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03/03/2025 06:00:00

 Diga Trinità: l’accusa al Dipartimento regionale dell’acqua. La pioggia riempie molti invasi siciliani

Il problema della Diga Trinità, come sappiamo, si trascina ormai da anni e oggi si continua a riversare acqua preziosa in mare dopo l’intervento del Ministero, poiché la diga, non essendo collaudata, non risponde ai parametri di sicurezza per poter contenere la quantità d’acqua per la quale prima era autorizzata. Il 6 febbraio scorso, dopo anni di nulla di fatto da parte del Dipartimento Acqua e Rifiuti (DAR), il governatore Renato Schifani, con un suo provvedimento, ha commissariato la diga assegnandola alla Protezione Civile, guidata da Salvo Cocina.

Il documento di accusa del Presidente
Il commissariamento della Diga Trinità è stato preceduto da un documento del presidente della Regione, che rappresenta un vero e proprio atto di accusa nei confronti del Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti. Un documento che, di fatto, costituisce una “autodenuncia” della Presidenza nei confronti dei propri uffici.
Nel documento emerge una chiara denuncia dell'inefficienza e della mancata tempestività nelle risposte e nei provvedimenti. Il Dipartimento aveva affidato studi a società di ingegneria che, però, hanno prodotto valutazioni incomplete e incongruenti. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), più volte, ha richiesto chiarimenti sulle criticità della diga, ma senza ricevere risposte esaustive. Questo atteggiamento di inerzia ha portato il Ministero a ordinare lo svuotamento forzato dell’invaso, con un impatto devastante sulla disponibilità di acqua per l’irrigazione.

Oltre alla mancata tempestività, il Dipartimento ha gestito l'emergenza in modo inefficiente. L'"avviso di pericolo" è stato emanato con grave ritardo, costringendo il Prefetto di Trapani, le forze dell’ordine e la Protezione Civile a intervenire immediatamente. Ancora più grave è il fatto che la Presidenza della Regione sia venuta a conoscenza della situazione solo dopo la mobilitazione del Prefetto, segno evidente di una mancata comunicazione istituzionale da parte del Dipartimento.
Un altro punto critico riguarda il mancato affidamento di una consulenza specialistica, necessaria per evitare lo svuotamento totale della diga. Nonostante l'urgenza della situazione, il Dipartimento non ha formalizzato l'affidamento dello studio richiesto dal Ministero. Già il 4 febbraio 2025, il Ministero aveva espresso forte disappunto per l'assenza di riscontri, aggravando ulteriormente la crisi.

I possibili danni erariali
"L’inerzia e la cattiva gestione da parte del Dipartimento - riporta il documento - possono configurare gravi danni erariali sotto diversi profili. Il danno ambientale e agricolo è uno dei più preoccupanti: il comprensorio agricolo interessato si estende su oltre 5.000 ettari, principalmente dedicati alla viticoltura irrigua. La perdita della risorsa idrica potrebbe trasformare l’area in pascolo asciutto, con conseguenze economiche devastanti per le imprese agricole e per le produzioni di pregio che caratterizzano il territorio. Inoltre, la perdita della funzione irrigua comporta una svalutazione dei terreni e un rischio concreto di abbandono delle colture.
A risentirne pesantemente sarebbe anche il comparto vitivinicolo siciliano, una componente essenziale dell’economia regionale. La siccità forzata, causata dallo svuotamento della diga, metterebbe in serio pericolo il ciclo produttivo dei vigneti, con una riduzione della resa e della qualità dell’uva. Questo scenario potrebbe tradursi in una perdita di fatturato di decine di milioni di euro per agricoltori e cooperative vinicole.
La cattiva gestione potrebbe inoltre esporre la Regione a richieste di risarcimento e a contenziosi legali. Gli agricoltori danneggiati potrebbero avanzare richieste per i mancati raccolti e il deprezzamento dei terreni, con possibili cause legali a carico della Regione. Eventuali condanne aggraverebbero il bilancio pubblico, con costi che finirebbero per ricadere su tutta la collettività".

