Marsala, il retroscena della candidatura Adamo e la politica delle porte girevoli
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Settimane prima del ritiro della candidatura a sindaco di Marsala di Nicola Fici qualcosa non quadrava. Lo avevano annusato in molti, tra quelli che la politica sanno leggerla, non necessariamente tra quelli che la fanno.
Troppe incertezze costellavano quella candidatura a sindaco: voluta da alcuni consiglieri, spinta da movimenti civici, sposata anche dal centrodestra. Eppure mancava sempre qualcosa. C’era un tentennamento continuo che impediva di ufficializzare, che rimandava, che spostava sempre più avanti la data dell’uscita pubblica.
Oggi, tra coloro che lo sostenevano, molti parlano di tatticismo. Se ne sono accorti tardi.
Nel frattempo Fici lavorava per un altro obiettivo: la candidatura di Giulia Adamo. Ed è proprio la candidata sindaca ad averlo ammesso, senza troppi giri di parole, indicando in lui il regista dell’operazione. Un ruolo che, secondo la stessa Adamo, potrebbe naturalmente tradursi in quello di vicesindaco in caso di vittoria.
E non è tutto. La stessa Adamo non ha escluso che, in una giunta composta anche da giovani leve a cui affidare il timone della politica marsalese, possa trovare spazio pure Valentina Piraino, già vice sindaca dell’amministrazione guidata da Massimo Grillo.
Le manovre e le indiscrezioni
Adamo è scesa in campo con un obiettivo dichiarato: fare la sindaca di Marsala e soprattutto amministrare. Al centro del suo progetto politico c’è quello che lei stessa definisce il progetto della vita: realizzare finalmente il porto di Marsala.
Un obiettivo che suona quasi paradossale per una città che è la quinta della Sicilia e che, ancora oggi, non dispone né di un vero porto commerciale né di uno turistico degno di questo nome. In alcuni tratti, addirittura, la navigazione è difficoltosa se non impossibile.
Adamo ha chiarito che non si occuperà direttamente della costruzione delle liste né della scelta dei candidati al consiglio comunale: saranno i partiti, attraverso i loro segretari, a farlo. Lei, nel frattempo, incontrerà le istituzioni regionali e si concentrerà su quelle che considera le urgenze della città: illuminazione pubblica, strade ridotte “come Kabul”, rete idrica.
Servizi essenziali, certo. Ma su questo punto si apre inevitabilmente una contraddizione politica.
Tra i candidati al consiglio che oggi sostengono la sua coalizione c’è infatti l’ex assessore ai Lavori pubblici Ivan Gerardi, che per tre anni e mezzo ha avuto un ruolo diretto nell’amministrazione Grillo, rispondendo al gruppo di assessori espressione di Enzo Sturiano.
È difficile pensare che su problemi così strutturali non ci siano responsabilità politiche o quantomeno inerzie legate a chi ha amministrato deleghe importanti. Anche perché quelle deleghe non sono state subite, ma richieste e ottenute.
E allora la domanda è inevitabile: perché non si è fatto prima ciò che oggi viene indicato come priorità assoluta? La narrazione secondo cui l’unico colpevole sarebbe il sindaco uscente Massimo Grillo non regge più.
Il gruppo Sturiano
Fino a febbraio erano ancora dentro l’amministrazione. In giunta e nel sottogoverno di Marsala Schola, occupavano quattro postazioni, tutte con ruoli di primo piano.
Avevano chiesto deleghe precise e quelle deleghe avevano ottenuto.
A gennaio e febbraio erano ancora accanto al sindaco, nelle foto ufficiali per progetti ritenuti strategici come il porto e l’area di sgambamento. Nessuna distanza apparente. E allora la domanda resta: perché il gruppo guidato da Enzo Sturiano ha deciso di fare le valigie e lasciare l’amministrazione? Qual è stata la vera ragione delle dimissioni? C’è stata una condizione politica che ha fatto saltare gli equilibri? Su questo, più che indiscrezioni e retroscena, servirebbero finalmente spiegazioni chiare. Perché quando si governa una città — e poi si decide di cambiare campo — la trasparenza non è un optional, ma un dovere politico.
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