Trapani, condanne pesanti per la rapina alla villa dei coniugi Salone (e non solo)
Il Tribunale di Trapani ha emesso condanne severe contro i responsabili di una serie di rapine che, nel 2019, avevano seminato il panico nella città e nelle zone circostanti. In particolare, l’assalto alla villa dei coniugi Renato Salone e Paola Maltese, entrambi medici di Trapani, aveva scosso profondamente la comunità.
Le condanne principali
La sentenza più dura è stata inflitta a due dei componenti della banda, Pino Cappelli di Erice e Baldassare La Grassa di Salemi, condannati ciascuno a 17 anni e tre mesi di carcere. Pietro Tranchida, invece, è stato condannato a quattro anni e nove mesi, sebbene sia stato assolto per le accuse legate alla rapina nella casa dei Salone e per altri reati, compreso il reato di associazione a delinquere. Tranchida, assistito dall'avvocato Giusy Montericcio, ha evitato una condanna molto più pesante, dato che il pubblico ministero aveva richiesto per lui una pena di 16 anni.
Giuseppe Culcasi ha ricevuto una condanna a cinque anni e nove mesi, mentre Ivan Randazzo e Giuseppe Galazzo sono stati entrambi assolti. Per Randazzo, il PM aveva chiesto 13 anni di carcere.
La rapina nella villa dei Salone
Tra le vittime delle attività criminali della banda ci sono i coniugi Renato Salone e Paola Maltese, la cui villa alle pendici di Erice fu presa di mira nella notte tra il 21 e il 22 gennaio del 2019. La banda si introdusse nell’abitazione approfittando del fatto che il sistema di allarme era temporaneamente disattivato per lavori di manutenzione. I quattro rapinatori fecero irruzione mentre la coppia dormiva, scatenando attimi di terrore.
I malviventi immobilizzarono Paola Maltese, ginecologa presso l’ospedale Sant'Antonio Abate, legandola con delle fascette e narcotizzandola. Successivamente, minacciarono il marito, Renato Salone, ex chirurgo in pensione, puntandogli una pistola e ordinandogli di aprire la cassaforte. Quando il medico spiegò che la chiave si trovava in una cassetta di sicurezza, i rapinatori decisero di scardinare la cassaforte e portarla via. All’interno c’erano gioielli, denaro contante e una pistola.
Il ruolo di "Ciccio U Pummaroro"
Uno dei membri della banda, Francesco Paolo Cammareri, noto come “Ciccio U Pummaroro,” fu arrestato e successivamente condannato a 14 anni di reclusione. Cammareri è stato identificato grazie a una sigaretta non fumata, trovata sulla scena della rapina e analizzata dagli investigatori che, tramite il DNA, sono riusciti a risalire alla sua identità. Cammareri, già noto alle forze dell’ordine, è poi deceduto in carcere.
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