Le elezioni amministrative in Sicilia non saranno soltanto una sfida locale. Rappresenteranno, inevitabilmente, anche un banco di prova politico per gli equilibri regionali e per la tenuta della maggioranza che sostiene il governo di Renato Schifani.
Dietro le candidature nei Comuni, infatti, si muovono partiti, correnti, leadership e rapporti di forza che guardano già oltre il voto del 24 e 25 maggio.
Da settimane, dentro il centrodestra siciliano, si percepisce l’esigenza di una riflessione politica più ampia. A dirlo apertamente è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia all’ARS, Giorgio Assenza, che in un’intervista a Live Sicilia ha parlato della necessità di un vero e proprio “pit stop” della maggioranza. Una definizione che rende bene l’idea: fermarsi, parlarsi, verificare il motore della coalizione e capire dove intervenire prima che le tensioni possano trasformarsi in problemi più seri.
Un appello che non è caduto nel vuoto. Anche il presidente della Regione, Renato Schifani, ha mostrato apertura verso la necessità di un confronto politico interno. Perché è evidente che, dopo mesi di governo, esistano nodi da sciogliere, equilibri da ridefinire e partiti che chiedono maggiore peso nelle scelte amministrative e politiche.
Il tema, però, sembra essere soprattutto politico più che di governo. Bisognerà chiarirsi, riequilibrare i rapporti interni, ricucire qualche frizione e ridare centralità al confronto tra gli alleati. Ma, allo stato attuale, non sembrano esserci le condizioni per grandi rivoluzioni nella giunta regionale. Gli assetti dovrebbero restare sostanzialmente invariati, senza particolari stravolgimenti negli assessorati.
Le amministrative, dunque, serviranno soprattutto a misurare consenso, forza territoriale e capacità di mobilitazione dei partiti. Chi uscirà rafforzato dal voto proverà inevitabilmente a pesare di più anche a Palermo. Per questo la partita che si sta giocando nei Comuni siciliani vale molto più di quanto raccontino i semplici confini cittadini.
Minardo blinda Schifani
Il commissario azzurro Nino Minardo non mette in discussione la figura di Schifani, che ritiene “Una grande risorsa per Forza Italia, con una storia politica prestigiosa”. Parole affidate ad una intervista, con cui chiarisce: “Trovo singolare che ad almeno un anno dalle elezioni si continui a discutere di candidature. Al momento opportuno il tema sarà affrontato con Schifani, con il partito regionale e nazionale e con gli alleati. Oggi, però, l’argomento non è all’ordine del giorno: i siciliani ci chiedono soprattutto di continuare a governare bene e dare risposte concrete”.
Il nodo voto
I meloniani chiedono chiarezza, l’arrivo in Sicilia di Giovanni Donzelli ha messo dei paletti: non si governicchia, altrimenti meglio andare al voto. E il nodo delle elezioni anticipate è più di una voce che oramai circola insistentemente. Il governatore però conferma di volere andare fino a scadenza naturale di mandato, rivendicando il lavoro svolto in questi anni.