Nel giorno del suo compleanno, il 18 marzo, Cateno De Luca, capogruppo in ARS di Sud chiama Nord, ha presentato i punti del suo “governo di liberazione”, così lo ha definito. Parte dalle riforme “Che riguardano i servizi essenziali per decentrare la gestione il più possibile, liberare la gestione dei servizi pubblici essenziali dalla clientela e dal una malaffare. Io avevo regalato il diserbante al governatore Schifani ma non ha capito e ormai è troppo tardi”.
Anche sulla Sanità De Luca ha le idee chiare: “Il tema della sanità è proprio il simbolo di come il malaffare diventa pericoloso per i cittadini. Io lancerò un appello trasversale agli uomini e alle donne di buona volontà, abbiamo interloquito anche con l’ex commissario covid Renato Costa. Chissà, potrebbe essere il nuovo assessore alla Sanità del Governo di liberazione”.
Quindi il 18 marzo De Luca ha presentato anche il simbolo e ha rilanciato, sperando che i deputati di opposizione lo seguano: “Lo Statuto prevede che se 36 deputati si dimettono si vada ad elezioni anticipate per la presidenza della Regione Siciliana, entro 90 giorni. Noi puntiamo a farlo entro luglio per andare al voto entro ottobre. Lo proporremo – ha aggiunto – in modo trasversale ad una grande coalizione, andando oltre i partiti. La nostra strategia sarà civica, autonomista e progressista”.
Le primarie
Il leader di Sud chiama Nord ha aperto al campo progressista, dialogo avviato che con il segretario regionale dei dem, Anthony Barbagallo. Non esclude, dunque, il ricorso alle primarie di coalizione: “Le primarie sono sicuramente un metodo che consente di amalgamare, per bene, una comunque strategia, che ha varie sensibilità e che impone oggi un senso di responsabilità per aprire una nuova fase, che è una fase costituente in relazione a quelle che sono riforme strutturali da fare, revisionare il nostro statuto, ma soprattutto, staccare la Sicilia da una schiavitù politica romana”.
La polemica
In una intervista a LiveSicilia De Luca ha etichettato Ismaele La Vardera come suo “figlioccio”, eletto alle scorse regionali proprio in una delle liste allestite da De Luca. Oggi La Vardera è leader di Controcorrente, e potrebbe correre come candidato presidente della Regione, operazione già lanciata qualche settimana fa.
Non è piaciuta la battuta di De Luca a La Vardera che ha controreplicato: “Ho capito che in Sicilia siamo troppo abituati a una politica fatta di padri, padrini e a questo punto, anche figliocci. Abitudine che ho deciso di combattere sin dal primo giorno in cui ho messo piede all’Ars”.
Sulla corsa a governatore chiarisce: “La mia candidatura a presidente non nasce da un’ansia di popolarità (quella, non mi è mai mancata grazie al mio lavoro e che avevo ben prima di entrare in politica) ma forse è più giusto dire da un’ansia di libertà. Quella libertà che in Sicilia manca ormai da troppi anni. Ho letto che ti sei premurato anche di mettermi in guardia sulla mia progettualità, e che dici che non ho idee. Bene, non è un mistero e oltre ad averla accennata il 14 febbraio durante un grande evento con oltre 2000 persone, è anche scritta in tutti gli atti parlamentari che ho presentato, nelle denunce fatte e nelle risposte a quei territori che ascolto ogni giorno. Abbiamo presentato un pezzo di programma straordinario che puoi trovare serenamente sul nostro sito”.
Poi l’appello alle forze progressiste: “Il campo largo ha ancora la possibilità di non diventare un camposanto se avremo il coraggio di parlare di temi come la sanità, i rifiuti e soprattutto di parlare di futuro, invece di perderci in paternalismi. Ecco, proprio quelli sanno di vecchio. Io vado avanti, con garbo ti dico: io non sono figlioccio di nessuno, e soprattutto vado avanti la mia candidatura ogni giorno prende sempre più credibilità, grazie ad altri compagni autorevoli della coalizione, come Avs e tantissime altre realtà civiche, che l’hanno condivisa”.