È iniziato davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio il processo per l’omicidio di Teresa Stabile, 55 anni, originaria di Alcamo, uccisa lo scorso 16 aprile nel cortile del condominio in cui viveva a Samarate.
A processo c’è il marito Vincenzo Gerardi, anche lui alcamese, dal quale la donna si stava separando.
Secondo l’accusa, l’uomo l’ha colpita con quindici coltellate, al termine di una lunga escalation di minacce.
La separazione e il trasferimento dai genitori
Teresa Stabile aveva già avviato le pratiche di separazione con l’avvocato Manuela Scalia.
Aveva lasciato la casa coniugale e si era trasferita dai genitori, nello stesso complesso immobiliare ma in un altro appartamento.
Una decisione che, secondo quanto emerso in aula, Gerardi non avrebbe mai accettato.
La richiesta della difesa respinta
Nel corso della prima udienza, l’avvocato Vito Di Graziano, difensore di Gerardi, ha chiesto la riunione del processo per omicidio con un altro procedimento.
Si tratta di un fascicolo per violenza privata, nato da una denuncia presentata da uno dei due figli della coppia.
La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Giuseppe Fazio, ha respinto la richiesta.
Secondo i giudici, dagli atti «non emerge in alcun modo» che quella condotta fosse funzionale al delitto di stalking contestato in questo processo.
La linea sulla capacità mentale
La difesa ha già depositato una perizia di parte sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato.
Non è escluso che, dopo l’esame in dibattimento del professionista che l’ha redatta, venga chiesta una perizia psichiatrica disposta dalla Corte.
La famiglia della vittima in aula
Durante l’udienza si sono costituiti parte civile i figli, i genitori e la sorella di Teresa Stabile.
I figli sono assistiti dagli avvocati Cesare e Simona Cicorella.
I genitori e la sorella sono rappresentati dall’avvocato Manuela Scalia.
In aula, nessuno sguardo tra Vincenzo Gerardi e i figli.
Freddo distacco anche con i genitori e la sorella della vittima.
Le lettere e la rottura definitiva
Era dal 16 aprile dello scorso anno che la famiglia non si ritrovava nella stessa stanza.
Per mesi Gerardi ha cercato un contatto epistolare con i figli, Alessio e Christian.
Tentativi respinti.
«Quelle lettere sono state una vera e propria intrusione», ha commentato l’avvocato Cesare Cicorella.
La ricostruzione dell’accusa
Secondo quanto ricostruito, dopo quarant’anni di matrimonio vissuti in una condizione di sottomissione, Teresa aveva deciso di andarsene.
Una scelta che l’imputato non riusciva ad accettare.
Prima avrebbe simulato un suicidio, lasciando lettere d’addio per colpire emotivamente moglie e figli.
Poi sarebbero arrivate minacce sempre più angoscianti.
Infine, il 16 aprile, l’omicidio.
I prossimi passaggi
La Corte d’Assise ha rinviato l’udienza al 20 febbraio.
In quella fase entreranno nel vivo l’istruttoria e l’esame dei periti.
Il processo dovrà chiarire responsabilità, dinamica e condizioni psichiche dell’imputato in uno dei casi di femminicidio più drammatici degli ultimi anni.