Nel giorno del compleanno di Mauro Rostagno, Trapani lo ha ricordato con due gesti che parlano al presente della città e al suo futuro. Da una parte la cittadinanza onoraria conferita al giornalista e sociologo ucciso dalla mafia nel 1988, dall’altra un’iniziativa che guarda alla rinascita sociale: l’inaugurazione del murale “Liberaveramente” nell’area esterna del Conservatorio Antonio Scontrino.
L’opera nasce da un percorso promosso dall’ULEPE, guidato dalla direttrice Rosanna Provenzano. L’ULEPE – Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna –, struttura del Ministero della Giustizia che segue le persone condannate a misure alternative al carcere. Il progetto ha trasformato la memoria di Rostagno in un laboratorio concreto di restituzione alla comunità: chi ha sbagliato, invece di essere semplicemente escluso, può tornare a costruire qualcosa per la società.
Il progetto “Liberaveramente” ha coinvolto persone inserite nelle comunità terapeutiche Faro, Saman, La Forza e Salute e Benessere, che hanno partecipato a laboratori di arte-terapia e riflessione guidati da psicologi e operatori sociali.
Per la direttrice dell’ULEPE di Trapani Rosanna Provenzano, il senso del progetto è tutto nel valore costituzionale della pena.
«La nostra Costituzione, all’articolo 27, afferma che la pena deve tendere alla rieducazione della persona. Questo significa che l’obiettivo non è cancellare l’errore ma trasformarlo in responsabilità. Chi ha sbagliato restituisce qualcosa alla città, contribuendo a migliorare uno spazio pubblico. È questo il significato più profondo dell’iniziativa: dimostrare che la giustizia può diventare un percorso di rinascita e non soltanto una sanzione».
E nel giorno in cui Trapani ha ricordato Mauro Rostagno, quel murale ha raccontato proprio questo: la possibilità di tornare a far parte della comunità.
Alla cerimonia hanno partecipato magistrati, istituzioni, studenti e cittadini. Presente anche Pietro Grasso, ex Procuratore nazionale antimafia ed ex presidente del Senato; Daniela Lupo, prefetto di Trapani; Giuseppe Felice Peritore, questore di Trapani; Alessandra Camassa, presidente del Tribunale di Trapani; Rosanna Provenzano, direttrice ULEPE Trapani; Giacomo Tranchida sindaco di Trapani; Marilena Cricchio, coordinatrice Distretto socio-sanitario 50; Carla Rostagno, sorella di Mauro Rostagno; Simone Alecci, magistrato Tribunale di sorveglianza di Palermo; Vanni Quadrio, artista e arteterapeuta; Saverio Mazzara, psicologo. Presenti anche Gaetano Vivona, dipartimento Salute Mentale dell'Asp di Trapani e tutti gli autori del murale, persone in percorso di rieducazionee riparazione.
Alecci – “Trapani diventa capitale della rieducazione”
A dare la chiave di lettura più forte dell’iniziativa è stato il magistrato Simone Alecci, del Tribunale di sorveglianza di Palermo. Nel suo intervento ha spiegato perché da Palermo guardano con attenzione a ciò che accade a Trapani. Il Tribunale di sorveglianza ha infatti competenza su Palermo, Trapani e Agrigento, seguendo detenuti e persone che stanno scontando pene alternative al carcere.
Alecci ha sottolineato come questa esperienza rappresenti un modello per tutta la giustizia penale. «L’esempio che muove oggi da Trapani è meraviglioso – ha detto –. Da qui arriva uno spunto di riflessione straordinario per chi esercita la giurisdizione».
Richiamando l’articolo 27 della Costituzione, il magistrato ha ricordato che la pena non può essere ridotta al carcere. «La pena non è solo afflizione, è prima di tutto restituzione. Il senso della pena è restituire qualcosa alla società».
E proprio per questo ha definito Trapani “capitale della rieducazione”, spiegando che la vera reintegrazione non può essere compito della sola magistratura ma nasce da una sinergia tra istituzioni, servizi sociali, sanità e comunità. Un lavoro condiviso che trasforma la pena in un percorso di responsabilità.
Carla Rostagno – Il pericolo dell’indifferenza
Tra i momenti più intensi della cerimonia c’è stato l’intervento di Carla Rostagno, sorella del giornalista assassinato dalla mafia.
Davanti agli studenti ha ricordato il fratello non solo come figura pubblica ma come uomo capace di parlare direttamente alla coscienza delle persone.
