Totò Cuffaro in Sicilia continua a crescere, se paga pegno in alcune province, dove ha difficoltà ad emergere, a Palermo addirittura è il primo partito.
La DC attinge, per la crescita della propria forza, a soggetti politici appartenenti ad altre forze, principalmente arrivano da Forza Italia e da Fratelli d’Italia. Ci sono problemi con le due forze di maggioranza, gli azzurri sono dilaniati in ogni provincia, spaccature profonde che non certamente riusciranno a ricucire a breve; tra i meloniani, invece, i malumori sono legati alla gestione del partito, chi è già classe dirigente non è propenso ad allargare, a condividere un percorso. Temono che si riduca spazio e visibilità per loro. Mai sbaglio più grosso venne fatto.
La DC, invece, è il partito che accoglie. Ed è ancora forte la leadership di Cuffaro, non si è mai consumata, mai inabissata. Non è un fenomeno politico è un partito che ha ritrovato la sua leadership che fa valere. Piace? Non piace? E’ un dato di fatto. La Dc è una parte fondamentale del centrodestra, è il centro insieme a Noi Moderati e a Forza Italia.
La posizione di Cirillo
Il segretario regionale della DC in Sicilia Stefano Cirillo ha risposto a Lombardo, che chiede un rimpasto di giunta regionale per presenza sovradimensionata della DC: “In queste elezioni provinciali, il vero vincitore non è un candidato o uno schieramento, ma l’ipocrisia politica. Ancora una volta si è scelto di negare al popolo il diritto di parola, affidando la scelta dei rappresentanti a un meccanismo di voto indiretto, opaco e fortemente discutibile”.
Cirillo parla di alleanze non naturali: “Nel tentativo di salvare il salvabile, si sono formate alleanze trasversali e incoerenti, dettate più dalla necessità di occupare spazi di potere che da una visione condivisa. Parte ora un sistema di gestione dalle prospettive incerte, che rischia di restare inefficace se non verranno garantite le risorse necessarie per affrontare le vere priorità: strade, scuole, servizi pubblici. La Sicilia ha bisogno di andare oltre questo stallo, ma è difficile comprendere come ciò possa accadere senza un cambio radicale di rotta”.
La DC sul rimpasto regionale
Per Cirillo non ci sono dubbi: “Se per rimettere insieme le tante ipocrisie si deve – come dice Raffaele Lombardo leader di Grande Sicilia – ripartire dal rimpasto nel governo di Centrodestra, dia lui l’esempio, parta dal Comune di Palermo, dove il sindaco è parte importante del suo nuovo partito Grande Sicilia. Lo faccia dando equilibrio al giusto peso che hanno i partiti in giunta, cominciando proprio dalla Democrazia Cristiana che, da oggi, con l’adesione del consigliere Puma, che ringraziamo per la Sua scelta coraggiosa, ha ben sei consiglieri e un solo assessore. Ma riteniamo che bisogna andare oltre le logiche delle poltrone e dei rimpasti e per una volta guardare alle soluzioni dei tanti problemi urgenti. La Sicilia ha bisogno di una svolta, non di nuovi equilibri tra correnti e poltrone. Serve coraggio, serve visione. E soprattutto serve responsabilità, cominciando ad affrontare il problema più grande – la dispersione della più grande risorsa che abbiamo – i nostri giovani”.
L’eterna lotta tra Cuffaro-Lombardo-Musotto
Francesco Musotto è stato europarlamentare, deputato all'Assemblea Regionale Siciliana e presidente della Provincia di Palermo. Non ha mai perso la sua passione per la politica, che oggi analizza da osservatore e pure da addetto ai lavori. E poi c’è il duo Cuffaro-Lombardo che non si odiano ma non si amano, semplicemente nei loro silenzi c’è la voglia di far scomparire politicamente l’alleato di centrodestra.
In una intervista a Repubblica Musotto ha puntato il dito contro Lombardo e Cuffaro, alleati sleali. Ma ha anche profetizzato quello che accadrà nel 2027, elezioni regionali: “C’è anche un trasformismo esagerato. E credo che tutto questo porterà a qualche sorpresa alle prossime elezioni regionali…Secondo me avremo tre o quattro candidati. E il centrodestra andrà diviso”. Ha definito Cuffaro un “manniniano”.
L’intervento di Turano
La definizione di “manniniano” non è piaciuta a Mimmo Turano, attuale assessore regionale all’istruzione e esponente della Lega: “Musotto per criticare Cuffaro e Lombardo utilizza l’aggettivo ‘manniniano’ come uno stigma. Non sono d’accordo anzi credo che la politica siciliana non sia abbastanza manniniana perché manca di capacità di analisi e riflessione e del coraggio delle scelte. “Mannino - continua Turano - come molti altri politici di quella generazione era un fuoriclasse. Oggi arranchiamo soprattutto perché abbiamo discretamente furbi che pensano di essere fuoriclasse, anzi manniniani”.