In conclusione nel documento si dice che il Dipartimento Regionale dell'Acqua ha contribuito a determinare una situazione di emergenza che poteva essere evitata con una gestione più attenta. Il danno economico e ambientale per un’area agricola strategica della Sicilia è già tangibile, mentre il rischio di richieste di risarcimento potrebbe gravare ulteriormente sul bilancio regionale. L’inerzia del Dipartimento rischia di trasformare una crisi tecnica in una catastrofe economica e sociale, con ripercussioni su migliaia di lavoratori e imprese agricole.

Diga Trinità, si attende la relazione per innalzare il livello dell'acqua
La possibilità di fermare lo sversamento d’acqua dalla diga Trinità di Castelvetrano dipende dalla relazione tecnica che l’ingegnere Salvatore Miliziano presenterà a breve. Incaricato dalla Protezione civile regionale, Miliziano ha il compito di valutare la resistenza statica dell’impianto. Attualmente, il Ministero delle Infrastrutture ha fissato i livelli autorizzati dell’acqua a 50, 52 e 54 metri sul livello del mare, un limite che penalizza l’approvvigionamento per gli agricoltori. La Regione, invece, punta a innalzare la quota a 62 metri per consentire l’utilizzo tramite i Consorzi di bonifica. Tuttavia, l’ultima parola spetta al Ministero, proprietario della diga, che dovrà approvare l’eventuale aumento del livello d’invasamento. Se l’autorizzazione verrà concessa, si procederà alla pulizia dei cunicoli interni e all’impermeabilizzazione di parte del bacino per migliorarne l’efficienza.

La Diga Trinità nel 2015 e nel 2024
L'immagine confronta lo stato del lago della Trinità tra il 2015 (a destra) e il 2024 (a sinistra), evidenziando un significativo ritiro delle acque. La linea rossa sulla foto del 2024 indica il livello che l'acqua raggiungeva nel 2015, mostrando una riduzione estesa della superficie del bacino. Inoltre, si nota un cambiamento cromatico: nel 2024 l'acqua appare più torbida e tendente al marrone, probabilmente a causa della minore profondità e dell'accumulo di sedimenti. Questa variazione è causata sia alla riduzione dell'invaso che da fenomeni di ristagno.

Le piogge di gennaio e febbraio e la ripresa idrica degli invasi siciliani
“Dopo l’emergenza siccità le piogge degli ultimi due mesi hanno migliorato la situazione degli invasi siciliani”, così il report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche. Secondo i dati dell’associazione dei consorzi di bonifica e irrigazione in Sicilia si consolida la ripresa idrica grazie alle abbondanti piogge cadute dall’inizio dell’anno. Una situazione che accomuna la Sicilia e la Basilicata, mentre rimane critica la situazione in Puglia. A metà febbraio gli invasi siciliani trattenevano oltre 327 milioni di metri cubi di acqua, ben 32milioni in più rispetto a quanto rilevato una settimana prima. Emblematico il caso della Diga Ancipa che trattiene oltre 24milioni di metri cubi cioè solo circa sei in meno del volume di riempimento autorizzato. Resta comunque ben lontano dalla capienza massima la gran parte degli altri invasi siciliani. In provincia di Palermo il mese di gennaio è stato più piovoso del 34% con punte di +134%, nel siracusano nel 2025 secondo il report Anbi è caduto il 229% di pioggia in più rispetto al consueto. A fine gennaio, invece, risultavano con dati in diminuzione alcuni territori del trapanese e del ragusano ma la situazione è cambiata grazie alle abbondanti piogge dei primi venti giorni di febbraio. “L’auspicio ora è che si ottimizzi l’utilizzo di questi tesoretti idrici anche attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture”, commenta Francesco Vincenzi presidente dell’Anbi.