Ha invitato i giovani a non dimenticare chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia: Falcone, Borsellino, Livatino e molti altri.
Ma il suo messaggio più forte è stato contro l’indifferenza. «Queste persone sono morte anche perché sono state lasciate sole», ha detto.
Per questo ha chiesto ai ragazzi di informarsi, partecipare e prendere posizione. Non per eroismo ma per responsabilità.
Secondo Carla Rostagno, la vera lezione del fratello è proprio questa: la libertà e la giustizia non si difendono da soli, ma insieme.
Prefetto Daniela Lupo – Libertà di parola e responsabilità civile
La prefetta Daniela Lupo ha collegato il significato del murale alla figura di Mauro Rostagno e alla libertà di parola che ha caratterizzato il suo lavoro giornalistico. Ha ricordato che proprio la capacità di dire ciò che altri non volevano ascoltare ha reso Rostagno una figura scomoda ma fondamentale per la città.
Secondo la prefetta, il titolo dell’opera – “Liberaveramente” – richiama quella libertà interiore che permette di scegliere da che parte stare. Una libertà che non è solo personale ma anche civile, perché implica responsabilità e coraggio.
Lupo ha insistito su un altro aspetto: il valore delle periferie, spesso considerate margini ma in realtà cuore della città. «Le periferie sono le chiavi della città», ha ricordato, invitando i giovani a non considerarle luoghi di esclusione ma spazi in cui costruire comunità.
In questo senso il murale diventa un segno concreto di presenza e di partecipazione: un gesto che restituisce dignità a un quartiere e invita a non lasciare nessuno indietro.
Questore Peritore – La legalità nasce dalla società
Il questore Giuseppe Felice Peritore ha richiamato l’importanza della memoria e dell’impegno collettivo nella costruzione della legalità. Ricordare Rostagno, ha spiegato, significa ricordare una persona che ha pagato con la vita la scelta di denunciare mafie, collusioni e malaffare.
Peritore ha sottolineato come il lavoro delle istituzioni non possa bastare da solo. «La prevenzione e la repressione non sono sufficienti se la società civile non sta dalla parte giusta», ha detto.
Per questo il coinvolgimento dei giovani e delle scuole è decisivo. Gli studenti presenti alla cerimonia sono stati invitati a riconoscere il valore delle persone che hanno sacrificato la vita per difendere la legalità e a trasformare quella memoria in responsabilità civile.
Secondo il questore, iniziative come quella dell’ULEPE mostrano che la sicurezza e la giustizia non sono solo compiti dello Stato ma un processo condiviso che riguarda tutta la comunità.
Camassa – La giustizia di comunità
La presidente del Tribunale di Trapani Alessandra Camassa ha parlato direttamente agli studenti, invitandoli a riflettere sul senso della pena.
«Quando pensiamo a chi commette un reato immaginiamo subito il carcere», ha detto. «Ma la Costituzione non voleva che le persone venissero chiuse e dimenticate».
Il carcere, ha spiegato, rischia di isolare le persone senza garantire un vero cambiamento. La giustizia di comunità invece coinvolge tutta la società nel processo di recupero.
Il murale rappresenta proprio questo: persone che hanno sbagliato e che oggi restituiscono qualcosa alla collettività. «Questo murale cambia il volto di un quartiere e aiuta a ricucire la ferita lasciata dalla morte di Rostagno», ha sottolineato. Un gesto simbolico ma anche concreto, che dimostra come la responsabilità possa trasformarsi in restituzione sociale.
L’artista Vanni Quadrio – Un murale nato dalle relazioni
Il murale “Liberaveramente” è stato realizzato dall’artista e arteterapeuta Vanni Quadrio insieme agli “autori della riparazione”.
Quadrio ha spiegato che l’opera non nasce come semplice progetto estetico ma come processo relazionale. Un anno di incontri, confronti e parole che hanno portato alla costruzione collettiva dell’immagine.
«Un’opera di riparazione non è solo un oggetto estetico», ha spiegato. «È un oggetto relazionale che nasce dalle storie delle persone che l’hanno costruita».
Il murale racconta infatti un percorso umano: le onde del mare, le parole scritte in alto – solitudine, tristezza, rinascita, famiglia, libertà, chiedi aiuto, amore – e i simboli che attraversano la parete parlano di caduta e di rinascita.
Quadrio ha indicato due parole come bussola del lavoro svolto: amore e paura. Non per negare gli errori, ma per ricordare che dopo ogni errore esiste sempre una possibilità di cambiare strada.