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12/12/2025 06:00:00

Borse di studio, è allarme all'Università di Palermo

Pubblicate le graduatorie di ERSU Palermo per le borse di studio universitarie ma il quadro – quest’anno – è tutt’altro che rassicurante. Secondo Vivere Ateneo, solo il 45% degli idonei risulterebbe oggi beneficiario dei fondi. «Una percentuale inaccettabile» denuncia l’associazione studentesca, che ha già chiesto un incontro urgente con l’Assessore Regionale all’Istruzione, Roberto Turano. La richiesta è chiara: garantire il pagamento a tutti gli assegnatari, senza rinvii né mediazioni. «Non accetteremo mezze misure», scrivono. Mentre i dati lasciano poco spazio all’ottimismo.

 

Il confronto con lo scorso anno rende la situazione ancora più amara. Nel 2024, infatti, seppur con erogazioni tardive e fondi arrivati solo in primavera, l’Ente era riuscito a coprire il 100% delle borse per gli idonei. Un traguardo non scontato, che però oggi appare decisamente più lontano: con un tasso di copertura che sfiora appena la metà degli aventi diritto, le prospettive non sono rosee. La distanza, quest’anno, sembra più difficile da colmare.

Il dato pesa ancora di più se si considera il contesto abitativo cittadino, diventato sempre più proibitivo per gli studenti. Negli ultimi cinque anni, gli affitti hanno registrato incrementi fino al 40%, come rileva l’osservatorio di Immobiliare.it. Nelle zone universitarie una stanza singola costa ormai tra i 250 e i 350 euro al mese, con cifre di poco più basse soltanto per chi accetta la formula senza contratto, ancora purtroppo diffusissima.

 

E se è vero che i fondi PNRR avrebbero dovuto aiutare a invertire la tendenza (in Sicilia sono previsti circa cinquemila posti letto in più, grazie ai finanziamenti), la domanda supera ampiamente l’offerta – e lo confermano i numeri raccolti dalle università e dagli enti regionali per il diritto allo studio. Palermo, come altre città italiane, si ritrova dunque in affanno: i nuovi alloggi non basteranno a rispondere all’emergenza abitativa, e il problema resta strutturale. In questo scenario, avere accesso alla borsa di studio significa, per molti, poter continuare gli studi senza dover lasciare Palermo. Senza quei fondi, lo studio universitario diventa – in tanti casi – materialmente impossibile.

 

Ed è qui che la questione si fa politica, sociale e persino culturale. Una borsa di studio, in Sicilia, è spesso l’unica occasione concreta di mobilità sociale – se ancora ne esiste una. L’isola registra oggi la più bassa quota di laureati in Italia (circa il 26%), di gran lunga inferiore rispetto al resto d’Europa (la media europea è del 42%). Con questi numeri, un accesso ridotto al sostegno economico ERSU significa diminuire ulteriormente le possibilità di un cambiamento reale nel tessuto economico e sociale della Regione.

 

È vero, però, che in termini di costo-opportunità, la spesa per il diritto allo studio – che è carico dell’UE, del MIUR ma anche della Regione – rischia di diventare con il tempo un investimento a perdere. Qual è il vantaggio di investire in borse di studio in un territorio che, di regola, non sa trattenere i propri laureati? Secondo l’ultimo rapporto CNEL, la quota di laureati tra i giovani emigrati – negli ultimi tre anni – è salita al 42%. Di fatto, ogni anno le università siciliane formano migliaia di ragazze e ragazzi che poi, appena possono, vanno via. Il diritto allo studio non può essere negato. Ma garantire l’accesso all’università, senza costruire un ecosistema capace di trattenere i laureati, è una strategia che non regge nel tempo.

 

Intanto, però, la preoccupazione è un’altra – e più urgente. Ci sono ancora centinaia di idonei che oggi non sanno se potranno restare a studiare. Cosa ne sarà degli studenti esclusi? Le associazioni studentesche chiedono risposte immediate. 

 

Daria Costanzo