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06/03/2026 06:00:00

Cure fuori regione, il divario Nord-Sud vale 5 miliardi

La mobilità sanitaria interregionale in Italia continua a crescere e conferma una frattura sempre più evidente tra Nord e Sud. Nel 2023 ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, con un aumento del 2,3% rispetto ai 5,04 miliardi del 2022.

 

A dirlo è il nuovo rapporto della Fondazione Gimbe, che lancia un allarme sull’equità di accesso alle cure e sulle diseguaglianze territoriali del Servizio sanitario nazionale.

Secondo l’analisi, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano da sole il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, cioè la differenza tra quanto ricevono per curare pazienti provenienti da altre regioni e quanto spendono per i propri cittadini curati altrove.

 

Sul fronte opposto, le regioni che registrano i saldi negativi più pesanti sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme rappresentano il 78,2% del saldo passivo.

 

La “fuga” dei pazienti

La mobilità sanitaria rappresenta uno degli indicatori più sensibili delle diseguaglianze nel sistema sanitario italiano. In molti casi non si tratta più di una scelta, ma di una necessità: centinaia di migliaia di pazienti sono costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate.

Tra i dati più critici emerge quello della Sicilia, che registra uno dei saldi negativi più pesanti in Italia: –246,7 milioni di euro. Significa che quasi un quarto di miliardo viene speso ogni anno dalla Regione per pagare cure e ricoveri dei propri cittadini in altre regioni.

Un dato che conferma il fenomeno ormai strutturale della migrazione sanitaria, con migliaia di pazienti costretti a spostarsi per ottenere prestazioni sanitarie adeguate.

“La concentrazione di miliardi di euro e di pazienti verso poche regioni – ha sottolineato Cartabellotta – dimostra che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla salute non è garantito allo stesso modo su tutto il territorio nazionale”.

 

Le regioni più attrattive

La mobilità attiva – cioè l’arrivo di pazienti da altre regioni – si concentra soprattutto nel Nord Italia. In particolare:

  • Lombardia: 23,2%
  • Emilia-Romagna: 17,6%
  • Veneto: 11,1%

 

I saldi regionali

I dati mostrano chiaramente la frattura territoriale. I saldi positivi più consistenti sono registrati da:

  • Lombardia: +645,8 milioni di euro
  • Emilia-Romagna: +564,9 milioni
  • Veneto: +212,1 milioni

Sul fronte opposto, a pagare il prezzo più alto sono soprattutto le regioni del Mezzogiorno. Tra queste spiccano:

  • Calabria: –326,9 milioni
  • Campania: –306,3 milioni
  • Puglia: –253,2 milioni
  • Sicilia: –246,7 milioni

Numeri che evidenziano un flusso costante di risorse economiche dal Sud verso il Nord.

“Non si tratta più di semplici differenze regionali – avverte Cartabellotta – ma di un divario strutturale consolidato nel tempo”.

 

Il peso della sanità privata

Un altro dato significativo riguarda il ruolo del privato convenzionato. Oltre il 54% della mobilità sanitaria finisce nelle strutture private accreditate, che incassano quasi 2 miliardi di euro, contro circa 1,6 miliardi destinati alle strutture pubbliche.

La quota è particolarmente elevata in alcune regioni: Molise (90,2%), Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%).