È tornato in aula ieri, al Tribunale di Trapani, il processo nato dall’operazione “Aquila”, l’indagine della Polizia del commissariato di Alcamo coordinata dalla Procura di Palermo che ha portato alla sbarra 22 persone. Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di droga, porto abusivo di armi, minacce ed estorsioni. Il collegio giudicante è presieduto da Messina, con a latere Fontana e Marroccoli. In aula è stato ascoltato il commissario Ignazio Coraci, che ha ripercorso davanti ai giudici parte dell’imponente attività investigativa, rispondendo alle domande del pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Giacomo Brandini. L’investigatore ha già illustrato 28 degli oltre 70 capi di imputazione contestati.
La rete dello spaccio ad Alcamo
Secondo quanto emerso dalle indagini, tra il 2018 e il 2020 ad Alcamo avrebbe operato un articolato sistema di spaccio. Cocaina, crack e hashish venivano venduti in diversi punti della città, con consegne che, all’occorrenza, arrivavano anche direttamente a domicilio.
Gli investigatori hanno ricostruito l’esistenza di tre gruppi che si sarebbero spartiti il mercato locale della droga, riconducibili alle famiglie Amato, Camarda e Provenzano. Alcuni degli episodi raccontati in aula riguardano proprio il gruppo dei Camarda, al cui vertice – secondo gli inquirenti – ci sarebbe stata Anna Maria Ingrao, figura considerata centrale nell’organizzazione.
Le intercettazioni telefoniche hanno restituito uno spaccato dettagliato degli affari. In alcune conversazioni gli indagati parlavano di crediti da recuperare per circa 80 mila euro. La droga veniva spesso indicata con nomi in codice: “birra”, “cocco”, “foglio” o “regalo”.
Prezzi e luoghi dello spaccio
La cocaina, in particolare, sarebbe stata venduta a circa 70 euro a dose nella piazza di Alcamo. Parte della sostanza stupefacente arrivava da Palermo e Partinico e poi veniva distribuita anche nei comuni vicini come Castellammare del Golfo, Balestrate e Trappeto.
Tra i luoghi individuati dagli investigatori per le cessioni ci sarebbero una sala giochi e un magazzino alla periferia della città. Determinanti per ricostruire l’attività della rete sono state le intercettazioni e le immagini raccolte durante i servizi di osservazione.
Minacce ai clienti e armi
L’inchiesta ha fatto emergere anche episodi di intimidazione nei confronti di giovani e delle loro famiglie per il pagamento delle dosi acquistate. In un caso, due indagati sarebbero stati intercettati mentre si esercitavano a sparare con una pistola calibro 7,65 contro cartelli stradali lungo la statale 113: sulla loro auto era stata installata una microspia che ha registrato in diretta i colpi esplosi.
Nel corso delle indagini sono stati eseguiti anche sequestri. Tra gli episodi contestati, quello che riguarda Francesco Camarda, trovato in possesso di circa 200 grammi di cocaina e di 100 mila euro in contanti. L’uomo avrebbe tentato di corrompere gli agenti ed è già stato condannato per questo episodio.
I collegamenti investigativi
L’indagine ha incrociato anche altri filoni investigativi. In particolare sono emersi contatti con ambienti legati alla cosca dei Vitale di Partinico. Un’altra pista ha portato fino a Roma, dove comparivano collegamenti con il noto clan rom dei Casamonica.
L’operazione “Aquila”, inoltre, si inserisce nel solco di precedenti indagini sul traffico di stupefacenti nell’area alcamese, tra cui l’operazione “Oro Bianco” del 2019, che aveva già fatto luce su una rete di spaccio attiva nello stesso territorio.
Secondo gli investigatori, nella zona il consumo di droga resta particolarmente elevato e coinvolge anche giovanissimi, con casi che partono già dai 14 anni. Il processo proseguirà nelle prossime udienze con l’esame degli altri capi d’imputazione e dei testimoni dell’accusa.