Far West in centro storico a Trapani: “Ci servono presidi fissi, non pattuglie"
Sabato sera di paura nel cuore del centro storico, tra piazza Generale Dalla Chiesa e piazza Garibaldi. Il 4 ottobre scorso, un’altra rissa, l’ennesima, stavolta sfociata in un’aggressione a un ventenne, presumibilmente colpito con un’arma bianca. Si attende conferma ufficiale dalla Questura sulla dinamica e i particolari.
A rompere il silenzio è Pasquale Citrolo, titolare del Black Out, che anche se “ero in ferie e il locale era chiuso”, si dice stanco e arrabbiato per quello che ogni sabato sera accade nella zona: “Gente di m... che si appropria dei locali, che dovrebbero lavorare in tranquillità. Dopo il caos arrivano due pattuglie di polizia e due dei carabinieri. Ma perché non si può avere un presidio fisso, che funzioni da deterrenza?”
Citrolo si fa portavoce di tutti i commercianti della zona: “Questo lo diciamo da anni. Abbiamo bisogno di un presidio fisso. Ogni sabato succede qualcosa, ma la risposta è sempre la stessa: ‘La città non è solo vostra’. E invece no: se per un evento mettono a disposizione tutto, perché non farlo ogni fine settimana?”
E aggiunge, con amarezza: “Siamo lasciati soli. Siamo stanchi di lavorare in queste condizioni. Se succede un temporale, è come un evento: allora si può prevedere. Ma per la movida selvaggia no?”
L'episodio si inserisce in un contesto ormai cronico: mala movida, assenza di controlli stabili, presenza costante di gruppi violenti e ingestibili che si riversano tra piazza Lucatelli, piazza Dalla Chiesa e vie limitrofe. A poco sono serviti i provvedimenti restrittivi sugli orari e sulla musica, contestati dai gestori perché, secondo loro, “penalizzano solo chi lavora legalmente”.
“La verità è che non lavoriamo più. Siamo vessati, inascoltati. La piazza è vuota. E anche quando segnaliamo problemi urgenti, come la fogna esplosa in piazza Dalla Chiesa il 5 agosto, l’intervento arriva solo il giorno dopo. Ma se ci scappa il morto?”
Il titolare del Black Out conclude con parole pesanti: “Tra un mese chiudo, blocco tutto e vendo. Così non si può andare avanti”.
Intanto, Trapani si ritrova ancora una volta a fare i conti con una movida senza regole, in cui la distanza tra chi lavora nel rispetto delle norme e chi rovina tutto per una serata di sballo sembra sempre più difficile da colmare.
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