Caos Italia Viva in Sicilia, e Faraone protesta in accappatoio
Sabato mattina, Davide Faraone, capogruppo alla Camera dei Deputati per Italia Viva, ha scelto un gesto plateale per manifestare il proprio dissenso: si è presentato davanti a Palazzo d’Orleans con indosso un accappatoio e un bidone in mano, simbolicamente accusando il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, di incapacità e invitandolo a dimettersi. Questo atto di protesta, seppur singolare, ha suscitato perplessità e imbarazzo nelle istituzioni, poiché non è stato percepito come un gesto di opposizione costruttiva ma piuttosto come un teatrino che ha messo in discussione il rispetto dovuto alle cariche pubbliche.
Oltre al gesto, Faraone ha inviato un messaggio chiaro al cosiddetto "campo largo" del centrosinistra siciliano, che ha recentemente ribadito l'assenza di condizioni per un'alleanza con Italia Viva. La posizione di IV in Sicilia appare sempre più ambigua, oscillante tra l’opposizione al governo regionale di Schifani e la collaborazione con l’amministrazione cittadina di Palermo guidata dal sindaco Roberto Lagalla, con cui Faraone mantiene storici rapporti.
Nonostante la mancata presenza formale di Italia Viva nella giunta comunale palermitana, il partito è ben rappresentato. Gli esponenti vicini a Faraone, come l’assessore Totò Orlando e il capogruppo in consiglio Dario Chinnici, lavorano a stretto contatto con Lagalla, mentre Valentina Falletta, responsabile organizzazione di Italia Viva Sicilia, ricopre un ruolo di consulenza per il sindaco. Una realtà che rende difficile ignorare la presenza dei renziani nel governo cittadino, e che solleva domande sulla coerenza politica di IV.
L'opposizione di Italia Viva alla giunta regionale, e in particolare sulla questione della gestione della siccità in Sicilia, appare più un tentativo di recuperare spazio politico che una vera battaglia di contenuti. Il centrodestra, intanto, ha compattato le file, rispondendo in maniera dura agli attacchi di Faraone. Una nota di Palazzo d’Orleans definisce le dichiarazioni del capogruppo di IV come "scomposte e offensive", accusandolo di alimentare tensioni immotivate.
Esponenti di Forza Italia, come Edy Tamajo, assessore regionale alle Attività produttive, e Stefano Pellegrino, capogruppo all’ARS, hanno espresso la loro perplessità per la contraddittorietà delle posizioni di Faraone. Tamajo ha criticato apertamente il doppio gioco di Italia Viva, che da un lato attacca il governo regionale, e dall’altro continua a far parte della giunta Lagalla a Palermo: "Se Faraone crede veramente nelle sue parole, dovrebbe essere coerente e chiedere le dimissioni del suo assessore dalla giunta di Palermo", ha affermato.
Anche Manlio Messina di Fratelli d’Italia e Vincenzo Figuccia della Lega hanno sollecitato una riflessione interna alla maggioranza, chiedendo al sindaco Lagalla di prendere una posizione chiara nei confronti della presenza di Italia Viva nel suo esecutivo.
In conclusione, la protesta di Faraone sembra aver sollevato più interrogativi che consensi. La coerenza politica di Italia Viva, soprattutto in Sicilia, è messa alla prova, con il partito che dovrà fare i conti con la necessità di chiarire la propria posizione e le proprie alleanze.
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