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28/01/2025 06:00:00

Diga Trinità. Ogni secondo 1500 litri d'acqua buttati in mare

1,5 metri cubi al secondo. 1500 litri di acqua che ogni secondo fuoriescono dalla Diga Trinità, percorrono il fiume Delia fino a sfociare in mare, a Mazara del Vallo.


Oggi giorno, da circa una settimana, questo sversamento porta allo svuotamento di buona parte della diga.
L’invaso, secondo quanto stabilito dal Ministero delle Infrastrutture, deve scendere a 50 metri sul livello del mare. Il tappo è stato tolto perchè la diga non rispetta i canoni di sicurezza. Ma non è una nuova scoperta, la Diga non è mai stata collaudata, e si attendono da decenni i lavori di messa in sicurezza. La Regione Siciliana, benchè ne fosse a conoscenza, non ha mai realizzato quelle opere per mettere in sicurezza l’infrastruttura. Il risultato è che adesso migliaia di ettari di terreni e centinaia di agricoltori rischiano di restare a secco. C’è quindi molta rabbia e preoccupazione.



Un report giornaliero sulle operazioni di svuotamento
A fronte di questa situazione, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha richiesto al dipartimento Acqua e Rifiuti un report giornaliero sullo stato delle operazioni di riduzione dei livelli della diga. La richiesta segue una riunione svoltasi a Palazzo d’Orleans per affrontare le gravi carenze di sicurezza dell’invaso, rese evidenti dalla decisione del Ministero delle Infrastrutture, che il 14 gennaio ha chiesto l’adeguamento urgente alle prescrizioni contenute nel documento di Protezione civile della diga.

 


Le promesse mancate del passato
Il problema della Diga Trinità non è nuovo. Sei anni fa la Regione Siciliana, allora guidata da Nello Musumeci, sapeva già tutto: la Diga Trinità non era sicura e servivano interventi urgenti.
C’era un documento regionale, datato dicembre 2018, che descriveva uno studio preliminare e annunciava una gara d’appalto per lavori definiti “indifferibili”. I soldi c’erano, 3 milioni di euro stanziati dal CIPE già nel 2016. Non una cifra astronomica. Ma, come spesso accade in Sicilia, non è stato fatto nulla.
E oggi Musumeci, che ora è ministro della Protezione Civile, nel rispondere alle domande sulla questione se ne lava le mani: “La responsabilità è della Regione”, ha detto. Però è bene ricordare che fu lui, nel 2019, ad annunciare che quei lavori sarebbero partiti “nel giro di pochi mesi”. Promesse che, come spesso accade, si sono dissolte nel nulla.

Acqua sprecata, terreni assetati
Nel 2016 la capacità della diga era già stata ridotta da 68 a 65 metri sul livello del mare. Oggi, secondo il Ministero, non si può andare oltre i 50 metri. Risultato? La Diga Trinità contiene appena 4 milioni di metri cubi d’acqua, prima dello svuotamento, che è la metà del fabbisogno necessario per irrigare i 6.000 ettari di terreni circostanti. Ma c’è di più: da giorni quell’acqua viene sversata in mare, alla velocità di 1,5 metri cubi al secondo. Solo in un giorno sono stati buttati 130.000 metri cubi di acqua. Un’enormità, se si considera che sarebbero bastati per irrigare 80 ettari di vigneti per un’intera stagione.


Il documento del 2018: tutto scritto, nulla di fatto
Nel documento regionale del 2018 si legge chiaramente:
“Con la delibera CIPE 54/2016 è stato approvato il Piano Operativo FSC 2014-2020 per la messa in sicurezza delle infrastrutture in Italia. Tra le opere incluse c’è la Diga Trinità, per la quale sono stati previsti interventi di manutenzione straordinaria degli scarichi e del sistema di tenuta.”
Gli interventi dovevano riguardare tre aspetti fondamentali:
- Verifica della sicurezza sismica della diga;
- Adeguamento dello scarico di superficie;
- Miglioramento della tenuta idraulica dello sbarramento.
L’appalto prevedeva anche studi tecnici e un progetto di fattibilità. Ma tutto questo, come sappiamo, è rimasto sulla carta.


Perché non si è mosso nulla?
La domanda è semplice: perché nulla è stato fatto? I fondi erano già disponibili, e non si trattava nemmeno di una cifra insostenibile per le casse pubbliche. Eppure, la diga è rimasta ferma in condizioni critiche, fino a diventare oggi un simbolo di inefficienza e spreco.