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13/03/2026 06:00:00

Iacolino atteso oggi dai pm: il nodo delle pressioni sulla sanità e i rapporti con Vetro

Oggi, 13 marzo, è il giorno di Salvatore Iacolino. Dopo il silenzio scelto davanti al gip da Carmelo Vetro e Giancarlo Teresi, tocca adesso all’ex direttore generale del Policlinico di Messina, travolto dall’inchiesta della Procura di Palermo su mafia, appalti, sanità e rapporti opachi dentro pezzi dell’amministrazione regionale.

Iacolino, nominato appena pochi giorni fa alla guida del Policlinico e subito sospeso, si è poi dimesso. Adesso è atteso a Palermo per essere sentito dai magistrati che coordinano l’indagine. Intorno a lui si concentra uno dei filoni più delicati dell’inchiesta: quello che riguarda non i dragaggi dei porti o la gestione della posidonia, ma il possibile utilizzo di relazioni istituzionali e peso burocratico per favorire interessi privati riconducibili a Carmelo Vetro.

La domanda, in fondo, è tutta qui: Iacolino era solo un dirigente che conosceva Vetro, o era un uomo che si era messo a disposizione di un sistema?

 

Dopo il silenzio di Vetro e Teresi, oggi il passaggio chiave

 

Ieri, davanti al gip di Palermo Filippo Serio, sia Carmelo Vetro sia Giancarlo Teresi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Una scena muta che, sul piano giudiziario, non sposta l’impianto accusatorio, ma sul piano politico e amministrativo conferma la gravità del quadro emerso finora.

Vetro, già condannato in via definitiva per mafia, è indicato dagli inquirenti come il perno di una rete di interessi che si muove tra lavori pubblici, gestione dei rifiuti, posidonia, movimento terra e sanità privata convenzionata. Teresi, dirigente regionale alle Infrastrutture, è invece accusato di avere piegato le sue funzioni pubbliche agli interessi di Vetro, “segnalando” imprese e agevolandone l’ingresso nei cantieri, in cambio di denaro.

Oggi, invece, si passa a un altro livello dell’inchiesta: quello in cui il baricentro si sposta dagli appalti ai rapporti con l’assessorato regionale alla Salute e con l’Asp di Messina.

 

Che cosa contestano a Iacolino

 

La posizione di Iacolino è diversa da quella di Vetro e Teresi, ma non meno pesante. Secondo gli atti dell’inchiesta, l’ex manager della sanità regionale avrebbe messo a disposizione di Vetro la propria influenza, la sua rete di relazioni e il peso derivante dal ruolo ricoperto nella Regione, contribuendo così – secondo la ricostruzione della Procura – alle prospettive imprenditoriali di società riconducibili all’entourage dell’imprenditore di Favara.

Il punto più delicato non è soltanto la frequentazione. Gli inquirenti descrivono un rapporto che sarebbe stato continuativo, consapevole e operativo. Non una conoscenza occasionale, ma una relazione dentro la quale Vetro avrebbe trovato un interlocutore istituzionale capace di attivarsi su pratiche, contatti e pressioni.

Negli atti si legge, in sostanza, che il legame tra i due sarebbe stato caratterizzato da una “totale disponibilità” di Iacolino ad assecondare richieste del primo, sia sul piano delle interlocuzioni amministrative, sia su quello delle opportunità imprenditoriali e occupazionali.

 

Il trojan nel telefono e le conversazioni registrate

 

Uno degli elementi più rilevanti dell’indagine è rappresentato dal trojan inoculato nel telefono di Iacolino, poi sequestrato. È da quel dispositivo, insieme alle intercettazioni e agli altri riscontri investigativi, che emergerebbe il reticolo di contatti, incontri e conversazioni con Vetro.

Gli investigatori ritengono di avere così documentato il modo in cui il rapporto si sviluppava: incontri in uffici pubblici, colloqui riservati, appuntamenti anche fuori dal circuito istituzionale, telefonate in cui si parlava di persone da sentire, pratiche da sbloccare, società da favorire.

Non è soltanto il contenuto delle singole conversazioni a interessare la Procura, ma il contesto complessivo: la continuità del rapporto e la naturalezza con cui un imprenditore ritenuto vicino a Cosa nostra si muoveva attorno a un dirigente apicale della sanità siciliana.

 

Il capitolo Messina: le pressioni sull’Asp

 

Il fronte più sensibile riguarda Messina. Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni giornalistiche basate sugli atti, Iacolino avrebbe fatto pressioni sui vertici dell’Asp messinese – in particolare sul direttore generale Giuseppe Cuccì e sul direttore amministrativo Giancarlo Niutta – per favorire l’accreditamento di una struttura riconducibile all’area imprenditoriale orbitante attorno a Vetro e a Giovanni Aveni.

Qui compare un altro nome importante dell’inchiesta: quello di Aveni, imprenditore barcellonese che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe avuto contatti sia con Vetro sia con Iacolino. In uno degli episodi ricostruiti, Vetro avrebbe accompagnato Aveni da Iacolino per presentarglielo e aprire un canale istituzionale utile agli interessi della società.

L’obiettivo, secondo la Procura, era quello di ottenere spazio nel settore della riabilitazione convenzionata, un ambito nel quale si muovono fondi pubblici, autorizzazioni e accreditamenti regionali. E dunque un terreno ad altissimo tasso di sensibilità amministrativa.

