Droga e case popolari. 13 indagati sono stati arrestati, sequestrate Ferrari e Maserati
L'inchiesta è giunta al punto di svolta. Dopo gli interrogatori dei giorni scorsi, il Gip ha emesso le ordinanze di custodia cautelare: 9 persone finiscono in carcere, 3 ai domiciliari e un pubblico ufficiale viene sospeso. Blindate dalle forze dell'ordine le auto di lusso che il "Rais" di San Giuliano usava per ostentare il suo potere.
L'operazione, coordinata dalla Procura di Trapani ed eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, ha smantellato un sistema criminale che spaziava dal traffico di droga alla corruzione negli uffici pubblici. L'ordinanza di custodia cautelare arriva dopo il vaglio degli interrogatori preventivi davanti al GIP.
Le misure riflettono la gravità dei reati contestati: trasferimento fraudolento di valori, evasione, ricettazione, spaccio organizzato, falso, corruzione e peculato.
Il tesoro di Randazzo: Ferrari e Alfa Romeo sotto sequestro
Durante l'esecuzione delle misure, i militari hanno messo i sigilli a un parco auto da sogno, utilizzato per eludere le misure di prevenzione patrimoniale. Sotto sequestro sono finite:
Una Ferrari F430 dal valore stimato di 160 mila euro.
Un’Alfa Romeo 4C del valore di circa 140 mila euro.
Una Maserati Ghibli e altre vetture di pregio utilizzate dal gruppo.
Questi beni, insieme ai due bar nell'area portuale (Cocktails & Dreams e Alibar) e alla rivendita di tabacchi di via Marsala, costituivano l'impero economico che Ivan Randazzo (1984) gestiva attraverso prestanome per evitare i sequestri dello Stato.
Il capitolo Iacp e il vigile "corriere"
L'ordinanza conferma il filone legato alla gestione degli alloggi popolari. Le indagini hanno accertato il presunto coinvolgimento di un dipendente dello Iacp, Giuseppe Marino (1961), nell'assegnazione illecita di quattro alloggi tramite false attestazioni sui requisiti di legge. Per il funzionario è scattata la misura dell'interdizione dai pubblici uffici. Le successive verifiche avrebbero fatto emergere false attestazioni sui requisiti di legge, inducendo in errore dirigenti e responsabili dei procedimenti e portando all’illecita assegnazione di quattro alloggi popolari in diversi comuni della provincia di Trapani.
A margine, resta confermata l'accusa di peculato per l'agente della Polizia Locale di Erice, Antonio Pio Sesta. L'uomo avrebbe utilizzato l'auto di servizio per consegnare volantini elettorali della moglie a casa di Randazzo, che all'epoca aveva violato i domiciliari in ben 39 occasioni documentate.
Droga e ordini dal carcere
Infine, il capitolo narcotici: lo spaccio di cocaina e crack veniva organizzato con accordi presi direttamente dentro la casa circondariale di Trapani. Era la moglie di Randazzo, Tania Minaudo (1988), a ricevere le direttive operative durante i colloqui per poi trasmetterle all'esterno, garantendo la gestione delle piazze di spaccio nonostante la detenzione dei leader.
L’inchiesta resta aperta, e per tutti i 13 indagati permane il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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Il provvedimento arriva al termine degli interrogatori preventivi disposti dal GIP nei giorni scorsi e riguarda un’inchiesta complessa che ipotizza, a vario titolo, reati che vanno dal trasferimento fraudolento di valori all’evasione, dalla ricettazione all’impiego di denaro di provenienza illecita, fino alla violazione delle norme sugli stupefacenti, falso ideologico, corruzione, favoreggiamento, peculato e invasione di terreni ed edifici.
Le indagini, condotte tra marzo 2022 e luglio 2023, hanno ricostruito un articolato sistema di presunte condotte illecite. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe l’attribuzione fittizia di beni e attività economiche per eludere le misure di prevenzione patrimoniale e reimpiegare proventi illeciti. Tra i beni finiti sotto la lente degli investigatori figurano mezzi di lusso e attività commerciali: un ciclomotore, sette autovetture – tra cui una Ferrari, una Maserati e un’Alfa Romeo 4C – due bar nell’area portuale (attualmente non operativi) e una rivendita di tabacchi.
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