Antonini adesso “fattura” anche al Libero Consorzio: 3 milioni per lo stadio. Palazzetto: dove sono le quietanze?
Non pago — letteralmente — di bollette e minacce, il romano Valerio Antonini adesso passa alla fase due: la “fattura”. La sua web tv , Telesud, ha annunciato trionfalmente che il patron del Trapani Calcio avrebbe “emesso una fattura da oltre 3 milioni e 300 mila euro” al Libero Consorzio Comunale di Trapani, per i lavori di ristrutturazione dello stadio “Provinciale Basciano”, sostenuti — a suo dire — a spese della società granata.
Solo che, come già accaduto per il Palasport di Trapani (di proprietà comunale), non si tratta di una vera fattura, ma di un “avviso di fattura”: un documento privo di valore fiscale o giuridico, che nella pubblica amministrazione non produce alcun effetto. Soprattutto la domenica ...
Nel suo nuovo sfogo epistolare, Antonini accusa il presidente Salvatore Quinci di “appropriazione indebita” e di “comportamento doloso”, e annuncia che il 12 novembre invierà formalmente (si spera, se no è una presa in giro) la fattura, minacciando di procedere — in caso di mancato pagamento entro il 17 — con decreto ingiuntivo, denunce penali per truffa e falso in atto pubblico, e persino con la rimozione dei beni installati nello stadio: seggiolini, LED, spogliatoi, panchine.
Un copione già visto, che mescola toni apocalittici e vittimismo, e che serve solo ad alzare il volume della tensione. Ma dal punto di vista amministrativo, resta una pantomima.
Ricordiamo infatti — come Tp24 ha già spiegato — che nella pubblica amministrazione non si può “emettere fattura” così, di propria iniziativa: servono un contratto, un appalto, un CUP e un CIG, ossia un riferimento formale a un atto amministrativo approvato e registrato. In assenza di questi elementi, la fattura (o meglio, l’avviso) è priva di qualsiasi valore, e — se riferita a operazioni inesistenti — può configurare un reato.
Non solo: speriamo che stavolta Antonini non abbia indicato un IBAN sbagliato. Infatti nelle “fatture pro forma” inviate al Comune di Trapani per il Palasport, il codice bancario riportato non corrisponderebbe ad una società di Antonini, ma — secondo una prima verifica — a un’azienda di impiantistica di Trapani Con tanto di refuso: “BAN” al posto di “IBAN”.
Insomma, più che una fattura, sembra una barzelletta contabile.
E mentre Antonini minaccia querele e decreti ingiuntivi, il Libero Consorzio — per ora — tace. Anche perché, tra un avviso di fattura e un IBAN sbagliato, non c’è nulla, davvero nulla, da incassare.
Ma le sorprese non finiscono qui. Perchè ieri, sempre su Telesud, Antonini ha rilanciato con una proposta che definire surreale è poco: vuole che il Libero Consorzio gli venda lo stadio “in cambio” dei lavori di ristrutturazione che sostiene di aver realizzato.
“Siamo di fronte a un vero e proprio tentativo di truffa nei confronti della Trapani Calcio — ha detto Antonini in diretta — e quindi io mercoledì metterò la fattura fiscale di 3 milioni e 350 mila euro IVA inclusa. E se non mi pagheranno da lì a pochi giorni faremo il decreto ingiuntivo con richiesta di pignoramento cautelativo. Fermo restando che anche qua, per farli uscire da questo imbuto, io propongo ai rappresentanti del Libero Consorzio di chiudere la partita: mi date lo stadio, visto che vale molto meno dei 3 milioni e 350 mila euro che ci ho speso, e si risolve il problema”.
Antonini, insomma, propone uno scambio tra denaro e patrimonio pubblico: lui rinuncerebbe alla sua presunta “fattura” milionaria, e in cambio il Libero Consorzio gli cederebbe lo Stadio Provinciale “Basciano”, di proprietà dell’Ente.
Una proposta che, però, non sta in piedi né giuridicamente né amministrativamente: lo stadio è un bene demaniale, e non può essere “venduto” o “barattato” con un credito privato inesistente. Soprattutto se — come nel caso di Antonini — non esiste alcun contratto, appalto o atto ufficiale che certifichi l’esecuzione di quei lavori per conto dell’Ente pubblico.
Il patron del Trapani continua così la sua personale campagna contro le istituzioni locali, alternando toni da imprenditore ferito a quelli del negoziatore d’assalto, tra accuse, minacce e proposte “creative”.
Dopo la “fattura da 3 milioni”, il “pignoramento” e ora la “vendita dello stadio”, la sensazione è che la vicenda stia scivolando sempre più nel paradosso.
E mentre Antonini parla di “chiudere la partita”, la vera partita — quella legale — non è ancora nemmeno iniziata.
Veniamo all'altro fronte.
Sul caso PalaShark il Comune di Trapani ha confermato di aver ricevuto un solo documento ufficiale dalla Trapani Shark Srl: una nota datata 7 novembre, firmata dal presidente Valerio Antonini e indirizzata al sindaco Giacomo Tranchida. È l’unico atto formalmente acquisito dagli uffici comunali, che al momento non hanno ricevuto né le fatture quietanzate né gli allegati contabili richiesti per verificare le spese effettivamente sostenute dalla società nella gestione del Palazzetto “Ettore Daidone”.
Nella lettera Antonini riconosce l’avvio del procedimento di revoca della concessione avviato dal Comune, ma propone una “soluzione condivisa” per chiudere la controversia “nell’interesse esclusivo della città e dei tifosi”. Pur ribadendo la validità della convenzione firmata nel 2023, la società si dice pronta a firmare un nuovo accordo transattivo che prevede:
la presentazione di tutte le fatture e quietanze di pagamento relative ai lavori realizzati;
la verifica di tali spese da parte degli uffici comunali;
il conseguente rimborso da parte del Comune, anche con pagamento dilazionato in tre rate senza interessi tra dicembre 2025 e febbraio 2026.
Antonini propone inoltre di compensare i 15 mila euro spesi per l’impianto antincendio con i consumi di luce e acqua registrati negli ultimi due anni, e manifesta la disponibilità a partecipare a un nuovo bando pubblico per la gestione del Palasport, che il Comune potrà emanare una volta definita la vertenza.
“Attendiamo con urgenza che il sindaco ci chiami per preparare l’accordo”, scrive Antonini, auspicando di “voltare pagina con rinnovato entusiasmo”.
Da Palazzo D’Alì, però, arriva una replica prudente:
“Al momento l’unico documento pervenuto è la nota del 7 novembre. Non risultano depositate le fatture quietanzate né altra documentazione utile alla verifica delle spese”.
La procedura di risoluzione e decadenza della concessione resta quindi aperta, in attesa che la società di Antonini integri le carte richieste.
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