 

“Ti presento un amico”: le relazioni, gli incontri, la disponibilità

 

Uno dei passaggi che più colpiscono è il tono apparentemente informale di alcune interlocuzioni attribuite a Iacolino. Il dirigente, secondo le ricostruzioni contenute negli articoli basati sugli atti, si sarebbe mosso per mettere in contatto persone, introdurre interlocutori, aprire porte.

Non si parla dunque solo di provvedimenti firmati o atti amministrativi in senso stretto, ma di qualcosa che spesso nelle inchieste conta ancora di più: la disponibilità del potere relazionale. In Sicilia, e non solo, è spesso proprio lì che si gioca la partita vera: nel poter dire “ti faccio parlare con”, “ti presento”, “lo sento io”, “ci penso io”.

Per la Procura, questo sarebbe stato il contributo offerto da Iacolino: non la gestione diretta di appalti, ma l’uso della propria funzione e del proprio prestigio istituzionale per favorire un sistema.

 

I rapporti con Vetro e la questione della consapevolezza

 

Sul piano difensivo, il tema centrale sarà inevitabilmente quello della consapevolezza. È un punto decisivo. Perché se è vero che Carmelo Vetro è un nome noto agli investigatori e alla cronaca giudiziaria, sarà proprio su questo aspetto che si misurerà gran parte del confronto.

Gli atti, per come sono stati finora raccontati, sostengono che Iacolino non potesse non sapere chi fosse il suo interlocutore. Gli inquirenti collegano questa conclusione non solo alla notorietà giudiziaria di Vetro, ma anche alla qualità e alla frequenza dei rapporti intrattenuti.

In altre parole, la Procura non ipotizza una semplice leggerezza. I magistrati contestano una scelta consapevole di interlocuzione e disponibilità.

 

Il filone politico-amministrativo: non solo sanità

 

La vicenda, però, non si ferma a Iacolino. L’intero impianto investigativo restituisce il profilo di un sistema più largo, nel quale Vetro si muoveva con sorprendente disinvoltura tra gli assessorati regionali, incontrando dirigenti, imprenditori e figure istituzionali.

Sul versante delle Infrastrutture il nome centrale è quello di Giancarlo Teresi, accusato di avere favorito la AN.SA. Ambiente e gli interessi di Vetro nei lavori pubblici, dai porti di Selinunte e Donnalucata fino al trasporto a discarica della posidonia stoccata a Castelvetrano. In quel filone l’ordinanza parla di “vincolante segnalazione”, cioè di una spinta esercitata dal dirigente per imporre alle ditte aggiudicatarie il coinvolgimento della società indicata da Vetro, nonostante le evidenti controindicazioni soggettive.

È questo il quadro dentro cui si inserisce anche la posizione di Iacolino: non un episodio isolato, ma un tassello di una rete che, secondo l’accusa, metteva in comunicazione sanità, lavori pubblici, affari e relazioni mafiose.

 

Il ricorso al Riesame e i 90 mila euro sequestrati

 

Intanto i difensori di Iacolino, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, hanno già annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame contro il sequestro dei dispositivi elettronici e dei circa 90 mila euro in contanti trovati nell’abitazione del manager tra Palermo e Agrigento.

Anche questo è un elemento che pesa sul racconto complessivo della vicenda. Per la difesa sarà necessario chiarire l’origine di quel denaro e respingere l’idea che possa rappresentare un indizio ulteriore di un sistema di relazioni opache. Per l’accusa, invece, il ritrovamento si colloca dentro un quadro già molto grave.

 

La linea difensiva: parlare o tacere

 

Alla vigilia dell’interrogatorio di oggi, uno dei nodi resta proprio questo: Iacolino risponderà o sceglierà il silenzio?

Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore lasciano aperte entrambe le possibilità. Da una parte c’è l’esigenza di non scoprire subito la linea difensiva; dall’altra c’è la necessità, per un ex supermanager della sanità appena precipitato nel pieno di uno scandalo giudiziario, di provare a dare una spiegazione immediata a rapporti, telefonate, incontri e pressioni che la Procura ritiene invece gravissimi.

È possibile che la difesa scelga una linea prudente. Ma è altrettanto possibile che Iacolino tenti di prendere le distanze dal cuore dell’impianto accusatorio: la tesi cioè che egli abbia volontariamente prestato il proprio ruolo a un uomo già condannato per mafia.

 

Il vero punto politico della vicenda

 

Al di là del destino giudiziario dei singoli, questa inchiesta pone una questione politica enorme per la Regione Siciliana. Perché il dato più inquietante non è solo che un imprenditore come Vetro, già segnato da precedenti gravissimi, avrebbe continuato a fare affari. Il dato più inquietante è che, secondo l’accusa, avrebbe potuto farli contando su interlocuzioni autorevoli dentro gli uffici pubblici.

E qui si misura la portata del caso Iacolino. Non solo per la carriera del singolo dirigente. Ma per ciò che rappresenta: un pezzo del potere amministrativo regionale finito sotto accusa per avere, invece di alzare un muro, aperto un varco.

Oggi, con l’interrogatorio di Iacolino, quel varco sarà finalmente messo alla prova. Davanti ai magistrati, non basteranno più i comunicati, le autosospensioni politiche o i distinguo di giornata. Bisognerà spiegare nel merito incontri, contatti, pressioni e disponibilità.

Ed è lì che si capirà se questa storia resterà il racconto di relazioni sbagliate, o se diventerà la prova di un sistema più profondo e più radicato di quanto, fino a pochi giorni fa, molti volessero ammettere.