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08/03/2026 06:00:00

Marsala 2026: le contraddizioni di Fici, lo scontro politico, le accuse di incoerenza...

C’è nervosismo nell’aria e il coraggio che è mancato nella prima fase delle candidature è venuto fuori, o qualcosa di simile, a schieramenti fatti. A puntare il dito è Nicola Fici: ex candidato sindaco, ex consigliere comunale e oggi nuova pedina nello schieramento che sostiene Giulia Adamo. Il suo atto d’accusa è comparso sui social ed è indirizzato direttamente a un altro consigliere comunale, Leo Orlando, dopo un’intervista rilasciata da quest’ultimo alla nostra testata. Secondo Fici, Orlando si sarebbe macchiato della “colpa” più grave in questa fase politica: non sostenere Giulia Adamo e neppure l’uscente Massimo Grillo, scegliendo invece di schierarsi con Andreana Patti.

 

L’accusa

 

Durante l’intervista, alla domanda diretta se l’operato del sindaco Grillo fosse tutto da buttare, Orlando ha risposto senza esitazioni: assolutamente no.

Una risposta che suona curiosamente familiare. È, infatti, la stessa – o quasi identica – che Nicola Fici consegnò alla nostra testata quando venne intervistato durante la fase della sua “presunta” candidatura a sindaco, poi mai concretizzatasi.

Del resto, a voler essere onesti con la memoria politica recente, non si ricorda un vero affondo di Fici contro l’amministrazione guidata da Massimo Grillo. E, a dire il vero, non si ricorda neppure un segnale particolarmente marcato di opposizione. Più che una linea di contrasto politico, negli anni è sembrata prevalere una prudente linea di galleggiamento.

L’accusa di Fici a Orlando è stata: “Ciao Leo, ti fa onore riconoscere tutti gli interventi migliorativi effettuati dall’amministrazione Grillo, anche se non comprendo il significato della ‘coerenza per Marsala’ se da un lato ne apprezzi le realizzazioni eseguite e dall’altro scegli di intraprendere un percorso alternativo. Spero quantomeno, per questioni di coerenza a cui alludi, di non ritrovarti nella stessa lista in cui è candidato Oreste Alagna, di cui hai invocato a più riprese le dimissioni da assessore per la sua inefficienza. Per te che prediligi fortemente i programmi, mi sembra assurdo immaginare che adesso possa addivenire a una visione progettuale comune con Oreste Alagna. Magari, in questo caso, la parola ‘coerenza’ può lasciare spazio alla parola ‘coesistenza’, perché coesistendo si possono ottenere seggi e quindi essere eletti”.

 

 

Tutte le contraddizioni di Fici

 

Se c’è un filo logico nel percorso politico di Nicola Fici, è difficile individuarlo. Piuttosto, si intravede una sequenza di passaggi che sembrano smentirsi l’uno con l’altro.

Fici è stato eletto in Consiglio comunale con Cento Passi, una lista collocata nell’area progressista. Poi arriva la svolta: la sua candidatura a sindaco, costruita però nell’area del centrodestra. Un salto politico non proprio irrilevante.

Quella candidatura, però, si sgonfia prima ancora di nascere davvero: Fici fa un passo indietro e si ritira dalla corsa. Poco dopo arriva anche la dimissione dal Consiglio comunale.

 

La storia non finisce lì. Perché, a distanza di poco tempo, lo stesso Fici riappare nello schieramento che sostiene Giulia Adamo, entrando nella sua alleanza elettorale. Nel frattempo arriva anche il sostegno al consigliere Michele Accardi, aggiungendo un altro tassello a un percorso politico già piuttosto tortuoso.

Il risultato è una sequenza di cambi di posizione che lascia più di una domanda aperta. Dalla lista progressista alla candidatura nel campo opposto, dal ritiro alla dimissione, fino al nuovo posizionamento nell’alleanza della Adamo e agli appoggi distribuiti qua e là.

A questo punto la domanda è inevitabile: stiamo parlando dello stesso concetto di coerenza politica? Oppure, più semplicemente, di un continuo riposizionamento che segue il vento del momento.

Che poi indiscrezioni di peso, subito dopo il suo ritiro, lo davano già con Andreana Patti, salvo poi, come nel suo stile, disertare l’appuntamento fissato insieme a Michele Gandolfo. È vero: la campagna elettorale è iniziata e ognuno gioca le proprie carte. Ma c’è un limite che non dovrebbe mai essere superato: inquinare i pozzi e prendere in giro i cittadini.

 

Perché gli elettori non sono stupidi e meritano rispetto. Quel rispetto che Nicola Fici avrebbe dovuto dimostrare proprio nel momento più delicato della sua parabola politica: quando ha deciso di ritirarsi dalla corsa a sindaco.

Una scelta legittima, certo. Meno legittimo è stato il modo in cui è stata comunicata: un comunicato striminzito, senza spiegazioni, senza una vera assunzione di responsabilità pubblica, senza la “verità” dei fatti.

Eppure, chi lo sosteneva racconta tutt’altra storia. I consiglieri che erano al suo fianco nella corsa a sindaco – nessuno escluso – ribadiscono un passaggio preciso: poche ore prima del ritiro Fici era in videocall con loro e aveva confermato la sua candidatura.

Poi, all’alba, intorno alle sei del mattino, è arrivato il comunicato che annunciava il passo indietro. Ed è qui che si apre la domanda politica, quella vera: che cosa è successo in quelle ore?

L’accordo con Giulia Adamo è nato davvero negli ultimi giorni, come si vorrebbe far credere oggi? Oppure era già stato costruito prima, mentre pubblicamente si raccontava un’altra storia? Sono domande legittime. E sono le stesse che, in queste ore, molti cittadini stanno iniziando a porsi. Perché la politica può cambiare strada, ma la trasparenza non dovrebbe mai cambiare versione.

 

Coerenza alternata

 

Per Nicola Fici e per molti altri che oggi hanno scelto di schierarsi con Giulia Adamo, la coerenza sembra essere rimasta soltanto una parola sul vocabolario.

I fatti raccontano altro, e sono fatti difficili da smentire. Ci sono assessori che oggi sfilano accanto alla Adamo ma che fino a ieri – per tre anni e mezzo – sono stati saldamente accanto al sindaco Massimo Grillo, con maggioranza piena e deleghe pesanti.

Idem per il deputato azzurro della città, Stefano Pellegrino. Non una posizione marginale, ma ruoli centrali dentro l’amministrazione. Poi, improvvisamente, cambia il vento e cambia anche la collocazione politica.

E allora, se proprio si vuole tirare in ballo la parola “coerenza”, forse la scelta più dignitosa sarebbe stata un passo indietro. Un gesto che avrebbe evitato di esporre la politica all’ennesimo spettacolo di trasformismi e riciclaggi.

Perché il sospetto, difficile da scacciare, è sempre lo stesso: non conti la linea politica, ma soltanto la prospettiva di un seggio oggi e magari di una poltrona domani.