Quello che sta accadendo a Marsala nel centrodestra non è solo una voragine, che hanno creato gli stessi partiti, ma una logica conseguenza del non aver compreso che, caduta la candidatura di Nicola Fici, sarebbe venuto meno tutto.
Di chi sono le responsabilità? Sono diverse e in capo a vari soggetti politici, che hanno di fatto bloccato non il decorso della campagna elettorale ma la programmazione di una città chiamata al voto.
Chi pagherà il prezzo politico di quanto accaduto?
La lotta interna a FI
La paralisi politica, la fuoriuscita degli assessori in capo a Enzo Sturiano raccontano di un conflitto interno a Forza Italia. Il problema non è solo il muro contro muro, ma l’effetto che produce.
Quando un partito di governo entra in guerra tra correnti, è chiaro che si blocca la filiera decisionale, per cui ogni proposta diventa terreno di scontro. Infatti, ad oggi non c’è alcuna visione strategica, non c’è un programma condiviso, ma agende di fazione.
Da una parte il segretario provinciale Toni Scilla, area di governo con Renato Schifani e il segretario regionale Marcello Caruso; dall’altra parte c’è l’area di Stefano Pellegrino che fa capo a Giorgio Mulè e Marco Falcone, che in provincia di Trapani significa pure Enzo Sturiano e Salvatore Quinci. Mettere un tassello a Marsala significa, di fatto, depotenziare Scilla. Ed è quello a cui mirano.
La discussione oggi non riguarda Marsala. Semmai Marsala è un mezzo per dimostrare “chi comanda” e dove è diretto il partito. Della città, in verità, non interessa nulla a nessuno. Stanno facendo prove di forza, a danno dei cittadini.
Cosa significa questo? Semplice. La discussione non è sul programma, sul rilancio economico, sul turismo, sulle periferie, sui fondi europei. La discussione è interna. È tattica. È muscolare. È una guerra di posizionamenti.
Hanno scambiato le elezioni per un congresso di partito. Oggi il messaggio che passa è un altro: prima sistemiamo gli equilibri interni, poi penseremo alla città.
Un errore politico, soprattutto un errore culturale. La domanda, a questo punto, è semplice e inevitabile: il centrodestra vuole vincere o vuole regolare i conti?
Curatolo, annuncio dopo annuncio… con un po’ di confusione
Leonardo Curatolo lancerà la sua candidatura a sindaco il 23 febbraio, dovrebbe pure presentare le liste. Nel frattempo guarda a casa d’altri: “Negli ultimi mesi, ho osservato con preoccupazione la situazione politica della nostra città. È diventato evidente quanto sia difficile mantenere la serenità e l'integrità del potere in un ambiente dove le scelte politiche sembrano essere dettate principalmente dall'interesse personale e dalla ricerca di una poltrona”.
Curatolo cerca di mettere ordine nel quadro cittadino ma le idee non sono chiare. A chi si riferisce?
Chi sarebbe il candidato di destra che è finito a sinistra? “Recentemente, un candidato di destra si è fatto candidare dal centrosinistra, ma non ha mai dichiarato esplicitamente di essere di sinistra; si presenta invece come una lista civica. Inoltre, negli ultimi sette mesi, alcuni esponenti pseudopolitici, già al tavolo del centrodestra, si sono trovati a migrare verso il centrosinistra per credere che questo fosse il carro vincente, chiudendo nell'armadio i propri valori e principi. Paradossalmente, anche diversi esponenti che per anni hanno militato nella sinistra ora hanno deciso di candidarsi nel centrodestra, cercando di attrarre consensi facendo leva su nuove alleanze politiche. Queste manovre alimentano confusione e disillusione tra i cittadini, minando la fiducia nella politica”.
Meglio di un rebus. Un politico che aspira a diventare amministratore deve esprimere chiarezza, non tirare la pietra e confondere le acque.
Infine Curatolo sostiene che: “Un ulteriore segnale di questa crisi politica è rappresentato dalle dimissioni di vari consiglieri, che dimostrano una mancanza di rispetto per i cittadini e per il loro impegno”.
Il rischio è di far passare un messaggio distorto e non vero. Nessun consigliere si è dimesso ma, semmai, tre assessori. Ruoli diversi e responsabilità diverse.