo ha firmato il decreto che riscrive la mappa degli interventi e impegna altri 70 milioni di euro per completare le opere.
I ritardi nei principali ospedali
I lavori comprendono la ristrutturazione e l'espansione delle terapie intensive in vari ospedali dell'isola, tra cui quelli di Palermo, Catania, Messina e Siracusa. I termini così slittano ancora. Alcune strutture si prevede che verranno terminate nel 2025 o addirittura nel 2026. Tra queste c’è, ad esempio, Marsala dove si sta realizzando ormai da quasi 4 anni quello che doveva essere il padiglione per le malattie infettive (qui tutti i nostri articoli e approfondimenti). Diventerà invece un nuovo pronto soccorso e una nuova area di terapia intensiva. Nelle scorse settimane il manager dell’Asp di Trapani, Ferdinando Croce, ha annunciato che entro l’estate 2025 il padiglione sarebbe stato completato. Ma secondo quanto si apprende il completamento potrebbe avvenire nel 2026.
Questi ritardi non solo rappresentano un problema di gestione e finanziario, ma hanno anche un impatto diretto sulla qualità delle cure offerte ai pazienti. La carenza di infrastrutture adeguate può compromettere l'efficacia delle risposte sanitarie in casi di emergenza o di necessità intensiva, una situazione che la Sicilia si trova ad affrontare ripetutamente.
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