“L’Italia è già in guerra”: presidio contro gli F-35 a Birgi davanti al Comune
«Non vogliamo che a Birgi venga realizzato un campo di addestramento per i piloti degli F-35».
Questo il motivo della protesta portata in piazza durante il presidio organizzato davanti a Palazzo Cavarretta a Trapani contro l’ipotesi di realizzare all’aeroporto di Trapani Birgi un centro di addestramento militare.
In piazza una decina di attivisti, mentre altre persone si sono fermate ad ascoltare gli interventi nel centro storico, davanti a palazzo Cavarretta, sede consiliare di Trapani, attirate dai discorsi e dal megafono utilizzato durante il presidio.
Dal palco improvvisato i manifestanti si sono scagliati contro il governo Meloni, contestando la linea della politica militare italiana. Uno dei passaggi più ripetuti negli interventi è stato: «Il governo continua a dire che l’Italia non è in guerra, ma l’Italia è già in guerra perché mette a disposizione le basi NATO e le strutture militari».
I toni sono stati duri nelle parole ma più pacati rispetto ad altre manifestazioni che si svolgevano nelle stesse ore a Roma, dove durante un corteo contro «il governo liberticida e la guerra» sono state date alle fiamme fotografie della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro Carlo Nordio, tra fumogeni e cori di protesta.
A Trapani il presidio si è concentrato soprattutto sull’ipotesi che lo scalo di Trapani Birgi possa diventare sede di un centro di addestramento per piloti di F-35, che secondo i promotori sarebbe il primo al di fuori degli Stati Uniti, destinato alla formazione di piloti dei Paesi alleati.
«Una struttura del genere cambierebbe il peso geopolitico del territorio e porterebbe conseguenze ambientali ed economiche», è stato sostenuto durante gli interventi, nei quali sono stati citati anche studi su inquinamento acustico e ambientale legato all’addestramento dei caccia.
Nel corso del presidio è stato anche lanciato un appello di solidarietà a un attivista tunisino arrestato nel suo Paese dopo iniziative di sostegno alla Palestina. Dal palco è stato ricordato il legame con la cosiddetta Freedom Flotilla, la rete internazionale di missioni civili via mare che organizza iniziative per portare aiuti alla Striscia di Gaza e contestare il blocco israeliano.
Il presidio si è concluso con l’invito a proseguire la mobilitazione contro la presenza di nuove infrastrutture militari in Sicilia e con richiami alla solidarietà con i movimenti pacifisti internazionali.
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