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12/01/2026 06:00:00

Il “porto fantasma” di Selinunte. Ecco perché il molo non si allunga e i soldi finiscono in discarica   

 La Regione Siciliana ha stanziato l’ennesima cifra importante — ben 526.000 euro — per trasportare a discarica la posidonia tirata fuori dalle acque del porticciolo di Marinella di Selinunte. La possibilità di trasformarla in compost, risparmiando 200.000 euro, è definitivamente tramontata, una volta compreso che nel corso dei mesi quel cumulo si è “arricchito” di tanti altri rifiuti ormai impossibili da separare. E quindi, nonostante i prelievi ufficiali avessero certificato che la posidonia esaminata non fosse inquinata, il cumulo verrà smaltito in discarica.

 

Ma un interrogativo resta ancora senza risposta: perché non si interviene sulla struttura del porto per impedire, una volta per tutte, che sabbia e alghe vi entrino? Quello che emerge da documenti e testimonianze, è tanto semplice quanto sconcertante: quel molo non si può allungare perché, tecnicamente, non esiste.

Il motivo per cui l’allungamento del molo di ponente non è mai stato oggetto di un serio intervento strutturale risiede nella natura stessa della sua costruzione. Come sottolineato già dal 2009 dall’ex sindaco Gianni Pompeo, “il porto è abusivo ed è difficile far funzionare una cosa abusiva”.

 

Non era una provocazione politica, ma una realtà tecnica: la struttura è nata e cresciuta “pezzo dopo pezzo” senza una visione d’insieme o studi ingegneristici sulle correnti. Nato negli anni ’70, durante l’amministrazione di Vito Lipari, come semplice frangiflutti per proteggere i pescherecci, il sito è stato trasformato nel tempo in un approdo stabile tramite l’aggiunta disorganizzata di rocce. Il risultato è un’opera che non è mai stata un porto vero, ma un’incompiuta priva di basi legali che ne permettano la ristrutturazione o il potenziamento.

E infatti, gli ultimi lavori regionali di riqualificazione hanno riguardato soltanto una parte del porticciolo, quella di terra. Quella in regola. Il molo di ponente — quello a forma di “L” che funge da trappola per la posidonia — è rimasto invece al buio e insicuro. Su quel braccio non sono stati installati lampioni, e non sono state adeguate le bitte per l’attracco, proprio perché la natura abusiva della struttura  blocca ogni ammodernamento.

 

Eppure, in questo scenario di illegalità strutturale, vive un paradosso tutto siciliano: la stessa Regione che non può autorizzare l’allungamento del molo, ha affisso da anni un regolamento del porto, disciplinando di fatto un luogo che, per il demanio e l’urbanistica, resta un’opera fantasma. E se l’imbocco esposto allo scirocco non si può modificare, rimangono le soluzioni tampone. Costose. Costosissime. Tanto che per la prima volta dopo decenni, si assiste ad un trasporto in discarica che supera il mezzo milione di euro. Senza contare il costo della bonifica, tra le 100 e le 200 mila euro.

 

Potrebbe andare peggio di così? Si.

C’è un nuovo intasamento, proprio adesso che si è deciso di portar via la posidonia abbancata. Lo dice una nota della Capitaneria di Porto che parla di fenomeni progressivi di insabbiamento che stanno determinando “una sensibile riduzione degli spazi di manovra e una continua variabilità dei fondali portuali”, raccomandando alle imbarcazioni di rallentare il più possibile proprio nei pressi dell’imbocco. Non si tratterebbe però di posidonia, ma “soltanto” di sabbia. Così assicura almeno l’assessore Davide Brillo che ci dice che il Comune sta redigendo un Piano di fattibilità tecnico-economica (PFTE) per definire i dettagli e quantificare i costi in base al preziario regionale. Dopodiché la Regione, dal canto suo, ha assicurato che metterà a disposizione le somme necessarie per un intervento “in somma urgenza”.

 

Bene. Ma come mettere la parola fine ai continui intasamenti?

Sui rimedi strutturali, l’avvocato Brillo ci dice che il Comune di Castelvetrano ha richiesto alla Cassa Depositi e Prestiti di svincolare un fondo destinato proprio alla progettazione di diverse opere. Tra queste, la priorità è il progetto di messa in sicurezza del porto, basato su un’idea progettuale di un nuovo porto, già presentata in passato durante l'amministrazione Errante. Un iter che si era però interrotto nel 2015, dopo alcune conferenze di servizi.

L’amministrazione attuale starebbe dunque tentando di far ripartire l’iter. E al momento avrebbe già ricevuto un parere positivo dall’assessorato regionale competente. Certo, il percorso è ancora molto lungo. Prima occorrerebbe ottenere i finanziamenti, poi pubblicare l’appalto, consegnare i lavori, ultimarli, fare i collaudi… Il tutto con i tempi tipici della burocrazia. Molto diversi dai tempi delle mareggiate, che possono intasare i fondali con la posidonia o con la sabbia anche due volte l’anno.

 

Insomma, funziona così: le mareggiate di libeccio portano la posidonia nella spiaggia tra i due moli. Poi arrivano le mareggiate di scirocco che se la portano via e la infilano dentro il porto attraverso l’imbocco. A questo punto la palla passa alle opere di bonifica. E il ciclo ricomincia. Da anni.

 

Egidio Morici